#15Maggio, è il giorno globale della solidarietà ai lavoratori dei Fast FoodTribuno del Popolo
mercoledì , 18 gennaio 2017
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#15Maggio, è il giorno globale della solidarietà ai lavoratori dei Fast Food

#15Maggio, è il giorno globale della solidarietà ai lavoratori dei Fast Food

Il Fast Food è diventato, volente o nolente, un simbolo del turbocapitalismo. Il 15 maggio è diventata la giornata globale di solidarietà per i lavoratori dei #Fastfood, sempre più sfruttati e meno tutelati. Alla giornata di solidarietà hanno partecipato 150 città americane e oltre 33 paesi in tutto il mondo per chiedere di rafforzare il reddito orario minimo a 15 dollari all’ora.

“Not lovin’it”, si potrebbe chiamare così, polemicamente, la giornata del 15 maggio, una giornata di mobilitazioni in tutto il mondo per manifestare solidarietà e vicinanza ai lavoratori dei fast food, il simbolo del moderno turbocapitalismo e della globalizzazione. Proprio la #globalizzazione infatti ha aumentato alle stelle i proventi dei giganti dei fast food e dei manager, cui ovviamente non hanno fatto da contraltare aumenti adeguati degli stipendi e dei diritti dei lavoratori. Anche per questo i lavoratori di tutto il mondo hanno cominciato a coordinarsi e a solidarizzare tra loro per chiedere rappresentanza democratica e stipendi più alti, anche questo è il rovescio della medaglia, questa volta positivo, della globalizzazione. Migliaia di lavoratori di tutto il mondo hanno deciso di partecipare alla giornata, si parla di persone che lavorano da Kfc o da McDonalds e Burger King, solo per citare i marchi più conosciuti da noi. Le loro richieste sono semplici: paghe più alte e maggiori diritti, e paradossalmente, i lavoratori dei fast food sono stati dei precursori dal momento che in tutto il mondo anche altri lavoratori di altri settori hanno deciso di unirsi a loro. Protagonista della mobilitazione la International Union of Food, Agricultural, Hotel, Restaurant, Catering, Tobacco and Allied Workers’ Associations (IUF), che attualmente rappresenta 12 milioni di lavoratori in 126 paesi, e ora starebbe aumentando di molto la sua popolarità anche grazie a questa iniziativa. Per molti anzi questa sarebbe solo la scintilla per nuove mobilitazioni dei lavoratori dei fast food, che potrebbero decidere di ripetere la giornata di protesta, peraltro indetta lo stesso giorno in cui gli impiegati di McDonald’s di California, Michigan e New York hanno cominciato una class-action contro la catena di fast food che serve qualcosa come 68 milioni di clienti in 119 paesi. Secondo i lavoratori la compagnia farebbe lavorare gli impiegati ben oltre l’orario di lavoro, rifiutandosi di pagare straordinari e chiedendo ai lavoratori di avere le loro uniformi sempre pulite. Insomma i fast food e le grandi catene cercherebbero di abbassare il costo del lavoro abbassando gli stipendi dei lavoratori, uno schema ben collaudato anche in altri settori in Occidente negli ultimi tempi. Non solo, secondo uno studio dell’Università dell’Illinois sembrerebbe che i lavoratori dei fast food sarebbero più facilmente a contatto con la povertà, con una famiglia su cinque con un membro che lavora in un fast food che avrebbe stipendi inferiori alla linea di povertà. Il 1 maggio il sindaco di Seattle, Ed Murray, ha dichiarato che lo stipendio medio all’ora della città sarebbe stato aumentato a 15 dollari all’ora, diventando così il più alto degli Stati Uniti. Ora in molti avanzano la stessa richiesta nel tentativo disperato di migliorare la propria condizione di vita, che, in molti casi, equivale a quella di persone che faticano ad arrivare alla fine del mese, ancor più che lo stipendio minimo orario federale ammonta a 7.25 dollari, anche se lo stesso Obama ha promesso di portarlo a 10.10. 

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/thomashawk/13215473883/”>Thomas Hawk</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.0/”>cc</a>

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