2011, L'annus horribilis dei rifugiati: sono 800.0000 | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
giovedì , 30 marzo 2017
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2011, L’annus horribilis dei rifugiati: sono 800.0000

Il 2011 è stato un anno terribile per quanto riguarda rivolte, guerre e repressioni. Secondo l’ultimo rapporto Unhcr lo scorso anno ci sarebbero stati oltre 800.000 rifugiati, chiaro segno che a pagare il tributo più alto nelle guerre sono quasi sempre i civili. Il rapporto ha parlato di “sofferenze di dimensioni memorabili”, e purtroppo il 2012 sembra essere cominciato allo stesso modo con nuove guerre in Mali, Yemen, Nigeria e Siria.

La Primavera Araba con tutti gli sconvolgimenti sociali che ha portato con sè ha segnato un nodo fondamentale del XXI secolo, e come tale verrà ricordata nei libri di storia negli anni a venire. Per centinaia di migliaia di persone le “rivoluzioni” che hanno contraddistinto il Nord Africa hanno significato privazioni e violenze e il 2011 verrà ricordato come l’anno in cui sono state costrette ad abbandonare il proprio Paese, la propria casa, i propri affetti. E’ successo in Libia dove la guerra civile contro Gheddafi ha provocato decine di migliaia di morti e un numero incalcolabile di rifugiati; è successo in Tunisia con la cacciata di Ben Ali (anche se in proporzione minore), e in Egitto con la caduta di Mubarak. Ma è successo anche in Africa sub-sahariana con la guerra civile della Costa d’Avorio e la vittoria di Ouattara, che ha causato fughe di massa dalla violenza di intere comunità (200.000 ivoriani in fuga). Il 2011 è stato tutto questo, al punto che alla luce del nuovo rapporto dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), si può parlare del 2011 come dell’ “anno dei rifugiati”.  Secondo il rapporto l’ultimo anno sarebbe stato quello con il più alto numero di rifugiati negli ultimi 12 anni: ben 800.000. Sempre negli ultimi 12 mesi in base al rapporto almeno 4,3 milioni di persone sarebbero state costrette a emigrare con la forza, una situazione drammatica che ha spinto l’Unhcr a parlare di “sofferenze di dimensioni memorabili”. I paesi “maglia nera” per i rifugiati sono Libia, Costa d’Avorio e poi Somalia (300.000 rifugiati), Sudan e Afghanistan, che detiene il triste primato di essere il Paese d’origine della maggioranza dei rifugiati (2,7 milioni).  Ma dove vanno  tutte queste persone? Molti inevitabilmente finiscono nei paesi vicini, come Pakistan, Kenya, Chad e Iran, quasi tutti paesi che riescono a malapena a garantire standard semi-accettabili di vita a parte della popolazione. L’arrivo di migliaia di rifugiati quindi rappresenta un fattore di nuova instabilità e di potenziale scontro etnico, un cocktail esplosivo che rischia di trascinare nel caos intere aree geopolitiche.  Il 2012 purtroppo non è cominciato nel modo giusto per la situazione rifugiati, con nuove guerre civili ed etniche scoppiate in Nigeria, Siria, Sud Sudan, Mali e Yemen, al punto che secondo molti l’anno ancora in corso potrebbe essere persino peggio del precedente.

 


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