8 Marzo. Bergamo di nuovo in piazzaTribuno del Popolo
giovedì , 25 maggio 2017
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8 Marzo. Bergamo di nuovo in piazza

Un otto marzo per rivendicare non solo la donna ma anche i diritti civili dell’uomo

Fonte: Oltremedianews

Saranno due le motivazioni principali che vedranno protagonisti in piazza Marconi a Bergamo gli attivisti contro l’omofobia il prossimo 8 marzo: la rivendicazione dei diritti civili dell’uomo e la volontà di alleggerire l’iter giuridico che vede costretti i transgender a rivolgersi ad un tribunale per veder riconosciuta la propria identità di genere.

Lo stesso giorno faranno la loro manifestazione ‘silenziosa’ le Sentinelle in piedi, con l’obiettivo di portare il loro pensiero omofobo in modo pacifico, posizionandosi in piedi, zitti, a pochi metri di distanza l’uno dall’altro, usando quindi il pretesto della libertà d’espressione per cercare di sottrarre terreno ai diritti che il movimento omosessuale e transessuale sta faticosamente tentando di conquistare negli ultimi anni. Anni che, per inciso, sono stati segnati in modo significativo da atti di bullismo e di omofobia, che hanno spesso portato al peggiore tra gli epiloghi: il suicidio di ragazzi e di adolescenti in ricerca di una propria identità sessuale.

“Non crediamo certo – si legge nel comunicato dell’associazione B.C.O. (Bergamo contro l’omofobia)- che sia un caso il fatto che la data scelta per riproporre nella nostra città l’ennesima veglia silenziosa sia proprio l’8 marzo. Oltre alla difesa di un presunto attacco alla libertà di espressione – che vedrebbe la sua origine nella proposta di legge contro l’omo-transfobia presentata in questi mesi in Parlamento – questa potrebbe palesarsi come l’ulteriore occasione per attaccare nuovamente la 194 e il diritto della donna all’autodeterminazione”.

Rompiamo il silenzio’ è un comitato che vuole rivendicare l’autodeterminazione dei corpi e la libertà dell’essere e del desiderare. Il silenzio viene infatti inteso come un ‘ingrediente indispensabile affinché le violenze si possano compiere’.

Oggi, un transgender, per poter essere operato deve presentare un’istanza al tribunale, che, prima di accettarla è libero di nominare un consulente tecnico d’ufficio per la valutazione del caso. In seguito, con la sentenza positiva del tribunale, la persona può recarsi nell’ospedale scelto per l’intervento desiderato. In seguito deve nuovamente presentarsi in tribunale per il cambiamento dello stato anagrafico e per il cambiamento di tutti i documenti d’identità.

Di fronte a queste infinite burocrazie, di fronte ai grandi quesiti dell’uomo sull’uomo, una tra le domande più importanti che B.C.O. si chiede è ‘che cosa sia la normalità’ e afferma: “Dobbiamo uscire finalmente dalla retorica securitaria secondo cui le nostre vite altro non sarebbero che delle categorie deboli da tutelare, riprendiamoci le strade come luogo della celebrazione delle diversità e di rivendicazione di nuove possibili forme di convivenza tra i generi, le identità e culture”.

  Federica Bani

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