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lunedì , 27 marzo 2017
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40 anni fa moriva Mao Zedong

Il 9 settembre di 40 anni fa moriva Mao Zedong, uno dei più importanti protagonisti della storia mondiale, del movimento comunista internazionale e della lotta di emancipazione dei popoli dal giogo del colonialismo e dell’imperialismo.

Il partito comunista cinese – sulla base della fondamentale Risoluzione su alcune questioni di storia del nostro partito dopo la fondazione della Repubblica popolare cinese (VI sessione plenaria dell’XI Comitato Centrale, 27 giugno 1981) – continua ad apprezzare e studiare il pensiero del padre della nuova Cina, del “grande timoniere” che è riuscito a guidare il paese sulla via dell’emancipazione nazionale e sociale, ponendo le basi politiche, economiche, sociali, ideologiche per lo sviluppo dei successivi 40 anni, che, sotto l’impulso di Deng Xiaoping e dei dirigenti che ne hanno seguito le direttrici fondamentali, fino all’attuale presidente Xi Jinping, hanno visto la Repubblica popolare cinese divenire la seconda potenza economica mondiale e svolgere un ruolo sempre più rilevante nello scacchiere internazionale, nella costruzione di un’alternativa di sviluppo pacifico all’imperialismo Usa-NATO.

Negli ultimi anni si sono moltiplicati in Cina i centri studi, le pubblicazioni i convegni sul pensiero e il ruolo di Mao Zedong nella storia dell’emancipazione cinese e del movimento comunista mondiale (come, ad esempio quello su “Mao e la linea di massa” dell’ottobre 2014, promosso dal Centro Studi sul socialismo mondiale insieme con il Centro Ricerche Mao Zedong della provincia dello Hunan e la Scuola di marxismo dell’Università di Scienza e Tecnologia dello Hunan).

Pubblichiamo qui, insieme con un testo di Mao del 1943 sulla linea di massa e il rapporto partito-masse (Alcune questioni riguardanti i metodi di direzione), l’articolo (già apparso sulla rivista MarxVentuno, n 1/2015) di Li Shenming, direttore del Centro Ricerche sul Socialismo mondiale presso l’Accademia Cinese di Scienze Sociali (CASS), sulla corretta valutazione dei due periodi prima e dopo la politica di “riforma e apertura”.

Andrea Catone

Fonte: Marx21.it

Andrea Catone



Valutare correttamente i due periodi storici prima e dopo la riforma e apertura*
di Li Shenming

Li Shenming, gia segretario della Commissione centrale militare, è stato vicepresidente dell’Accademia cinese di scienze sociali (CASS) dal 1998 al 2013. È direttore del Centro di ricerca sul socialismo mondiale e redattore capo della rivista bimestrale che il centro si accinge a pubblicare a partire da ottobre, Studi del socialismo internazionale. Autore e curatore di volumi di politica internazionale, ha curato l’edizione del corposo volume Su questo riflette la storia – Appunti nel ventesimo anniversario della caduta dell’Urss (2011), che le edizioni MarxVentuno si apprestano a pubblicare in italiano in occasione del centenario della Rivoluzione d’Ottobre.

La storia della nuova Cina può essere suddivisa in due periodi: prima e dopo la “riforma e apertura”, sostanzialmente, prima e dopo Mao. Nel primo periodo la Cina ha raggiunto importanti traguardi, gettando le basi indispensabili per lo sviluppo del secondo periodo. Mao, nonostante alcuni errori di cui va appresa la lezione, ha svolto un ruolo fondamentale per la nuova Cina e va difeso con forza dagli attacchi che gli rivolgono forze ostili dirette dal capitale internazionale con l’intento di screditare la rivoluzione cinese e far cambiare natura al partito comunista.

Il 5 gennaio 2013, durante il seminario per studiare e realizzare lo spirito del XVIII Congresso Nazionale, il segretario generale Xi Jinping ha sottolineato ai nuovi membri del Comitato Centrale e ai membri supplenti che la costruzione socialista può essere suddivisa in due periodi storici: uno prima della riforma e apertura e uno dopo la riforma e apertura.

Anche se ci sono grandi differenze tra i due periodi storici, essi sono caratterizzati in sostanza dalla pratica della ricerca da parte del popolo cinese sotto la guida del Pcc delle vie per la costruzione del socialismo.

È vero che il socialismo con caratteristiche cinesi è stato instaurato nel nuovo periodo storico di riforma e apertura, ma senza le fondamenta del sistema socialista istallato nella nuova Cina negli oltre venti anni precedenti, sarebbe impossibile costruire il socialismo con caratteristiche cinesi. Anche se i due periodi storici si differenziano in termini di orientamento ideologico, lavoro effettivo, linee guida e politiche, essi non sono scollegati l’uno dall’altro e non sono in contraddizione. Non possiamo, nel considerare il periodo storico precedente la riforma e l’apertura, denegare il periodo seguente e, viceversa, per quello che ha seguito la riforma e l’apertura, non tener conto di quello che le ha precedute.

Dobbiamo rispettare il principio di ricavare la verità dai fatti, distinguere tra il fiume principale e gli affluenti, attenersi alla verità, correggere gli errori, portare avanti l’esperienza, ricordare le lezioni e spingere continuamente in avanti la causa del partito e del popolo sulla base di cui sopra.

Nella linea del XVIII Congresso Nazionale del Pcc, il discorso del compagno Xi Jinping ha offerto una valutazione scientifica, corretta e accurata dei grandi risultati ottenuti dalla leadership collettiva centrale di prima generazione del partito formatasi intorno al compagno Mao Zedong, con il sostegno del partito, dei militari e del popolo. Essi sono perciò di grande importanza.

Secondo l’opinione di alcuni, Mao era buono solo per la lotta di classe e non sapeva nulla di costruzione economica. Questo è sbagliato. Mao ha certamente commesso degli errori in ambito economico. Dovremmo imparare da questi errori in modo serio. Tuttavia, non si può dire che Mao non sapesse nulla di economia e di costruzione economica. Confrontando i risultati della costruzione economica del periodo di Mao con gli errori, è giusto dire che le conquiste non solo sono preponderanti rispetto agli sbagli, ma sono anche grandiose. Quando la nuova Cina fu fondata, la base economica era molto debole. Non fu la Cina a scegliere l’isolamento dal mondo esterno. Già nel periodo di Yan An, Mao aveva detto molte volte che dopo la vittoria della rivoluzione avrebbe visitato come primo Paese gli Stati Uniti nel tentativo di imparare da quest’ultimo come raggiungere la modernizzazione industriale e agricola.

Nel momento in cui la Cina conduceva ancora la guerra di liberazione, le potenze occidentali avevano già assistito il regime di Chiang Kai-shek per implementare il blocco economico contro le aree liberate. Il 30 agosto 1949, alla vigilia della fondazione della nuova Cina, Mao ha chiaramente indicato in «“Amicizia”, o invasione?» – un articolo che criticava l’allora segretario di Stato Acheson per aver descritto l’aggressione degli Stati Uniti contro la Cina come amicizia – che le aree liberate, come Shanghai, erano inizialmente aperte dopo la liberazione. Tuttavia, tali aree furono successivamente sottoposte al blocco delle navi da guerra americane e dei loro cannoni. Dopo la fondazione della nuova Cina, le potenze imperialiste attuarono un blocco economico ancor più grave contro il Paese. Gli Stati Uniti e altre potenze occidentali posero l’embargo su più di cinquecento progetti scientifici e tecnologici dell’Unione Sovietica e dei Paesi dell’Europa orientale. Tuttavia, nell’ambito di tale severo embargo, durante i 27 anni dalla fondazione della nuova Cina fino alla morte di Mao, il Paese raggiunse ancora grandi risultati.

Il primo fu l’aiuto alla Corea del Nord e poi al Vietnam per resistere all’aggressione degli Stati Uniti, investendo molta manodopera, risorse materiali e finanziarie per la costruzione delle “tre grandi linee” e delle “tre piccole linee”, che aiutarono con successo a prevenire il tentativo degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica di “attacco nucleare” contro la Cina. Equivalenti a tre guerre su larga scala contro le aggressioni, gli sforzi di cui sopra hanno fortemente difeso la sovranità della Cina e il suo sacro territorio.

Durante il regime di Chruščëv, approfittando delle catastrofi naturali in Cina e degli errori da essa commessi nel lavoro, l’egemonismo dell’Unione Sovietica impose alla Cina di pagare il suo debito nel tentativo di costringerla a una resa.

All’epoca, la Cina doveva all’Unione Sovietica più di 5,2 miliardi di yuan, cifra che includeva tutti i prestiti e i corrispondenti interessi (essi costituivano oltre il 60% insieme con i rifornimenti militari che la Cina aveva ottenuto dall’Unione Sovietica per aiutare la Corea del Nord a resistere all’aggressione statunitense). Secondo l’accordo, la Cina avrebbe dovuto saldare il debito entro il 1965. All’epoca, l’industria della Cina era ancora nel suo stadio embrionale: la nuova Cina era stata fondata solo da poco più di dieci anni. Così il Paese poté solo pagare i propri debiti in carne di maiale, uova, mele e altri prodotti agricoli.

La provincia di Henan aveva una grande importanza nella produzione di cibo e nell’allevamento di maiali. Song Fengnian, segretario della sezione del partito in un’unità di base nella città di Zhengzhou, nel distretto di Jinshui, mi disse una volta: “Negli anni ‘60 ho lavorato alla catena di montaggio della lavorazione della carne nella fabbrica di Zenghzhou. La fabbrica macellava più di cinquemila maiali di alta qualità al giorno e li inviava immediatamente in Urss per pagare i propri debiti, per metà dell’anno, prima e dopo ogni inverno, per diversi anni”. Ciò aggiunse maggiori difficoltà alla vita quotidiana del popolo cinese. Grazie alla volontà del popolo cinese, nel 1964, con un anno d’anticipo, la Cina saldò con l’Unione Sovietica tutti i debiti contratti negli anni ‘50, interessi compresi.

La seconda conquista è lo sviluppo indipendente, autonomo, di “una bomba atomica, una bomba all’idrogeno, un satellite artificiale e un sottomarino”. Nell’ottobre del 1964 esplode con successo la prima bomba atomica cinese. Nel dicembre del 1966, va a buon fine la prima esplosione sperimentale di una bomba all’idrogeno cinese. Nell’aprile del 1970 viene lanciato il primo satellite artificiale cinese. Nel settembre del 1971 è varato il primo sottomarino nucleare cinese, che entra ufficialmente a far parte delle forze militari navali nell’agosto del 1974. Molte persone erano ben informate su “una bomba atomica, una bomba all’idrogeno, un satellite artificiale”, ma sapevano poco del sottomarino nucleare. Quello di cui stiamo parlando non è solo un sottomarino a propulsione nucleare, ma il sottomarino nucleare che ha la possibilità di un contrattacco nucleare di importanza strategica, ossia “l’arma più potente” che potesse finalmente limitare l’egemonismo e i tentativi di politiche di potenza stranieri volti a contenere lo sviluppo pacifico della Cina.

Deng Xiaoping nel 1988 ha detto chiaramente che senza “una bomba atomica, una bomba all’idrogeno, un satellite artificiale” la Cina non sarebbe diventata un Paese molto influente, né avrebbe avuto lo status internazionale che ha attualmente.

Il terzo successo è la creazione di un sistema industriale relativamente completo e di un sistema economico nazionale che include molti prodotti tecnologici e scientifici e tecniche innovate dalla Cina stessa.

Il quarto risultato è la creazione di numerose infrastrutture necessarie all’edilizia nazionale e al benessere collettivo. Il compagno Li Xiannian riferì una volta che il rapporto fra entrate ed uscite per le infrastrutture è di 7 a 1, mentre per la lavorazione manifatturiera è di 1 a 7. Durante i 27 anni del periodo di Mao Zedong, la Cina ha realizzato 84mila serbatoi che ancora oggi giocano un ruolo fondamentale e centrale in agricoltura.

La quinta conquista è l’ingresso nelle Nazioni Unite, con l’eliminazione di ogni sorta d’ingerenza. Grazie alla corretta teoria dei “tre mondi” di Mao, la Cina ha attuato una svolta fondamentale nelle relazioni diplomatiche con Stati Uniti, Europa, Giappone e altri importanti Paesi; ha spezzato con successo il rigido blocco esercitato sulla Cina da egemonismo e politiche di potenza straniere; e infine è intervenuta nella linea delle potenze, il che ha permesso di porre la questione del carattere fondamentale dell’epoca: pace e sviluppo.

I cinque risultati summenzionati sono stati ottenuti grazie all’investimento di manodopera, risorse materiali e risorse finanziarie, e ogni risultato ha richiesto molto tempo. Queste conquiste hanno fornito alla Cina solide basi di ricchezza materiale e condizioni internazionali favorevoli per la riforma e l’apertura.

La sesta conquista è data dal fatto che durante il periodo di Mao la Cina non aveva debito né interno né estero. Certo, lo sviluppo economico e sociale del Paese allora era gravemente danneggiato dal non approfittare dello strumento finanziario del debito, il che fu un errore nel lavoro e una manifestazione della rigida mentalità di quel tempo, da cui dovremmo imparare la lezione. La riforma e l’apertura appresero questa lezione. Comunque, vista dalle condizioni oggettive dell’epoca, la Cina scarseggiava delle condizioni internazionali per introdurre nel Paese capitali stranieri su ampia scala. Visto dalla prospettiva odierna, comprensiva dei due periodi, l’essere esente dai debiti non ha lasciato il fardello del debito per le generazioni future.

Non si può dire che Mao non sapesse nulla di economia e di costruzione economica. Confrontando i risultati della costruzione economica del periodo di Mao con gli errori, è giusto dire che le conquiste non solo sono preponderanti rispetto agli sbagli, ma sono anche grandiose.

Quanto sopra è stato conseguito sulla base delle risorse materiali e finanziarie risparmiate da tutti i gruppi etnici del popolo cinese “tirando la cinghia”, “vivendo una vita povera”, “togliendosi il pane di bocca” e “risparmiando molto dell’indispensabile spesa della vita quotidiana”. Questa è la ragione per cui il popolo cinese “viveva una vita povera” nel periodo di Mao.

La storia del Partito Comunista Cinese dopo la fondazione della Repubblica Popolare Cinese è, in generale, la storia della rivoluzione socialista, della costruzione del socialismo e dei grandi risultati conseguiti da tutti i gruppi etnici del popolo cinese sotto la leadership del Pcc, orientata dal marxismo-leninismo e dal pensiero di Mao Zedong.

Deng Xiaoping aveva ragione nel ritenere che la vecchia generazione di lavoratori, i contadini poveri e medio-bassi e quei quadri che sono in contatto con loro, non avrebbero accettato che noi abbandonassimo il pensiero di Mao o valutato in modo non appropriato o negligente il suo contributo. La bandiera del pensiero di Mao Zedong non può essere messa da parte. Abbandonare il suo pensiero equivale a negare la gloriosa storia del Pcc.

I compagni Jiang Zemin, Hu Jintao e Xi Jinping hanno tutti attribuito, in varie occasioni e molte volte, un grande valore ai risultati storici di Mao e alla posizione storica del suo pensiero. La pratica ha provato e continuerà a provare che il contributo storico significativo che i compagni Deng Xiaoping, Jiang Zemin, Hu Jintao e Xi Jinping hanno dato al partito (la giusta valutazione di Mao Zedong) sarà registrato nella storia per sempre e ricordato dal Paese, dal popolo e dalla nazione cinese di generazione in generazione.

Durante i tre anni amari degli anni ‘60, anch’io mi sono nutrito di erba, semi e corteccia di olmo, ma penso che quando si guarda alla storia non si debba semplicemente vedere le cose dal punto di vista dei pro e contra personali. Noi dobbiamo uscire dalle limitazioni personali e guardare dalla posizione del popolo, della storia e anche del progresso della civilizzazione umana. Solo in questo modo possiamo cogliere il vero significato e la natura delle cose quando osserviamo un oggetto. Non possiamo separare o addirittura contrapporre i 27 anni di dura lotta nel periodo di Mao, a partire dalla fondazione della nuova Cina, ai trenta e più anni successivi alla riforma e apertura, solo perché abbiamo sofferto la fame e vissuto poveramente nel periodo di Mao. Certo, non dobbiamo negare gli errori dei primi 27 anni della nuova Cina, né difendere gli sbagli di Mao, ma dobbiamo imparare seriamente la lezione dagli errori. Comunque, ci deve essere chiaro che essi non sono il risultato causato da una singola persona, Mao Zedong. Oggi alcune persone descrivono il periodo di Mao come nient’affatto positivo o perfino come oscuro. A sostenere tale affermazione sono gli sciocchi o quelle persone con secondi fini o altri scopi.

La storia del movimento comunista internazionale ha provato che il primo passo per sconfiggere un Paese socialista è attaccare il partito comunista al governo e diffamare i suoi principali leader. Una lezione fondamentale che ci viene dalla disfatta del Pcus e dal collasso dell’Urss riguarda l’attacco infamante e fondamentalmente negazionista contro Stalin e Lenin.

La storia del movimento comunista internazionale ha provato ripetutamente che il primo passo per sconfiggere un Paese socialista è attaccare il partito comunista che governa il Paese e il primo passo per indebolire il partito comunista al governo è diffamare i suoi principali leader. Questo è il metodo più diretto e utile, ed effettivamente rappresenta quello al minor costo che le forze ostili in patria e all’estero possono impiegare per occidentalizzare e trasformare il nostro partito.

Una lezione fondamentale che si apprende dalla disfatta del partito comunista sovietico e dal collasso dell’Urss riguarda l’attacco malevolo, infamante e fondamentalmente negazionista rivolto contro Stalin e Lenin da diversi media finanziati dal capitale internazionale, attacco intrapreso e portato avanti dalle forze ostili all’Urss in patria e all’estero.

Cos’è la storia? La storia è composta di tempo e spazio, l’esistenza del tempo passato e lo spazio relativo a quello presente. In senso stretto, la memoria raccolta in manuali o libri o articoli di ciò che noi oggi chiamiamo “storia” è solo la memoria, i ricordi o la comprensione di un determinato personaggio nel suo tempo. Se questa memoria, ricordi o comprensione sono il volto autentico della storia, se essi ne rivelano la natura e le leggi, occorre analizzarli e identificarli con attenzione.

Engels affermava fin dagli anni ‘80 dell’Ottocento che la borghesia avrebbe trasformato tutto in una merce, e ciò vale anche per la storia. La natura della borghesia e la sua condizione di sopravvivenza consistono nel forgiare ogni sorta di merce, inclusa la storia. La maggior parte di coloro che possono falsificarla in conformità con gli interessi della borghesia otterranno il compenso più alto. Il filosofo e storico francese Michel Foucault sostiene che chiunque controlli la memoria delle persone controllerà il comportamento delle persone.

Quindi, è una questione di vita o di morte occuparsi della memoria, controllarla e gestirla.

Una cortina di ferro fa sì che nessuno sappia quanti membri del partito comunista degli Stati Uniti e quanti simpatizzanti del comunismo furono arrestati o perfino uccisi dalle autorità statunitensi nell’«epoca McCarthy» negli USA degli anni ‘50.

Nel 1965, con il supporto della CIA le autorità militari indonesiane uccisero tra 500mila e un milione di membri del partito comunista e simpatizzanti del comunismo in Indonesia. Perfino i media americani riportarono allora che il fiume era tinto di rosso dal sangue. Tuttavia, ciò risulta sconosciuto alla maggior parte della popolazione dell’odierna era della globalizzazione e dell’informazione.

Al contrario, il cosiddetto “fatto” che Stalin uccise trenta milioni di persone nell’eliminazione dei controrivoluzionari e che trenta milioni di persone morirono di fame nel “Grande balzo in avanti” intrapreso da Mao è conosciuto praticamente da chiunque sulla faccia della terra. Questi due “trenta milioni” sono dati falsi fabbricati deliberatamente. Certo, bisognerebbe scrivere degli articoli specifici per illustrare questo punto. Durante la Campagna Anti-destra del 1957, 550mila persone furono segnalate come di destra; è ovvio che un certo numero di compagni fu in errore, ma nessuno fu giustiziato. Ancora descritta come “sanguinosa”, questa storia è conosciuta da ogni persona sulla terra. Al contrario, quasi nessuno conosce il fatto che tra 500mila e un milione di membri del partito comunista e simpatizzanti del comunismo furono uccisi in Indonesia. I media controllati dal capitale internazionale sono “oggettivi”, “veritieri” e “onesti”?

Nel 1994 è stato pubblicato all’estero The Private Life of Chairman Mao: The Memoirs of Mao’s Personal Physician [La vita privata del Presidente Mao: Le memorie del medico personale di Mao] di Li Zhisui. Io ho lavorato in Zhongnanhai per più di dieci anni ed ero in contatto con alcuni membri dello staff che circondava Mao. Dopo aver visto l’attacco da lui subito, specialmente la descrizione della sua cosiddetta vita privata, ho immediatamente cercato Zhou Fuming, che lavorò alla sistemazione del libro di Mao dopo la sua morte nella Casa della Fragranza del Crisantemo di Zhongnanhai. Fin dal 1960, Zhou Fuming fu guardia personale di Mao Zedong ed era anche colui che si occupava del suo taglio di capelli. Zhou Fuming, dopo aver visto le cosiddette memorie di Li Zhisui, disse molto rabbiosamente: “Questo è puro non-sense; penso che sia una maligna falsificazione. Il presidente Mao era in ottima salute tra i cinquanta e i settant’anni, di rado prendeva medicine. Anche se aveva bisogno di sonniferi, le pillole erano prelevate dalle nostre guardie di sicurezza. Li Zhisui non aveva neppure l’opportunità di avvicinarsi al Presidente, quindi da dove proviene la cosiddetta vita personale che ha visto?!”.

Quando Li Zhisui andò negli Stati Uniti nel 1988, portò con sé solo un minuscolo manoscritto. All’epoca, alcuni tizi dell’ambiente della CIA lo trovarono e gli dissero che le memorie che aveva portato con sé non erano leggibili e non avrebbero avuto riscontro commerciale. Una versione è che Li accettò di limare le memorie per un milione di dollari, un’altra parla di 500.000 dollari. Non importa quale cifra sia quella esatta, perlomeno è chiaro che Li Zhisui scrisse le sue memorie solo per sé, le cosiddette memorie furono scritte da qualcun altro e il minuscolo manoscritto si trasformò in un librone. Il libro anticipa il periodo in cui Li cominciò a lavorare nella clinica di Zhongnanhai dal giugno del 1957 all’aprile del 1954. Un bel pezzo del libro consiste nella descrizione del periodo precedente al suo lavoro nella clinica di Zhongnanhai. I cosiddetti fatti sono completamenti inventati. Io suggerisco a chi abbia letto il libro pseudostorico The Memoirs of Mao’s Personal Physician di leggere The truth of history [La verità della storia] scritto da Lin Ke, Wu Xujun e Xu Tao, e pubblicato dalla Central Literature Publishing House nel 1998, che si sforza di confutare l’inganno di Li Zhisui.

Le agenzie di intelligence britanniche hanno anche trovato la scrittrice anglo-cinese Zhang Rong e il suo marito inglese, coautore di Mao Zedong: the unknown story [Mao Zedong: la storia sconosciuta]. Il libro fu pubblicato nel 2005. Ho incontrato di persona Zhang Rong nel 1991. Nel 2008, quando visitai l’Università di Cambridge, numerosi professori dissero: “Noi non abbiamo bisogno di discutere del libro di Zhang Rong, che pullula di contraddizioni logiche. Non vale la pena di perdere tempo a parlarne”. Perfino un giornale francese che riferiva di questo libro scrisse che dal punto di vista di Zhang Rong e altri, Hitler e Stalin sono stati famosi a lungo, mentre il ritratto di Mao Zedong è ancora appeso in piazza Tienanmen. Zhang Rong ha provato a rimuovere il ritratto. The Memoirs of Mao’s Personal Physician di Li Zhisui e Mao Zedong: the unknown story di Zhang Rong e del suo marito inglese sono tradotti in tutte le lingue con il sostegno del capitale internazionale e sono stati pubblicati in molti Paesi. Ci sono anche molte versioni cinesi prese da Hong Kong e Taiwan per la terraferma. Entrambi questi cosiddetti libri storici hanno suscitato scalpore sia in patria che all’estero. Hanno ancora una considerevole influenza nazionale e internazionale.

Si racconta che Napoleone abbia detto che “quattro giornali ostili sono da temere molto di più di mille baionette”. Eisenhower disse che l’effetto di un dollaro speso in propaganda equivale a cinque dollari spesi per la difesa nazionale. Nixon rischiò di essere indagato a causa dei retroscena dello “scandalo Watergate” e si espresse all’incirca allo stesso modo.

Persone come Li Zhisui in patria e all’estero esagerano arbitrariamente, con secondi fini, gli errori compiuti da Mao nell’ultima parte della sua vita, inventano perfino i fatti, e fanno del loro meglio per disinformare, diffamare e calunniare Mao. Gli attacchi scorretti a Mao Zedong non si riferiscono soltanto alla sua vita; inoltre, il loro obiettivo finale è contestare Zhou Enlai, Liu Shaoqi, Zhu De, Chen Yun, Deng Xiaoping e altri leader del Pcc e un gran numero dei proletari rivoluzionari di vecchia generazione, in modo da negare la gloriosa storia di lotta del nostro partito e del popolo, negare il marxismo e il sistema socialista della dittatura democratica del popolo, per preparare un’opinione ideologica e politica che tende a portare indietro la nuova Cina socialista allo status coloniale o semicoloniale.

Già alcuni anni fa, durante un incontro sul lavoro storico del partito, il compagno Xi Jinping ha esplicitamente ammonito l’intero partito a diffidare del “nichilismo storico”, che provoca un danno incalcolabile, e ad essere in proposito estremamente vigili.

Ritengo che sulla base della “esperienza” della disfatta del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, il capitale monopolistico internazionale metta attualmente a fuoco il suo bersaglio attaccando Mao Zedong e il suo pensiero, facendo al contempo del proprio meglio per propugnare il “nichilismo storico” per annientare il marxismo, il socialismo e il Pcc.

Questo è un tratto importantissimo nella strategia delle forze ostili in patria e all’estero, volta a circondare, trasformare e sovvertire la Cina socialista negli anni recenti e nei prossimi: quindi, un settore estremamente rilevante del loro soft power e smart power.

Sebbene siano solo poche persone ad agire in tal modo, esse sono nondimeno molto potenti. Questa strategia di sovversione si avvale di ogni tipo di media controllati da diversi centri capitalistici, e in particolare della proliferazione ed espansione di internet. Agli effetti di tale strategia sovversiva va attribuita grande importanza e bisogna reagire in maniera appropriata e tempestiva.

È di grande importanza strategica reagire adeguatamente agli attacchi delle forze ostili in patria e all’estero, specialmente quelle manipolate dal capitale internazionale contro Mao Zedong, Zhou Enlai, Deng Xiaoping, Jiang Zemin e altri dirigenti del Pcc, per resistere alla loro azione diversiva di occidentalizzazione e preservare la natura del partito comunista cinese nel presente e nel futuro.

A un certo grado e a un certo livello, il nemico è più forte di noi solo nella misura in cui può attaccare i suoi nemici con la falsificazione, arma in sommo grado ignobile e degenere, che non ha alcun riguardo per la coscienza umana e la morale. Inoltre, con il supporto di un capitale forte, essi aggiungono le ali a queste dicerie, calunnie e attacchi per farli “volare” in ogni angolo del globo.

L’esperienza storica ha ripetutamente provato che chi combatte nel modo più deciso il mondo occidentale guidato dagli Stati Uniti, da una parte, ed è attaccato nel modo più feroce dal mondo occidentale guidato dagli Stati Uniti, dall’altra parte, incontra il consenso della maggior parte delle masse, che ne conservano memoria.

Il 21 gennaio 2013, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha detto nel suo secondo discorso inaugurale che ogni cittadino o cittadina degli Stati Uniti ha il dovere di modellare la forma dell’epoca non solo attraverso il voto, ma anche attraverso la difesa dei valori e degli ideali durevoli. Il marxismo-leninismo, il pensiero di Mao Zedong, la teoria di Deng Xiaoping, il pensiero delle “Tre rappresentanze” e la concezione di uno sviluppo scientifico non sono solo l’ideologia guida del partito, ma anche i valori di noi comunisti.

Dovremmo “imparare” da Obama a difendere i valori del nostro partito, del nostro Paese e del nostro popolo con un atteggiamento sobrio e fermo.

* Flagship Magazine, issue 9, 2013: http://myy.cass.cn/news/746281.htm. Pubblicato su MarxVentuno n. 1/2015, Trad. dall’inglese di Alessia Franco.


ALCUNE QUESTIONI RIGUARDANTI I METODI DI DIREZIONE

Decisione relativa ai metodi di direzione, redatta da Mao Zedong a nome del Comitato centrale del Partito comunista cinese. (1° giugno 1943)

1. Esistono due metodi che noi comunisti dobbiamo adottare in qualsiasi lavoro: l’uno consiste nel legare il generale al particolare, l’altro nel legare la direzione alle masse.

2. Senza lanciare un appello generale su vasta scala, è impossibile mobilitare le larghe masse per portare a termine un qualunque compito. Ma se coloro che hanno una funzione direttiva si limitano a un appello generale, se non si occupano personalmente in modo concreto e approfondito, in alcune organizzazioni, dell’esecuzione del lavoro per il quale hanno lanciato l’appello (in modo che, dopo aver ottenuto un primo successo, possano, grazie all’esperienza acquisita, orientare il lavoro negli altri settori che dirigono), non avranno la possibilità di verificare la giustezza del loro appello generale né di arricchirne il contenuto; allora questo appello generale rischierà di non approdare a nulla. Infatti, nel 1942, durante il movimento di rettifica, successi sono stati riportati là dove si è saputo legare l’appello generale a una direzione particolare e specifica; al contrario, dove non si è applicato questo metodo, i successi sono mancati.

Nel 1943, nel corso dello stesso movimento, gli uffici regionali e sottoregionali del Comitato centrale, i comitati di partito di regione e di prefettura devono, per acquistare l’esperienza necessaria, procedere nel modo seguente: oltre a lanciare un appello generale (il piano di rettifica per tutto l’anno), essi devono scegliere nel proprio organismo come anche negli organismi, nelle scuole e nelle forze armate vicini, due o tre unità (non è necessario prenderne molte) che sottoporranno a uno studio approfondito, per conoscere nei dettagli come si svolge il movimento di rettifica e per esaminare da vicino il caso di alcuni membri rappresentativi del personale dell’organismo (anche qui non occorre sceglierne molti).

Questo esame riguarderà il loro passato politico, le loro caratteristiche ideologiche, la loro applicazione nello studio e la qualità del loro lavoro; essi devono inoltre guidare personalmente i responsabili di queste unità nella ricerca di una soluzione concreta alle questioni pratiche che si pongono. I responsabili di ogni organismo, di ogni scuola e di ogni unità dell’esercito devono procedere nello stesso modo, dal momento che ognuno di questi si compone a sua volta di un certo numero di unità più piccole.

Questo è un metodo che permette ai dirigenti di dirigere e di apprendere nello stesso tempo. Nessuno tra coloro che hanno una funzione dirigente può assumere la direzione generale delle unità che gli sono affidate, se non acquista un’esperienza concreta di lavoro presso alcune di esse, al fianco di alcuni individui e su alcune questioni specifiche. Questo metodo va divulgato ovunque, affinché i quadri dirigenti di ogni livello imparino ad applicarlo.

3. L’esperienza del movimento di rettifica del 1942 ha dimostrato fra l’altro che, per assicurare il successo del movimento di rettifica, è necessario nel corso stesso del movimento formare in ogni unità un gruppo dirigente composto da un piccolo numero di elementi attivi riuniti intorno al massimo responsabile e mantenere uno stretto legame tra questo gruppo dirigente e le larghe masse che prendono parte al movimento. Per quanto attivo possa essere un gruppo dirigente, la sua attività si ridurrà allo sforzo infecondo di un pugno di persone, se non è legata a quella delle larghe masse. D’altra parte, se solo le larghe masse sono attive senza che ci sia un forte gruppo dirigente capace di orientare in modo appropriato la loro attività, tale attività non potrà durare a lungo, né svilupparsi nella direzione giusta, né raggiungere un alto livello.

Le masse, in qualunque posto, sono generalmente composte di tre categorie di elementi: i relativamente attivi, i relativamente arretrati e gli elementi intermedi tra le due prime categorie. I dirigenti devono perciò avere la capacità di unire il ristretto numero di elementi attivi intorno alla direzione e devono fare affidamento su di essi per elevare il livello degli elementi intermedi e conquistare gli arretrati.

Un gruppo dirigente veramente unito e legato alle masse può formarsi solo gradualmente nel processo delle lotte di massa e non separatamente da esse. Nella maggior parte dei casi la composizione del gruppo dirigente non deve e non può rimanere del tutto invariata dall’inizio alla fine di una grande lotta; bisogna continuamente promuovere gli elementi attivi che si distinguono nel corso della lotta e sostituirli a quei membri originali del gruppo dirigente che al confronto si sono rivelati meno qualificati o hanno degenerato.

Una delle ragioni fondamentali per la quale, in diverse località e in numerosi organismi, non si riesce a portare avanti il lavoro, è l’assenza di un simile gruppo dirigente, saldamente unito, legato alle masse e costantemente sano. Una scuola composta da un centinaio di persone funzionerà certamente male se non ha un gruppo dirigente formato da alcune persone, una dozzina o poco più, costituito in funzione della situazione reale (e non messo insieme arbitrariamente) e composto dagli elementi più attivi, più onesti e più svegli tra gli insegnanti, gli impiegati e gli studenti.

L’indicazione relativa alla creazione di un nucleo dirigente, data da Stalin nella nona delle dodici condizioni per la bolscevizzazione dei partiti comunisti, noi dobbiamo applicarla dappertutto, senza eccezione, negli organismi, nelle scuole, nelle unità dell’esercito, nelle fabbriche, nei villaggi, piccoli o grandi che siano. I criteri per la scelta dei membri di un tale gruppo dirigente devono essere le quattro condizioni formulate da Dimitrov a proposito della politica dei quadri: massima devozione, legame con le masse, capacità di orientarsi da soli in qualsiasi situazione, spirito di disciplina.

Sia che si tratti di un compito centrale come la guerra, la produzionee l’educazione (compreso il movimento di rettifica), sia che si tratti di altri compiti, come la verifica del lavoro e il controllo dei quadri, occorre, oltre a legare l’appello generale a una direzione particolare e specifica, mantenere il legame del gruppo dirigente con le larghe masse.

4. In tutto il lavoro pratico del nostro partito, una direzione giusta deve fondarsi sul seguente principio: dalle masse alle masse. Questo significa che bisogna raccogliere le idee delle masse (frammentarie, non sistematiche), sintetizzarle (attraverso lo studio trasformarle in idee generalizzate e sistematiche), quindi portarle di nuovo alle masse, diffondere e spiegare queste idee finché le masse non le assimilano, vi aderiscono fermamente e le traducono in azione e verificare in tale azione la giustezza di queste idee. Poi sintetizzare ancora una volta le idee delle masse e riportarle quindi alle masse perché queste idee siano applicate con fermezza e fino in fondo. E sempre così, ininterrottamente, come una spirale senza fine; le idee ogni volta saranno più giuste, più vitali e più ricche. Questa è la teoria marxista della conoscenza.

5. Giusti rapporti devono essere stabiliti tra il gruppo dirigente e le larghe masse, sia in seno a un’organizzazione sia nel corso di una lotta; la direzione può formulare idee giuste solo se raccoglie le idee delle masse e le sintetizza per poi riportarle di nuovo alle masse, perché queste possano applicarle con fermezza e fino in fondo; mettendo in pratica le idee dell’organismo dirigente, occorre legare l’appello generale a una direzione particolare e specifica. Nel corso del movimento attuale di rettifica, tutti questi concetti devono essere largamente propagati, affinché i nostri quadri possano correggere i loro punti di vista sbagliati riguardo ai metodi di direzione.

Molti compagni non capiscono l’importanza di unire intorno a sé gli elementi attivi per formare un nucleo dirigente o sono incapaci di farlo; essi non capiscono l’importanza di stabilire uno stretto legame fra questo nucleo dirigente e le larghe masse o non sono capaci di farlo; ne consegue che la loro opera di direzione diventa burocratica, staccata dalle masse. Molti compagni non capiscono l’importanza di compiere un bilancio dell’esperienza acquisita dalle masse nella lotta o non sono capaci di farlo; credendosi intelligenti, amano esporre in modo soggettivista un mucchio di opinioni che poi in effetti si riducono a delle chiacchiere completamente avulse dalla realtà.

Molti compagni si accontentano di lanciare un appello generale per portare a termine un compito e non capiscono l’importanza di passare immediatamente a un lavoro di direzione particolare e specifica o non sono capaci di farlo; ne consegue che i loro appelli rimangono appelli a parole, sulla carta o limitati alla sala delle riunioni e che la loro opera di direzione cade nel burocratismo. Durante l’attuale movimento di rettifica, noi dobbiamo correggere questi difetti e imparare a seguire, nello studio, nella verifica del lavoro e nel controllo dei quadri, i metodi seguenti: legare la direzione alle masse e legare il generale al particolare. Applicheremo questi metodi in tutto il lavoro che faremo.

6. Raccogliere le idee delle masse, sintetizzarle, quindi portarle di nuovo alle masse, perché queste idee siano applicate con fermezza e fino in fondo, in modo da elaborare giusti criteri per il lavoro di direzione: questo è il metodo fondamentale di direzione. Durante il processo di sintesi delle idee e della loro ferma applicazione, occorre legare l’appello generale a una direzione particolare e specifica; ciò fa parte integrante del metodo fondamentale. È necessario, partendo da un certo numero di casi di direzione particolare e specifica, formulare idee generali (appello generale), metterle alla prova in numerose unità (non basta che lo facciamo noi, ma dobbiamo invitare gli altri a farlo), per poi sintetizzare le nuove esperienze (farne il bilancio) ed elaborare le nuove direttive capaci di guidare su scala generale le masse. I nostri compagni devono procedere in questo modo nell’attuale movimento di rettifica, come anche in ogni altro lavoro. Una buona direzione deriva dalla capacità dei dirigenti di procedere in base a questo metodo.

7. Ogni qual volta un organismo dirigente superiore e le sue diverse sezioni affidano ai livelli inferiori un compito qualsiasi (che riguardi la guerra rivoluzionaria, la produzione o l’educazione; il movimento di rettifica, la verifica del lavoro o il controllo dei quadri; il lavoro di propaganda, il lavoro di organizzazione o il lavoro per l’eliminazione degli elementi ostili, ecc.), essi devono intervenire attraverso i responsabili principali dell’organismo inferiore interessato, affinché questi si assumano le proprie responsabilità; si giungerà così a una divisione del lavoro e al tempo stesso a una direzione unica centralizzata. Non basta che una sezione di un organismo superiore prenda contatto con la sezione corrispondente del livello inferiore (ad esempio, un ufficio del livello superiore, incaricato dell’organizzazione, della propaganda o dell’eliminazione degli elementi ostili, prenda contatto con l’ufficio corrispondente del livello inferiore); questo è un metodo per cui il responsabile principale dell’organismo inferiore (ad esempio, il segretario, il presidente, il capo di un dipartimento o il direttore di una scuola) rimane all’oscuro di tutto e non può assumersi le proprie responsabilità.

Occorre che il responsabile principale e gli elementi responsabili che dipendono direttamente da lui siano tutti informati del compito assegnato a una sezione dell’organismo che essi dirigono e rispondano del suo adempimento. Questo metodo centralizzato, che abbina la divisione del lavoro alla direzione unica, permette, attraverso il responsabile principale, di mobilitare per un determinato compito un gran numero di quadri, talvolta anche tutto il personale di un organismo; ciò consente di rimediare alla scarsità di quadri in questa o quella sezione e fa sì che un gran numero di persone diventino a loro volta quadri attivi nell’attuazione di quel determinato compito.

Anche questo è un metodo per legare la direzione alle masse. Prendiamo, per esempio, il controllo dei quadri. Se il lavoro viene fatto in modo isolato, se viene affidato soltanto a un ristretto numero di persone di una sezione dell’organismo dirigente, come la sezione di organizzazione, non v’è dubbio che il lavoro non sarà compiuto in maniera adeguata; se invece, per procedere a questo controllo, il responsabile di un organismo o il direttore di una scuola mobilita una gran parte del personale del suo organismo o degli studenti del suo istituto, a volte persino tutto il personale o tutti gli studenti e se il dirigente della sezione di organizzazione del livello superiore orienta come si deve questo lavoro e applica il principio di legare la direzione alle masse, di sicuro il controllo dei quadri verrà compiuto in maniera soddisfacente.

8. In una zona non possono esserci contemporaneamente più compiti centrali; in un dato periodo, può esserci un solo compito centrale a cui si aggiungono altri che per importanza occupano il secondo o terzo posto. Di conseguenza la persona che nella zona occupa la posizione di maggiore responsabilità deve tener conto della storia e delle circostanze della lotta in quella zona e dare a ogni compito il posto che gli spetta e non agire senza alcun piano limitandosi a eseguire, l’una dopo l’altra, le istruzioni che le vengono dall’alto, perché ciò porta al sorgere di un’infinità di “compiti centrali” e di uno stato di confusione e di disordine. Gli organismi superiori, da parte loro, non devono assegnare contemporaneamente agli organismi inferiori più compiti senza indicare il loro grado di importanza e di urgenza, o senza specificare qual è quello centrale, perché ciò crea confusione negli organismi inferiori riguardo alle misure da prendere per portare avanti il lavoro e non permette loro di raggiungere i risultati previsti. Fa parte dell’arte della direzione elaborare piani tenendo conto della situazione nel suo insieme alla luce delle condizioni storiche e delle circostanze esistenti in ogni zona, individuare correttamente il centro di gravità e la disposizione del lavoro per ogni periodo, poi mettere in pratica con fermezza la decisione presa in modo che vengano raggiunti sicuri risultati. Si tratta anche qui di una questione di metodo di direzione, che bisogna cercare di risolvere quando si applicano questi due principi: legare la direzione alle masse e legare il generale al particolare. 9. Non abbiamo qui esaurito in tutti i suoi particolari la questione relativa ai metodi di direzione, ma noi speriamo che, sulla base dei principi ora formulati, i compagni delle diverse zone riflettano attentamente e facciano appello a tutta la loro capacità creativa.

Più la lotta è dura, più diventa necessario per i comunisti legare strettamente il loro lavoro di direzione alle esigenze delle larghe masse, il loro appello generale a una direzione particolare e specifica, in modo da porre fine una volta per tutte ai metodi soggettivisti e burocratici di direzione. Tutti i compagni del partito che hanno una funzione dirigente devono, in ogni momento, contrapporre ai metodi soggettivisti e burocratici di direzione i metodi scientifici, marxisti e servirsi di questi per eliminare quelli. I soggettivisti e i burocrati non conoscono il principio di legare la direzione alle masse e il generale al particolare e ciò ostacola notevolmente il lavoro del partito. Per combattere questi metodi soggettivisti e burocratici di direzione, noi dobbiamo diffondere largamente e in profondità i metodi scientifici, marxisti di direzione.

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