2014, l'anno zero della Sinistra?Tribuno del Popolo
martedì , 23 maggio 2017
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2014, l’anno zero della Sinistra?

Più che un auspicio il nostro è un tentativo di riportare sul tavolo della politica la Sinistra, quella con la S maiuscola, che sembra purtroppo da troppo tempo essere stata messa al bando. 

Il 2013 è stato un anno duro, durissimo, per quanti si dichiarano di sinistra in Europa e in Italia. E’ stato un altro anno di crisi economica, un anno di arretramento delle condizioni economiche e anche dei diritti, quelli faticosamente conquistati nel corso del XX secolo e che forse in troppi, erroneamente hanno finito per dare per scontato. E invece è bastata la recessione mondiale per ricacciare indietro diritti e valori che sembravano essere stati conquistati per sempre, la fotografia plastica della sconfitta della sinistra nella lotta per l’egemonia culturale mondiale.La grande narrazione della fine delle ideologie che ci era stata raccontata dai teorici del capitalismo imperante si è rivelata in tutta la sua effimera superficialità, mostrandoci semplicemente che siamo finiti nell’epoca del dominio di una nuova ideologia, quella del neoliberismo, impostasi su tutte le altre e abile a nascondersi da anti-ideologia. A questo inganno dell’era post-ideologica, che in realtà era l’era più ideologica di tutte, hanno abboccato non si sa se ingenuamente o pervicacemente, anche i sinistri di casa nostra, entusiasti nel portare avanti la Bolognina e nello spostarsi sempre più a destra, anno dopo anno, tagliando i rami su cui avevano costruito la loro esperienza politica.

Così in un’Italia distrutta e rovinata culturalmente e materialmente dal berlusconismo, l’eredità della sinistra è rimasta lì, sullo sfondo, solo parzialmente intercettata dal becero populismo grillino, incapace di andare oltre la becera critica dell’esistente e di lavorare per una proposta sistemica alternativa, ma forse non potrebbe essere altrimenti dal momento che il Movimento del comico genovese non è di sinistra nè vuole esserlo dal momento che parte dall’assunto che “destra” e “sinistra” sono ormai superate, una affermazione stolida, a nostro dire, dal momento che destra e sinistra sono solo due categorie utilizzate per classificare l’esistente e dunque esisteranno indipendentemente dalla volontà o meno di Casaleggio e soci. Anzi, a ben guardare, il modus operandi del Movimento altro non fa che rafforzare quella che chiameremo “destra” in quanto porta avanti modalità di approccio alla politica e di rispetto delle istituzioni sicuramente più vicini a una destra populista ed eversiva che a un movimento progressista e di sinistra.

Dall’altra parte abbiamo consistenti pezzi di società che non si riconoscono più nella politica e si lasciano sempre più sedurre dalle sirene dell’eversione, che l’ultima volta sono state suonate, il 9 dicembre, dalla destra più eversiva. In questo contesto drammatico di impoverimento culturale e materiale del Paese, la grande assente è la sinistra, e la cosa non ci sorprende dal momento che, come abbiamo già segnalato, la sinistra ha abdicato dal suo ruolo di alternativa al sistema vigente, accettando invece solo un blando ruolo riformista all’interno del campo delimitato da quello che invece dovrebbe essere l’avversario politico. Non solo, la sinistra ha perso anche il coraggio delle proprie idee, ha smesso di credere di poter determinare un vero cambiamento che porti all’elaborazione di una alternativa sistemica, e lo ha fatto proprio nel momento in cui il capitalismo si trova di fronte al baratro. In questo contesto i grandi cervelloni della sinistra continuano a parlare unicamente a carattere elettorale ipotizzando cartelli elettorali, alleanze, coalizioni, che però non sono altro che la riproposizione plastica dei fallimenti degli ultimi vent’anni. Senza uno sforzo di carattere culturale, senza l’ambizione di affrontare il capitalismo sul terreno sistemico, per la sinistra non c’è scampo nel XXI secolo in quanto la sinistra perde la sua stessa essenza, e con essa la sua appetibilità elettorale e la sua credibilità.

Ci va una sinistra invece orgogliosa del suo retaggio Marxista, che anzi sia disposta a ripartire proprio dall’analisi marxista per contrapporre, finalmente, all’analisi sbagliata del neoliberismo una nuova analisi di sistema realmente marxista che fotografi i rapporti di forza nella società modern e complessa odierna, proponendo delle alternative sistemiche realmente rivoluzionarie e in grado di dare speranza a masse di sfruttati ormai privi di qualsivoglia coscienza di classe. Lo sfruttamento esiste ancora, così come esistono ancora le classi sociali, anche se la percezione delle stesse è resa complessa dai mezzi tecnologici messi a disposizione dall’era del benessere ormai al tramonto. Eppure stiamo andando incontro a un futuro che vedrà i poveri diventare sempre più poveri e i pochi ricchi diventarlo sempre di più, dando ancora una volta conferma a coloro che danni, coerentemente, continuano a indicare proprio nelle storture del capitalismo una delle fonti di malessere principali del nostro tempo. La realtà è che da quando il marxismo e le teorie socialiste/comuniste sono state espunte dal dibattito politico occidentale, la qualità della vita della maggioranza delle persone è peggiorata in modo verticale, e questo è un dato di fatto. Fin quando la sinistra non si renderà conto di questo dunque, discutere del futuro elettorale è completamente inutile. Senza un pensiero forte da contrapporre al pensiero forte neoliberista, purtroppo la crisi economica non potrà che aggravarsi per noi tutti.

Gracchus Babeuf

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