Mad Pride, l'orgoglio di essere noi stessi | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
venerdì , 20 ottobre 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Mad Pride, l’orgoglio di essere noi stessi

17 giugno. Torino. Per l’Italia è un giorno storico, anche se la maggior parte della sua popolazione non lo sa. Si tiene a Torino il primo Mad Pride italiano. Simbolicamente, il giorno dopo il Gay Pride. Già, perché se c’è una figura ancora più emarginata e ancora meno difesa della comunità omossessuale, è quella di chi ha o ha avuto problemi psichiatrici. Coperti da una coltre di vergogna, individuale, familiare, o di chi li circonda in generale, le persone che hanno o hanno avuto problemi di salute mentale sono spesso lasciati soli a combattere un male per gli altri incomprensibile. Spesso sballottati tra uno psichiatra e l’altro, tra un tipo di psicofarmaci e un tipo più nuovo e più costoso, tra un ricovero e l’altro, spesso il sistema sanitario, o sistema-stato, dimentica che queste sono comunque persone con delle risorse da valorizzare e che meritano, per quanto oggettivamente possibile, di essere guidati ed aiutati a raggiungere una propria autonomia, foss’anche solo parziale, sia relazionale che economica.
Il Mad Pride è un’organizzazione apartitica, di cui questa manifestazione è solo una delle espressioni, che s’inserisce in un percorso culturale teso alla rivendicazione dell’orgoglio di poter vivere il proprio disagio liberamente, a volto scoperto, come merita qualunque altro problema umano. Già togliere un po’ di vergogna e depositare un po’ di orgoglio aiutano il benessere dei “pazienti”. Perché almeno questa domenica, 17 giugno, in un’afosa Torino, non si sono sentiti soli. Un’intera città assolata ha dovuto sentire le loro ragioni, esposte in maniera colorata e festante, in contrasto con chi crede che il mondo  della cosiddetta “follia” sia un mondo buio e impenetrabile. Non c’è nulla d’impenetrabile nella condizione umana, a patto di aver la volontà ricettiva di ascoltare.
La giornata è stata l’unione di tante persone “folli”, particolari, che, a mio parere, risultano alla fin fine molto meno malati di chi si scuda dietro comportamenti oramai considerati “normali”, come lo “sballarsi” in discoteca o a un rave. Un insieme di storie, problemi, vissute però a suon di musica e condivise con tantissima gente. Tutto aveva una dimensione assai più umana di una qualunque giornate di alienante routine quotidiana.
Eppure, questa è tutta gente “matta”, pericolosa, che fa soffrire famiglia ed amici…Forse la nostra società dovrebbe porsi qualche domanda; lasciamo la risposta alla coscienza dei lettori. Resta il fatto che questa è stata una splendida festa per tanta gente che il resto dell’anno viene dimenticata sola col proprio dolore, magari in qualche clinica lontano da parenti e conoscenti. Un primo passo, sperando che s’inneschi una vera e propria rivoluzione culturale sull’argomento in Italia. Perché dai tempi di Basaglia, non si sono fatti tanti progressi: non basta chiudere i manicomi, bisogna anche offrire servizi per le persone con problemi psichiatrici che gli permettano, col tempo, di riconquistare la possibilità di amare gli altri e sé stessi. Poi, c’è anche una questione economica: con tutti i falsi invalidi che ci sono in Italia, l’invalidità mentale non dà diritto a nessun tipo di pensione d’invalidità. Questo è un altro problema tipico della cultura occidentale: se il problema non si vede, non c’è. Agli invalidi “fisici”, lo stato italiano offre tutta una serie di agevolazioni, che vanno dal posteggio auto alla pensione di invalidità. Agli invalidi mentali, queste agevolazioni non sono concesse. E immaginate quanto sia difficile per chi ha problemi psichiatrici, trovare un lavoro, dovendo combattere non solo con le problematiche del difficile mondo del lavoro attuale, ma anche col proprio disagio patologico e col pregiudizio a esso collegato in chi ti circonda; insomma, un vero incubo. Sperando davvero che organizzazioni come questa si diffondano in tutta Italia e tengano i fari sempre accesi sul mondo, peraltro sempre più diffuso, del disagio mentale. Perché una società civile non è quella che produce più prodotto interno lordo. E’ quella che offre a tutti i propri cittadini la possibilità concreta di sorridere,e che aiuta chi l’ha persa a riconquistarla.
In attesa di ulteriori progressi, ringraziamo gli organizzatori e ricordiamo che il 17 giugno, per l’Italia, è stato davvero un gran giorno.

A. G.

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top