2013. L'anno delle rivolte globali o della ripresa? | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
martedì , 30 maggio 2017
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2013. L’anno delle rivolte globali o della ripresa?

Ci siamo appena lasciati alle spalle il 2012, un anno pesante, intenso, e almeno per quanto riguarda l’Occidente, un anno terribile di disoccupazione, incertezza, e mancanza di speranza nel futuro. Il 2013 segnerà una svolta? 

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Il biennio 2011/2o12 passerà alla storia come l’inizio dell’ “era oscura” dell’Occidente, oppure verrà ricordato come il livello più basso mai toccato, una sorta di parentesi effimera superata la quale la società del benessere è tornata ad avanzare a gonfie vele? Difficile dirlo, possiamo però perlomeno dire la nostra. Ci sembra che nel 2013, almeno dal punto di vista economico, difficilmente le cose andranno meglio per i cittadini di pesi come Italia, Grecia e Spagna. Difficilmente perchè la crescita zero delle economie dei PIGS renderà molto difficile nell’immediato futuro che l’occupazione possa nuovamente sbloccarsi. Ciò che invece potrebbe verificarsi nei prossimi dodici mesi è un aumento dell’instabilità politica e soprattutto sociale. Le democrazie occidentali si troveranno cioè a gestire contesti economici di difficoltà, con tutto ciò che potrebbe derivarne. Questo cosa potrebbe significare nell’immediato futuro? Nell’Occidente almeno per il momento rivolte sulla falsariga di quelle della Primavera Araba sembrano quantomeno improbabili. Và però ricordato come pochi mesi prima delle rivolte del Nord Africa  nessuno fosse in grado seriamente di prevedere che queste potessero verificarsi.

Vi è poi un altro nodo, quello degli equilibri geopolitici internazionali, con la questione dell’Iran e del suo controverso programma nucleare che continuano ad occupare le prime pagine dei giornali di mezzo mondo. La conflittualità con l’Iran potrebbe far precipitare la situazione a livello globale, avendo dirette ripercussioni anche sull’economia. Insomma il 2013 sarà l’anno della verità, l’anno con il quale sarà possibile verificare se questa crisi sarà appunto solo una piccola parentesi, oppure l’inizio della discesa negli abissi dell’Occidente. Se nemmeno nel 2013 infatti ci sarà una ripresa, sarà difficile parlare di una “parentesi” e bisognerà seriamente prepararsi a un futuro diverso, un futuro nel quale l’Occidente diventerà uno dei tanti attori all’interno del mondo, e non l’attore principale.

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