70 anni di ONU ... Due diverse visioniTribuno del Popolo
venerdì , 24 novembre 2017
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70 anni di ONU … Due diverse visioni

Il dibattito in vista della commemorazione del 70° anniversario della nascita dell’Organizzazione della Nazioni Unite (Onu) consente – sebbene non ce ne fosse granché bisogno – di confrontare due opposte visioni sul futuro delle relazioni internazionali e, di conseguenza, del ruolo del Palazzo di vetro):

Da una parte Samantha Power, ambasciatrice Usa, con la sua insistenza sul rispetto dei diritti umani come garanzia di pace, dall’altra Wang Yi, ministro degli Esteri cinese che ha presieduto il dibattito del 23 febbraio scorso al Consiglio di sicurezza[1], convinto che una nuova vitalità alla Carta Onu può essere garantita solo attraverso il rispetto della sovranità, dell’indipendenza e dell’integrità territoriale di ogni Paese e la salvaguardia delle autonome via di sviluppo intraprese. In poche parole la sovranità come fondamento dell’ordine internazionale.

Da una parte, quindi, ancora la logica dell’interventismo umanitario, del “dovere di proteggere” i popoli dalle azioni “genocide” compiute dall’Hitler di turno, a insindacabile giudizio della potenza egemone (e dei suoi alleati); dall’altra la ricerca del dialogo tra pari e la pratica difficoltosa del compromesso. Da una parte venticinque anni di guerre di aggressione, menzogne e orrore.

E siccome di interventismo umanitario non ce n’è mai abbastanza, in concomitanza con la discussione della quale stiamo parlando, Amnesty International ha chiesto ai cinque grandi (Cina, Francia, Gran Bretagna, Russia e Stati Uniti) seduti in Consiglio di sicurezza di rinunciare d’ora in poi all’esercizio del diritto di veto nei casi di “genocidio o atrocità di massa”. Proposta lodevole per molti, ma dalle pericolose ricadute. Una simile rinuncia potrebbe essere all’origine di nuove guerre di aggressione, nuovi violenti cambiamenti di regime, ulteriori destabilizzazioni e nuove atrocità. Proprio ciò che si vorrebbe evitare! Sì, perché il diritto sovrano di decidere quando sia in atto un genocidio o uno sterminio di massa sarebbe esercitato soprattutto dalla potenza militarmente ancora egemone e più di tutte in grado di scatenare una campagna internazionale di indignazione e demonizzazione contro lo scomodo “regime” di turno. Al bombardamento dell’indignazione seguirebbero inevitabilmente quelli veri e propri. Oggi ci troveremmo di fronte con tutta probabilità ad un intervento Nato in Siria, evitato proprio dai veti di Mosca e Pechino in un contesto internazionale caratterizzato di denunce corali di genocidio nei confronti del governo siriano, per quanto basate su prove poi rivelatesi inconsistenti.

Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

1. Un resoconto della discussione è disponibile all’indirizzo http://www.un.org/press/en/2015/sc11793.doc.htm

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