50 sfumature di "vuoto"Tribuno del Popolo
venerdì , 20 ottobre 2017
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50 sfumature di “vuoto”

E’ il film cult del momento, stiamo parlando di “Cinquanta sfumature di grigio”, il film tratto dall’omonimo libro che parla delle avventure amorose di Anastasia Steele. In parallelo i media fomentano una vera e propria psicosi di massa. E in un mondo in cui ognuno è libero di dire e fare quello che vuole, anche noi diciamo la nostra.

In un mondo in cui tutti, giustamente, esprimono i loro giudizi su qualsiasi cosa, magari anche senza averne la minima competenza, anche noi vogliamo metterci a fare i critici. Del resto il rischio è quello di venire offesi per le nostre idee, ma esprimerle ci sembra comunque un diritto. Da qualche tempo il libro “Cinquanta sfumature di grigio” è diventato un must della letteratura, inutile dire che a noi proprio non è piaciuto, ci è sembrato niente altro che un libro come tanti, peraltro scritto non certo in modo trascendentale, ma appetibile in quanto parlando di temi “scottanti” come le perversioni sessuali solletica sicuramente l’opinione pubblica che invece, quando si affrontano altri temi, sembra ovviamente molto meno ricettiva. E fin qui tutto ok, a noi possono non piacere determinati libri ma rimane un nostro giudizio soggettivo ed è sicuramente accettabile e giusto che vengano scritti libri su questo tema ancor più che chi lo fa trova riscontro di pubblico e critica. Certo, si potrebbe dire che è sin troppo facile fare audience parlando delle avventure sessuali di personaggi qualsiasi o magari stereotipati, ma il successo è reale e quindi per quanto possiamo dire che a noi non piace, la nostra opinione rimane tale. Ma adesso che è uscito anche il film ecco che la psicosi è diventata realmente tale con tanto di quotidiani che hanno fatto migliaia di letture proponendo titoloni come: “Cinquanta sfumature delirio nelle sale“, oppure “Cinquanta sfumature di grigio, essere Anastasia costa 12.000 euro a notte” e altre amenità di questo tipo magari scendendo in accurate descrizioni di quello che sarebbe successo nel buio delle sale con tanto di autoerotismo e deliri collettivi. Insomma un delirio che piace dal momento che gli incassi aumentano, e in tanti si possono gloriare di aver diffuso l’ennesima moda. Il sadomaso e il sesso sfrenato ora vengono proposti come “modello” con il Fatto Quotidiano che ci parla di un servizio con il quale donne annoiate pagando 12.000 euro possono, udite udite, comprarsi un giro in elicottero, un contratto di sottomissione e una sessione nella “sala del dolore” con veri e propri professionisti a disposizione da scegliere in un catalogo. Insomma direte voi, cosa ve ne frega se il sadomaso piace? Sinceramente nulla, non ce ne frega assolutamente nulla, che ognuno faccia quello che crede opportuno nella sua intimità, ci limitiamo a segnalare come almeno a noi il modello di una donna remissiva che firma un contratto di sottomissione non faccia impazzire. E ogni società, forse, merita i miti e i valori che si costruisce.

K.Ion

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