La prossima battaglia contro il razzismo sarà un conflitto di classe - Kareem Abdul Jabbar | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
mercoledì , 29 marzo 2017
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La prossima battaglia contro il razzismo sarà un conflitto di classe – Kareem Abdul Jabbar

“Ferguson non è stato solo un atto di razzismo sistemico, si tratta di “conflitto di classe” e rappresenta come vengono trattati i poveri in America” , afferma Kareem Abdul-Jabbar, attivista dei diritti civili ed ex stella del basket NBA. Quello che segue è un articolo meritevole di riflessione e diffusione, suggerendoci le giuste categorie con le quali interpretare la realtà.

La recente rivolta di Ferguson, Missouri, diverrà il punto di svolta nella lotta contro l’ingiustizia razziale, o resterà semplicemente una nota in calce minore nella tesi di qualche futuro studente di legge dei primi anni del XXI secolo? La risposta può essere trovata in quello che accadde nel maggio del 1970.

Probabilmente conoscete la storia della sparatoria all’università Kent State: il 4 maggio del 1970, la Guardia Nazionale dell’Ohio apre il fuoco sui manifestanti, studenti, alla Kent StateUniversity. In quei 13 secondi di sparatoria, quattro studenti vengono uccisi e nove rimangono feriti, uno dei quali paralizzato in modo permanente. Lo shock e il clamore provocano uno sciopero nazionale di 4 milioni di studenti che blocca più di 450 città universitarie. Cinque giorni dopo la sparatoria, 100.000 persone manifestarono a Washington DC e per una generazione di giovani americani fu la spinta alla mobilitazione per porre fine alla guerra del Vietnam, al razzismo, al sessismo e alla fede cieca nella classe politica.

Probabilmente, però, non avete mai sentito parlare della sparatoria all’università di Jackson State.

Il 14 maggio, 10 giorni dopo che i fatti di Kent State infiammarono la nazione, alla Jackson State University nel Mississippi, frequentata prevalentemente da studenti neri, la polizia uccise due studenti neri (uno liceale e l’altro, padre di un bambino di 18 mesi) e ne ferì altri dodici.

Non ci fu nessun clamore nazionale. La nazione non si mobilitò affatto per provare a fare qualcosa. Il Leviatano senza cuore che noi chiamiamo Storia ha inghiottito quegli avvenimenti cancellandoli dalla memoria collettiva.

E, se non vogliamo che le atrocità Ferguson siano inghiottite col rischio diventare niente più che un irritante mal di pancia della storia, dobbiamo leggere quanto sta avvenendo, non solo come un altro atto di razzismo sistemico, ma per quello che esso realmente rappresenta:un conflitto di classe.

Se focalizziamo l’attenzione soltanto sull’ aspetto razziale, la discussione si limita a valutare soltanto se la morte di Michael Brown e quella degli altri tre inermi uomini neri che sono stati uccisi dalla polizia negli Stati Uniti in questo mese, sono il frutto della discriminazione della polizia o sulla giustificazione della stessa. Poi potremmo anche discutere se esiste un razzismo nero-contro-bianco negli Stati Uniti così come esiste quello bianco-contro-nero. (Sì, ovviamente c’è. Ma con una fondamentale differenza: in generale è il razzismo del bianco-contro-nero che economicamente determina il futuro della comunità nera. Il razzismo del nero-contro-bianco non ha invece nessun impatto di rilevanza sociale).

Potremmo poi iniziare un dibattito che stabilisca se la Polizia in America è una minoranza in via di estinzione a causa della discriminazione che essa subisce per via delle sue divise blu (Si, probabilmente possono esserci; esistono molti fattori da considerare prima di condannare la polizia, incluse le pressioni politiche, la formazione inadeguata, politiche di gestione inefficienti basate su mentalità arcane).

Poi ci si chiede se i neri siano uccisi più spesso perché più spesso commettono crimini. (In realtà, studi dimostrano che, in alcune città come New York, i neri siano colpiti maggiormente, ma è difficile avere un quadro nazionale più grande perché gli studi sono tristemente inadeguati. Studi del Dipartimento Giustizia mostrano che negli Stati Uniti tra il 2003 e il 2009 per i morti correlati ad arresti e perquisizioni c’è ben poca differenza tra i neri, i bianchi, o latini. Tuttavia, lo studio non ci dice quanti di questi erano disarmati).

Questa morbosa attenzione solo sulla questione razziale distrae l’America dalla questione più grande e fondamentale. La questione che i comportamenti e le reazioni eccessive della polizia si basano meno sul colore della pelle e più su un virus ancora peggiore dell’Ebola: essere poveri.

Certo, per molti in America, essere una persona di colore è sinonimo di essere povero, ed essere poveri è sinonimo di essere un criminale. Ironia della sorte, questa errata percezione è assunta anche tra i poveri stessi.

Ed è proprio quello che vuole lo Status Quo.

L’ultimo censimento nazionale ritiene che 50 milioni di americani siano poveri. Cinquanta milioni di elettori rappresentano un potente blocco se organizzato nel tentativo di perseguire i obiettivi economici comuni. Quindi, è fondamentale che quelli più ricchi, noi li chiamiamo gli One Percent (l’1% della popolazione) mantengano i poveri divisi distraendoli con problemi emotivi come l’immigrazione, l’aborto e il controllo delle armi in modo che non si fermino mai a chiedersi come sia possibile essere stati sfruttati per così tanto tempo, e come sia possibile continuare ad esserlo.

Un modo per mantenere questi 50 milioni divisi è attraverso la disinformazione. Recente studi di settore sui Media e sui sistemi di informazione hanno concluso che alla Fox e alla Fox News Channel, il 60 per cento delle notizie sono distorte e fondamentalmente false. Alla NBC e MSNBC, il 46 per cento delle “opinioni” sono state considerate false. Questa è la “notizia”, gente! Durante i disordini di Ferguson, Fox News ha mostrato una foto in bianco e nero del Dr. Martin Luther King, con la dicitura in grassetto: “Dimenticando il Messaggio di MLK, i manifestanti in Missouri si danno alla violenza”.

Per caso vi risulta se hanno mandato in onda una didascalia uguale quando entrambi i presidenti Bush hanno invaso l’Iraq: “Dimenticando il Messaggio di Gesù Cristo, gli Stati Uniti dimenticano di porgere l’atra guancia e uccidono migliaia di uomini?”

Come possono gli spettatori fare scelte ragionevoli in una democrazia se le loro fonti di informazione sono manipolate? Non possono, ed è esattamente così che gli One Percent controllano il destino del restante novantanove per cento.

Peggio ancora, alcuni politici e alcuni imprenditori cospirano per tenere il popolo ed i poveri nelle loro condizioni, manovrando per aggravarle.

Nel suo show Last Week Tonight, John Oliver ha mostrato la speculazione del business dei prestiti finanziari e chi con insensibilità sfrutta la disperazione delle masse popolari.

Come è possibile che un settore che estorce fino al 1.900% di interessi sul prestito riesce a farla franca? In Texas, il rappresentante dello Stato del Texas, il repubblicano Gary Elkins, ha bloccato una proposta di legge che mirava a regolamentare la questione, nonostante unevidente conflitto di interessi visto che possiede una catena di istituti di prestito. Ed il politico che sosteneva Elkins, la repubblicana Vicky Truitt, è diventata una lobbysta per ACE CASH EXPRESS appena 17 giorni dopo aver lasciato le sue funzioni politiche! In estrema sostanza, Oliver ha mostrato nel suo show come i poveri vengano attirati nella trappola del sistema di prestiti, dove si impedisce loro di estinguere il debito, di modo da essere sicuri di garantirne un altro che tamponi il precedente. Il ciclo deve essere ininterrotto.

Libri e film come SnowpiercerThe GiverDivergentHunger Games, e Elysium hanno rappresentato questa rabbia negli ultimi anni. Non solo perché esprimono la frustrazione dei teenager per le figure dell’Autorità Costituita. Questo spiegherebbe la loro popolarità tra il pubblico più giovane, ma non tra i ventenni e gli adulti e anche gli anziani. La vera ragione del perché ci piace vedere Donald Sutherland inHunger Games che impersona un presidente degli Stati Uniti spietato, volto a preservare la società dei ricchi mentre schiaccia il suo tallone sul collo dei poveri è che suona terribilmente vero in una società in cui l’Uno per Cento si arricchisce mentre le restanti classi sono al tracollo.

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Non è un’iperbole; le statistiche dimostrano che questo è vero. Secondo un rapporto del 2012 del Pew Research Center, solo la metà delle famiglie americane sono a medio reddito, un calo del 11% dal 1970; il reddito della classe media americana è sceso del 5% negli ultimi dieci anni e la loro ricchezza totale è calata del 28%. Sono pochi (solo il 23%) anche quelli che pensano che avranno abbastanza soldi per andare in pensione. E il dato più sconfortante di tutto: ormai sono pochissimi gli americani che credono nel mantra del sogno americano e nella favola che il duro lavoro li porterà avanti.

Invece di unirci per affrontare il vero nemico, e cioè i politici, i legislatori, e gli altri poteri che determinano queste situazioni, cadiamo nella trappola di combatterci l’ uno contro l’altro, e spendiamo inutilmente le nostre energie combattendo i nostri alleati, invece che i nostri nemici.

Questo non è solo un problema di razza e lotta politica, ma anche una questione di genere. Nel suo libro Unspeakable Things: Sex, Lies and Revolution, Laurie Penny spiega che le opportunità di carriera sono diminuite per i giovani uomini nella società e questo li fa sentire meno preziosi per le donne. Come risultato, essi riversano la loro rabbia non contro chi ha causato il problema ma contro coloro che ne soffrono già le conseguenze: le donne.

Sì, mi rendo conto che non è bello rappresentare i più ricchi in questo modo. Ci sono anche alcuni super-ricchi filantropici che si impegnano a sostegno delle loro comunità. Umiliati dal loro stesso successo, pensano di aiutare gli altri ma non possono incidere su un sistema di privilegio imbastito da miliardari e supermiliardari si organizzano in lobby e gruppi di pressione per eliminare i buoni alimentari, aumentare il debito dei nostri giovani studenti, tagliare i sussidi di disoccupazione.

Con tutti questi omicidi, abusi e atrocità, la polizia e il sistema giudiziario sono visti come esecutori di uno status quo ingiusto. La nostra rabbia sale, e le rivolte che ne scaturiscono chiedono giustizia. Tutto questo mentre in tutti i canali televisivi interviste ed esperti danno le colpe puntando gli indici.

E quindi?

Non sto dicendo che le proteste di Ferguson non sono giustificate: lo sono. Abbiamo bisogno di più proteste in tutto il paese. Dov’è la nostra Kent State? Che cosa dovrà succedere per mobilitare nuovamente 4 milioni di studenti per una protesta pacifica ma determinata? Perché questo è ciò che ci vorrà per avviare il cambiamento reale. La classe media si deve unire ai lavoratori bianchi e afro-americani in grandi manifestazioni di massa, per cacciare politici corrotti, per denunciare e boicottare le aziende che sfruttano, per rivendicare una legislazione che promuova l’uguaglianza economica e sociale e punisca quelli che giocano con il nostro futuro finanziario.

In caso contrario, tutto ciò che otterremo sarà quello che abbiamo ottenuto per i fatti di Ferguson: un gruppo di politici e celebrità che esprimono simpatia e indignazione. Senza un programma, senza cioè un’idea esatta di cosa e come vogliamo cambiare le cose, ci ritroveremo accanto molti e molti cadaveri in più dei nostri bambini, parenti e vicini di casa assassinati.

Sono convinto che John Steinbeck aveva ragione quando scrisse in Grapes of Wrath“La repressione funziona solo per rafforzare e unire gli oppressi.”

Ma io vorrei ricordare le parole di Marvin Gaye nella canzone “Inner City Blues“, scritta l’anno dopo le sparatorie alla Kent State e alla Jackson State:

Inflation no chance
To increase finance
Bills pile up sky high
Send that boy off to die
Make me wanna holler
The way they do my life
Make me wanna holler
The way they do my life

Inflazione, nessuna possibilità
di aumentare il reddito
la pila dei conti è arrivata al cielo
Spedisci quel ragazzo lontano a morire
mi viene voglia di gridare
il modo in cui manovrano la mia vita
mi viene voglia di gridare
il modo in cui manovrano la mia vita

Fonte: http://www.laricostruzione.org/?p=155

http://time.com/3132635/ferguson-coming-race-war-class-warfare/

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