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mercoledì , 18 ottobre 2017
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2012. “Compagni” ancora presenti. Quell’idea che non muore…

Sono vent’anni e più che le istanze di sinistra, comuniste, socialiste, sono in netto regresso in Occidente. A vincere è stato il neoliberismo, che ora cerca di nascondere il suo fallimento sotto il tappeto….

Quanti hanno esultato di fronte al crollo del socialismo reale salutando la fine della storia e la vittoria della libertà sulle oppressioni? Tanti, troppi. Sono gli stessi che ci si aspetterebbe oggi di vedere in piazza in prima fila per protestare contro la dittatura dei mercati, contro il giogo del neoliberismo, contro il mainstream che opprime qualsiasi proposta di alternativa. Sono gli stessi che dovrebbero e potrebbero urlare contro le continue violazioni della nostra Costituzione, e invece oggi preferiscono tacere, o magari abbandonarsi alle sirene del qualunquismo. Come ho già detto nelle mie precedenti riflessioni con il socialismo reale in molti, in perfetta malafede, hanno strumentalizzato tale fallimento per sancire la condanna a morte di ideali e idee. Ora, noi ci rifiutiamo, oggi, di accantonare le idee di uguaglianza, giustizia, stato sociale, progresso. Siamo convinti che l’approccio marxista alla storia e all’analisi dei fenomeni sia quello giusto, non saranno certo i neoliberisti figli della Tatcher e di Reagan a stabilire per decreto che la nostra visione è stata sconfitta.

Sarebbe però interessante, se si potesse, entrare nel merito e paragonare punto per punto questa dittatura della finanza al socialismo reale, siamo davvero certi di conoscere in anticipo le conseguenze? Il neoliberismo semplicemente non funziona, o meglio, funziona perfettamente, ma per determinate categorie umane, quelle che si arricchiscono e che sono la netta minoranza. Per la maggioranza delle popolazioni mondiali la ricetta neoliberista si traduce in perdita di diritti, di fiducia, di solidarietà, di lavoro, di denaro, in miseria. Le ricette di questi neoliberisti che, senza alcun contraddittorio, hanno preso in mano le leve del mondo, sono ricette che condannano al disagio, alla miseria e alla precarietà intere generazioni di uomini e donne. Senza contraddittorio dato che, proprio come in una dittatura, nessuno può mettere in dubbio l’imprinting neoliberista imposto dall’alto. Votando? Non si può, esiste il giogo dell’Ue, della Nato, non esiste più la sovranità. I Paesi che non hanno accettato questo diktat, insistendo sul concetto di sovranità, sono stati spazzati via o diventano “Stati canaglia”.

Chi è senza peccato scagli la prima pietra, certo. Forse è l’uomo a essere per natura destinato a pensare prima a se stesso, noi non lo crediamo, ma magari è così. Almeno però potrebbero ammettere la natura autoritaria e dittatoriale del loro potere al posto che invocare concetti come democrazia e libertà, si eviterebbe perlomeno di prendere in giro milioni di persone. Anche perchè è vero, in questo sistema possiamo esprimere le nostre idee “quasi liberamente”, possiamo ancora viaggiare, abbandonare il Paese, ma per quanto ancora potremo farlo? In soli tre anni quanto è peggiorato il nostro Paese? Il timore è che sia una discesa verso il fondo, una discesa che impoverirà sempre più persone e arricchirà i soliti noti che, quando la marea montante della rabbia popolare crescerà,  avranno abbastanza soldi per uscirne indenni, come al solito. Così spazzando via la politica senza risolvere i problemi a livello sovranazionale si avrà la solita “rivoluzione” gattopardesca.

Intanto in pieno 2012 i neofascisti possono marciare liberamente in piazza, il mainstream ci propone l’essere di “sinistra” come un estremismo, le scuole vengono privatizzate, i pensionati vengono trattati come semplici numeri senza volto. Ci sono tanti modi per uccidere delle persone, uno è deportarli in centri di lavoro, l’altro è lasciarli morire poveri e senza diritti corrosi dalla frustrazione e dall’impotenza. Un’unica speranza ci resta. Finchè con le nostre idee rimarremo vivi, ci saremo, rimarrà la speranza, il sogno vivente di poter realizzare un futuro migliore.

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