27 aprile. 77 anni fa si spegneva Antonio GramsciTribuno del Popolo
giovedì , 19 gennaio 2017
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27 aprile. 77 anni fa si spegneva Antonio Gramsci

27 aprile. 77 anni fa si spegneva Antonio Gramsci

Il 27 aprile 1937 Antonio Gramsci si spegneva dopo anni e anni di detenzione nelle carceri fasciste. Impossibile dimenticare la statura di un uomo che ha illuminato con le sue azioni e i suoi scritti la vita culturale e politica del nostro Paese. Il modo migliore per renderli omaggio dovrebbe essere vivificare i suoi insegnamenti e renderli nuovamente attuali. 

“Voi fascisti porterete l’Italia alla rovina, e a noi comunisti spetterà salvarla!“, Fu questa la risposta che Antonio Gramsci diede al giudice che gli aveva appena comminato 20 anni e 4 mesi di carcere e gli aveva chiesto che cosa avrebbero fatto i comunisti qualora l’Italia fosse entrata in guerra. Impossibile tratteggiare in poche righe un quadro che gli renda giustizia in quanto la sua figura straordinaria ha lasciato un solco profondo nella storia del nostro Paese, e non solo. Gramsci era un cervello pulsante messo al servizio del progresso dell’umanità, era anche un comunista e amava l’Italia e la sua cultura e ha sempre messo se stesso e la sua conoscenza al servizio dei suoi ideali. Oggi #Gramsci sembra quasi uno spettro, come se in qualche modo fosse un personaggio scomodo, che sarebbe meglio dimenticare. E invece Gramsci dovrebbe venire ricordato in fondo per quello che è, ovvero il più grande intellettuale della nostra storia, colui che è stato capace di sviscerare i nodi e i problemi profondi dell’Italia, a cominciare dalla questione meridionale che seppe analizzare in modo rivoluzionario e onesto: “Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti“. (da L’Ordine Nuovo, 1920).  Tutto questo per non parlare della sua teoria dell’egemonia, ancora oggi una pietra miliare per chiunque voglia comprendere il funzionamento della politica. Gramsci odiava gli indifferenti e amava la cultura, anche per questo forse Mussolini e il regime avevano così paura di lui, anche per questo gli fu impedito di curarsi correttamente in quanto Gramsci riusciva a danneggiare il fascismo anche dalla sua cella. Un uomo gigantesco, straordinario, i cui scritti sono giustamente studiati in tutto il mondo anche si cerca di omettere la realtà, ovvero che Gramsci era un comunista ed è morto da tale, senza mai smettere di sognare e lottare per un mondo migliore, più giusto, più umano. Nonostante a parole siano in tanti a ricordarlo, Antonio Gramsci oggi non può di certo essere contento dal momento che i suoi insegnamenti sembrano, purtroppo per noi tutti, rimanere inascoltati.

Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che «vivere vuol dire essere partigiani». Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare.Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. [...] Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? [...] Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.” (da IndifferentiLa città futura, numero unico, 11 febbraio 1917)

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