70 anni fa il rastrellamento del Ghetto di Roma. Basta col mito degli "Italiani brava gente"Tribuno del Popolo
giovedì , 30 marzo 2017
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70 anni fa il rastrellamento del Ghetto di Roma. Basta col mito degli “Italiani brava gente”

A 70 anni dal rastrellamento del Ghetto di Roma cogliamo l’occasione, con la vergogna per il funerale di Priebke ancora fresca, per ricordare quanto anche gli italiani fascisti fossero coinvolti nella violenza. 

Italiani brava gente? Non nella realtà. Alla vigilia dell’anniversario del rastrellamento del Ghetto di Roma si sono tenuti i funerali di Erich Priebke, il boia delle Fosse Ardeatine, dove morirono italiani ed ebrei insieme in una delle stragi più odiose e vergognose avvenute in Italia. Sono passati settant’anni da allora, quando i vagoni piombati vennero riempiti di innocenti spediti in Germania, rastrellati nelle loro case dalla follia del nazifascismo. E a settant’anni di distanza ci sono ancora troppi italiani che continuano a provare a riabilitare la figura del fascismo, diffondendo menzogne sui fascisti “brava gente” che non avrebbero responsabilità nelle persecuzioni. Esiste però la storia, ed esiste un rapporto di 172 pagine su italiani e tedeschi nella Seconda guerra mondiale scritto da  una commissione di dieci storici provenienti da entrambi i Paesi su incarico dei rispettivi governi, benché gli autori sostengano di aver esercitato il mandato in modo completamente indipendente. Il nodo è questo: “Così come oggi non può sopravvivere in Germania il mito del corretto comportamento della Wehrmacht sul suolo italiano, altrettanto inaccettabile è la sopravvivenza del mito degli “italiani brava gente” in riferimento alla Seconda guerra mondiale“. Parole chiare, parole nette che invitano entrambe le parti finalmente ad assumersi le proprie responsabilità storiche. Il rapporto ha anche ricordato “la stretta collaborazione tra i regimi dittatoriali di Mussolini e di Hitler” e le guerre congiunte in Francia, Grecia, Jugoslavia, Africa e Urss. Ma il rapporto va anche oltre: “I tedeschi devono riconoscere che gli italiani non sono stati soltanto collaboratori, ma anche vittime; e gli italiani, da parte loro, devono accettare di non essere stati soltanto vittime, bensì, anche, in certa misura complici e collaboratori“. Insomma sul collaborazionismo degli italiani nell’RSI secondo la commissione esiste una grande lacuna nella ricerca storica dal momento che gli italiani collaborarono attivamente a tante deportazioni di ebrei in Germania, oltre che a vergognosi rastrellamenti contro partigiani e antifascisti. Infine anche l’ultima smentita delle teorie neofasaciste:  solo nel 20% dei casi i crimini di militari tedeschi furono reazioni o rappresaglie, come ha ricordato il presidente dell’Anpi Carlo Smuraglia, nell’80% furono barbarie gratuite. Eppure negli ultimi decenni qualcuno ha permesso che venissero diffuse vergognose bugie storiche, che hanno finito per far passare il concetto che nella guerra fossero tutti boia e carnefici e che gli italiani, non fosse per l’alleanza con Hitler, sarebbero rimasti “brava gente”. La storia però dice altro, e le colpe del fascismo mussoliniano restano lì. Semmai bisognerebbe chiedersi come mai negli ultimi decenni non dia più fastidio utilizzare un vocabolario fascista e aggressivo e operare vergognose mistificazioni storiche. 

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