19 Ottobre. Roma si illumina di rossoTribuno del Popolo
giovedì , 27 luglio 2017
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19 Ottobre. Roma si illumina di rosso

Nonostante i tentativi dei media di criminalizzare la manifestazione alimentando un clima di tensione immotivato, nonostante i quattromila agenti dispiegati e gli autobus dei manifestanti fermati alla barriera di Roma Nord, sono decine di migliaia quelli che hanno affollato il centro di Roma per manifestare per il diritto alla casa e contro le grandi opere.

A decine di migliaia hanno risposto all’appello per la mobilitazione del 19 ottobre a Roma, e nonostante la militarizzazione immotivata di Roma con oltre quattromila agenti e ingenti misure di sicurezza. Il malessere del Paese reale trabocca da ogni poro ed è quindi fallito il tentativo dei media di identificare tout court la manifestazione di oggi con una esibizione di violenza ed estremismo. C’erano tante famiglie oggi in piazza a Roma, tanti giovani, tanti studenti, tante donne, tanti precari, tanti, tantissimi lavoratori, operai e non, cassaintegrati e disoccupati, ma anche i migranti con ancora negli occhi la rabbia e il dolore per Lampedusa. I migranti hanno aperto il corteo tenendosi per mano, dimostrando all’opinione pubblica come in piazza a Roma siano scesi soprattutto cittadini pacifici che non vogliono essere associati ai cosiddetti “black block” sbandierati dalla stampa per strumentalizzare e criminalizzare le idee e la piazza. Secondo gli organizzatori il corteo del Movimento per la casa partito nel promeriggio da piazza San Giovanni sarebbero più di trentamila i cittadini che hanno risposto all’appello, anche se al momento della partenza del corteo diversi autobus mancavano ancora all’appello essendo stati fermati per controlli alla barriera di Roma Nord.

Una piazza eterogenea quella romana, una piazza con tante famiglie, tanti bambini, con i centri sociali, i pensionati e i partiti, Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani su tutti, una piazza che ha l’ambizione di creare le premesse per “unire le lotte” anche con studenti e ricercatori che scendono in piazza a loro volta per manifestare per il diritto allo studio. Nonostante i tagli quasi di precisione dei media il lait motiv della manifestazione è stato il colore “rosso”. Tante, tantissime le bandiere rosse che hanno colorato il lungo serpentone del corteo, tante anche le falci e martello, anche se è un simbolo evidentemente scomodo per il mainstream. Tanta anche la rabbia che si è potuta leggere nei volti stanchi dei manifestanti accorsi a Roma da ogni lato dello Stivale, una rabbia crescente in quanto il governo continua a ignorare questa piazza e quelle che sono le rivendicazioni delle fasce più deboli della società, mai come oggi prive di rappresentanza politica e sociale. Così, sparando in prima pagina le notizie dei fermi di pericolosi “black block”, ed evocando il pericolo dei soliti “infiltrati” si cerca di silenziare i motivi della protesta, si cerca di togliere spazio alle vite e alle testimonianze di chi a Roma ci è andato per urlare le proprie ragioni di fronte alle istituzioni. Al posto che criminalizzare i media dovrebbero forse domandarsi se i cittadini che decidono di protestare non abbiano alcune ragioni, e le istituzioni assediate e difese dalle forze dell’ordine ci ricordano uno scenario alla greca, quando il Parlamento di piazza Syntagma venne salvato dalla furia popolare solo grazie al dispiegamento della polizia e a violentissimi scontri. Le hanno provate tutte per alimentare la tensione in vista del corteo, dall’esasperazione della conflittualità con il No Tav, fino alle superficialità di un analisi della piattaforma della manifestazione come “antagonista” ed estremista. Un approccio, quello dei media che non rende giustizia alla realtà dal momento che i movimenti No Tav e No Muos sono movimenti popolari e non in mano a un pugno di estremisti come vorrebbero farci credere.

Un Paese che è stato capace di spendere dei soldi per difendere il presunto diritto di Priebke a un funerale e che ha sepolto in bare senza nome i migranti di Lampedusa, un Paese vittima ormai di se stesso, con una politica autoreferenziale che decide le idee che sono ritenute “accettabili” e quelle “inaccettabili”. Un establishment, quello italiano, che punta tutto proprio nella marginalizzazione politica e sociale delle idee ritenute per esso stesso pericolose in quanto potrebbero mettere in discussione lo status quo su cui si basa il loro potere, ma anche la nostra situazione disperata. Così se verranno bruciate due macchine o devastati quattro negozi, saranno i saccheggi e le violenze a finire in prima pagina mentre le storie dei migranti e degli italiani che non riescono a trovare una cosa scompariranno ancora una volta dalla realtà, la loro.

Gracchus Babeuf

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