24 settembre 1973. Nella lotta nasce la Guinea BissauTribuno del Popolo
giovedì , 27 luglio 2017
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24 settembre 1973. Nella lotta nasce la Guinea Bissau

I patrioti della Guinea Bissau stanno per commemorare il 40° anniversario della nascita della loro Repubblica con orgoglio e impegnati a liberarsi dalla dittatura militare e a riprendere il cammino del progresso.

Traduzione di Marx21.it

Quattro decenni fa, la nascita del nuovo stato avvenne in piena lotta armata di liberazione nazionale diretta dal Partito Africano per l’Indipendenza della Guinea e di Capo Verde (PAIGC) contro il colonialismo portoghese.

Per la dittatura salazarista-marcelista, in particolare per il suo rappresentante nella Guinea, generale Antonio Spinola, si trattò di una colossale sconfitta politica e militare che ha contribuito in modo decisivo a far maturare, mesi dopo, il 25 aprile 1974, a cui seguì la rivoluzione, il rovesciamento del fascismo e il crollo del sistema coloniale portoghese.
Il 24 settembre 1973, alle 8,55, riunita nelle prime aree liberate di Boé, ad est, la prima Assemblea Nazionale Popolare guineana proclamava la nascita della Stato della Guinea Bissau – con una parte del territorio ancora occupata dalle forze straniere – ed eleggeva Luis Cabral come presidente.

La giovane repubblica fu immediatamente riconosciuta dai paesi africani, dall’Unione Sovietica e altri stati socialisti, dai Non Allineati, aggravando l’isolamento diplomatico del Portogallo fascista.

I colonialisti avevano cercato ad ogni costo di evitare il sorgere del nuovo paese africano, risultato dell’avanzata delle lotte di emancipazione dei popoli di Guinea e Capo Verde, dell’Angola e del Mozambico.

Già alla fine del 1970 avevano invaso militarmente e aggredito la Repubblica di Guinea (Conakry) con l’obiettivo di liquidare la direzione del PAIGC e di rovesciare il regime di Seku Turé, che appoggiava i combattenti della libertà. Quell’operazione, “Mare Verde”, venne organizzata da Spinola, guidata da uno dei suoi ufficiali di fiducia, Alpoim Calvão, e autorizzata da Marcelo Caetano.

Più tardi, il 20 gennaio 1973, agenti dei colonialisti portoghesi assassinarono Amilcar Cabral, il leader della lotta di emancipazione in Guinea e Capo Verde, e cercarono di dividere e distruggere il PAIGC.

Invano. Come lo stesso Cabral aveva previsto alcuni giorni prima della sua morte, in un messaggio ai combattenti: “(…) Nessun crimine, nessuna forza, nessuna manovra e demagogia dei criminali aggressori colonialisti portoghesi sarà capace di sbarrare la strada alla marcia della Storia, la marcia irreversibile del nostro popolo africano della Guinea e Capo Verde verso l’indipendenza, la pace e il progresso autentico a cui ha diritto”.

I nazionalisti intensificarono la lotta armata, introdussero nuove armi – compreso il missile terra-aria sovietico “Strela”, che pose fine all’impunità dell’aviazione colonialista -, inflissero pesanti sconfitte militari alle truppe portoghesi, ripresero i piani per il lancio di azioni armate a Capo Verde.

Spinola, sconfitto militarmente e politicamente, abbandonò l’incarico di governatore della Guinea e si ritirò nella metropoli insieme ai suoi progetti neocoloniali.

Verso la vittoria

Si sa, oggi, che nei primi mesi del 1974, il governo fascista aveva ancora promosso l’invio di emissari in Inghilterra per colloqui con rappresentanti del PAIGC. Nello stesso momento in cui chiedeva ai suoi alleati della NATO e al Sudafrica razzista la fornitura di nuove e potenti armi per tentare di salvare l’esercito coloniale dalla sconfitta annunciata.

Ma era già tardi per invertire la ruota della Storia. Poco tempo dopo, la lunga ed eroica resistenza antifascista portoghese e il malcontento provocato dalle guerre coloniali condussero al colpo militare di Aprile, seguito dalla Rivoluzione dei Garofani.

I nuovi governanti portoghesi avviarono negoziati con il PAIGC – il primo a Londra, in seguito ad Algeri – e, il 10 settembre 1974, l’antica potenza coloniale riconobbe “de iure” l’indipendenza della Repubblica di Guinea Bissau, nata meno di un anno prima in piena lotta armata.

Trascorsi quarant’anni, i guineani attraversano tempi difficili. Passata l’euforia della conquista dell’indipendenza e, dopo, della pace, il loro paese vive oggi sotto una dittatura di generali narcotrafficanti, l’economia regredisce, la corruzione si diffonde, le divisioni inter-etniche si inaspriscono, la sovranità nazionale si indebolisce. Inserita in una sotto-regione a forte influenza neo-coloniale francese, la Guinea Bissau indipendente è in pericolo.

Ma i patrioti guineani, ispirati dalla vittoriosa ed esemplare lotta armata di liberazione nazionale guidata da Amilcar Cabral e dai suoi compagni, sapranno costruire nuovamente la libertà. E riprendere il cammino della loro Storia, dell’indipendenza, di un futuro di sviluppo e progresso sociale.

di Carlos Lopes Pereira | da www.avante.pt

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