30 anni dopo l'ingresso del Portogallo nella CEE/Unione EuropeaTribuno del Popolo
giovedì , 30 marzo 2017
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30 anni dopo l’ingresso del Portogallo nella CEE/Unione Europea

Nel gennaio del 1986 che per mano del Partito Socialista (PS) e del PSD, alleati nella politica di recupero capitalista, il Portogallo entrava nella CEE. Si trattò di un’operazione politica e ideologica di grande portata che presentava l’ “Europa” come un El Dorado che avrebbe portato ai portoghesi una nuova era di prosperità. Trent’anni dopo il bilancio è talmente negativo che persino quelli che avevano fatto della partecipazione del Portogallo al processo di integrazione capitalista europeo l’alfa e l’omega della politica di destra segnalano l’evento in modo imbarazzato e sulla difensiva.

E noi che dobbiamo dire? Una cosa molto semplice, ma carica di significato politico: che la realtà ha dato e continua a dare ragione al PCP, che possediamo un patrimonio validissimo in grado di dare fiducia e forza alla nostra lotta progressista e rivoluzionaria.

Le gravissime conseguenze per il Portogallo, per la distruzione del tessuto produttivo, per l’impoverimento del popolo, per la mutilazione della democrazia, per la situazione di soggezione al grande capitale transnazionale e alle grandi potenze, sono sotto gli occhi di tutti.

E’ lo stesso contenuto di questa “unione” che ci avevano presentato come di “coesione sociale”, di “umanesimo”, di “solidarietà” sta lì anche a mostrare – nelle politiche di sfruttamento del lavoro e di oppressione nazionale, nelle barriere di una “Europa fortezza” di fronte alle drammatiche ondate di rifugiati, nei brutali attacchi a libertà e diritti fondamentali in nome della “sicurezza”, nella scalata militarista di aggressione contro altri popoli con il pretesto della “guerra al terrorismo”, nell’inquietante crescita della xenofobia e del fascismo – la sua autentica natura di classe e di blocco imperialista. Si vada a rileggere quanto il PCP affermava, aveva previsto e cercato di prevenire circa l’adesione alla CEE/Unione Europea e si veda come questo partito, profondamente radicato nella realtà portoghese e orientato da una concezione del mondo scientifica e rivoluzionaria, si è sempre elevato molto al di sopra delle contingenze e delle apparenze della congiuntura, non cessando mai, anche remando praticamente da solo contro la corrente del “pensiero unico”, di battersi per gli interessi dei portoghesi e del Portogallo, preferendo perdere voti dicendo la verità piuttosto che guadagnarli mentendo ai portoghesi.

Questo è il grande merito del PCP, il merito che già possiamo considerare storico, non da ultimo perché si colloca sul terreno decisivo della lotta di classe dove molti (in precedenza) grandi partiti comunisti hanno esitato e, abbandonando posizioni chiaramente anti-monopoliste e antimperialiste, hanno finito per adottare un opportunista “europeismo di sinistra” e teorizzazioni sull’ “esaurimento  dello spazio nazionale” nel processo di trasformazione sociale, lasciando all’estrema destra la bandiera del patriottismo che, impugnata come nazionalismo reazionario, si sta diffondendo in tutta Europa. E’ tale merito doverosamente riconosciuto, in particolare quando il PCP colloca al centro della lotta per l’alternativa patriottica e di sinistra la lotta contro i vincoli esterni allo sviluppo del nostro paese? No, ancora no, sebbene siano sempre di più quelli che si avvicinano alle posizioni del PCP in materie come quelle della rinegoziazione del debito e anche della preparazione del Portogallo all’uscita dall’euro. E siano anche molto pochi quelli che negano la profonda crisi in cui l’UE si dibatte.

L’ingresso del Portogallo nella CEE fu un’operazione politica che cercava di interrompere e sconfiggere la Rivoluzione Portoghese. E il suo successo ne è la prova. Per questo una politica conforme ai valori di Aprile e della Costituzione esige la rottura con il processo di integrazione capitalista europeo e il pieno recupero del diritto dei portoghesi a determinare il proprio destino. Nelle elezioni per la Presidenza della Repubblica questa è una questione fondamentale e Edgar Silva, il candidato appoggiato dal PCP, è quello che ha l’autorevolezza per meritare la fiducia dei portoghesi.

Fonte: Marx21.it

Albano Nunes* | da “Avante!”, settimanale del Partito Comunista Portoghese

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