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giovedì , 23 marzo 2017
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8 Marzo giornata internazionale della solidarietà

 

L’8 marzo 2016, l’MDM (Movimento Democrático de Mulheres del Portogallo) saluta tutte le donne che con impegno e perseveranza hanno contribuito a fermare la corsa in atto all’impoverimento e alla violazione dei loro diritti, aprendo nuove prospettive di dignità al loro ruolo sociale, al miglioramento delle loro condizioni di vita e all’effettivo riconoscimento dei diritti delle donne come diritti umani.

Non ci sarà sviluppo sostenibile senza la partecipazione delle donne a tutti i livelli della vita politica, nel mondo del lavoro, nella protezione dell’ambiente e nella gestione dei servizi pubblici. Per queste ragioni, il Movimento Democrático Das Mulheres (MDM) fa appello a:

• la partecipazione delle donne nel continuare a svolgere un ruolo attivo nei cambiamenti sociali e politici urgenti necessari per porre fine alla discriminazione, ai conflitti armati e alle guerre.

• l’intensificazione della lotta anti-imperialista per la piena applicazione delle risoluzioni della CEDAW, dell’ECOSOC e delle Nazioni Unite per l’uguaglianza tra gli esseri umani e il diritto di tutte e tutti a vivere in pace e avere una vita dignitosa e decente.
Grazie alla lotta dei popoli e delle donne, il 20° secolo ha visto grandi progressi nel campo dei diritti delle donne in tutto il mondo.

Anche se con diversi livelli di attuazione, nel secolo scorso c’è stata una diminuzione globale dell’estrema povertà e della mortalità materno-infantile. Diversi passi positivi sono stati fatti nell’accesso delle ragazze e dei bambini all’istruzione in generale. Inoltre, il diritto alla contraccezione è stato riconosciuto in molti paesi, così come il diritto alla salute sessuale e riproduttiva, il diritto di voto, il diritto alla partecipazione politica. Si è estesa la partecipazione delle donne al mondo del lavoro e si è allargato l’accesso a tutte le professioni.

Diversi paesi hanno realizzato l’indipendenza e grandi rivoluzioni in varie parti del mondo trasformato la vita di milioni di persone. Giganteschi passi avanti sono stati fatti verso la visibilità sociale delle donne nella storia, la letteratura, le arti e la politica. Ci sono stati progressi significativi nella decostruzione di stereotipi sessisti.

Sono state conquiste difficili e dure, che hanno motivato le lotte delle donne nel mondo, ma che oggi, nel secolo XXI, sono a grave rischio di collasso, poiché stanno emergendo nuovi stereotipi e cliché, nuove guerre e nuove armi, che negano alle persone i loro diritti e oscurano le loro prospettive di avere uno status sociale dignitoso e decente.

I dati ufficiali mostrano una triste realtà che non possiamo accettare e che ci motiva a lottare. Nel mondo,

- nel 2015, la povertà estrema ha raggiunto 836 milioni di persone
- i salari delle donne sono ancora inferiori del 24% a quelli degli uomini
- 795 milioni di persone soffrono di fame cronica
- 11 bambini sotto i cinque anni di età muoiono ogni minuto
- 33 madri muoiono (di parto) ogni ora
- più di 660 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile
- 780 milioni di adulti e 103 milioni di giovani di età compresa tra i 15 ei 24 anni sono analfabeti
- anche nei paesi sviluppati, 160 milioni di persone sono analfabeti funzionali.

Nel complesso, il mondo del lavoro è precario e non offre alcuna protezione sociale. C’è ancora la discriminazione salariale. La tendenza dei salari è al ribasso.

240 milioni di persone sono disoccupate, 74 milioni di esse sono giovani adulti.

830 milioni di persone sono occupate, ma vivono con meno di 2 dollari (US) al giorno.

Più di 1,5 miliardi di persone hanno lavori precari, senza condizioni decenti e sicurezza sociale.

Le donne lavorano e producono ma ci sono ancora persistenti disuguaglianze, che ci stanno facendo arretrare. Il lavoro minorile e il lavoro forzato insieme al traffico di esseri umani sono le nuove forme di schiavitù del 21° secolo.

160 milioni di bambini sono costretti a lavorare (quasi l’11%)

Nel 2012, 21 milioni di persone in tutto il mondo sono stati vittime di lavoro forzato, della tratta a fini di sfruttamento sessuale e di lavoro pressoché schiavile. 14 milioni sono state vittime di sfruttamento economico e 4,5 milioni sono vittime di sfruttamento sessuale, per lo più donne e ragazze. I profitti illeciti da lavoro forzato sono stimati in 150 miliardi di dollari l’anno, ma anche se è illegale, questa pratica continua.

Le disuguaglianze sociali e di genere sono evidenti. La segregazione occupazionale è onnipresente e solo il 22% delle donne lavorano con funzioni dirigenziali. Le donne sono rappresentate principalmente in occupazioni con qualifica media, cioè uffici, servizi, e vendite.

L’80% della popolazione mondiale usufruisce del 6% della ricchezza del mondo, in quanto l’1% dei più ricchi possiede nel 2016 oltre il 50% della ricchezza. La ricchezza dell’élite mondiale nel 2014 è stata di 2,7 milioni di dollari per persona adulta.

Le politiche imperialistiche predatorie saccheggiano le risorse naturali dei popoli a beneficio cieci e smisurato dei profitti di monopoli e multinazionali, sono le maggiori responsabili del riscaldamento globale, dell’inquinamento delle acque, dei disastri naturali e, in ultima analisi, mettono in pericolo la vita umana e la vita in generale sul pianeta.

Un miliardo di persone sono state colpite da disastri naturali e 22.700 persone sono morte a causa di disastri naturali nel 2015.

Le guerre che si estendono in varie parti del mondo, sono i mali del nostro tempo, che profondamente colpiscono le donne e i bambini, prendendosi migliaia di vite e distruggendo le famiglie, seminando dolore e lutto, con evidente disprezzo dei diritti umani e del diritto internazionale, che ha stabilito norme di convivenza tra gli stati e i paesi sovrani. Insieme con la morte di migliaia di civili, assistiamo all’afflusso di profughi e migranti in cerca di una vita migliore in Europa, ma ai quali l’Europa oppone rifiuto e confisca dei loro beni.

Il riaccendersi di guerre e conflitti armati in Medio Oriente e Africa, così come il riemergere di forze fasciste e neo-naziste in Europa e le politiche militariste della UE e della NATO, sono una preoccupazione costante. L’intervento della NATO, non solo a scopo di difesa, ma anche complice delle crisi alimentari ed energetiche che aggravano la crisi del capitalismo e dell’imperialismo, è una costante oggi, non solo nelle zone militari, ma anche in tutti i conflitti umanitari. La NATO è una forza che agisce là dove serve all’imperialismo, in base alla nuova Concezione strategica firmata nel vertice di Lisbona del 2010. La prova di ciò sono le guerre istigate in Jugoslavia, in Ucraina e in Kosovo, come pure le navi pattuglia recentemente inviate nel Mar Egeo con il pretesto di arrestare l’afflusso di rifugiati in Grecia e Turchia e il traffico di esseri umani.

Di fatto, il dramma dei rifugiati e dei migranti in Europa riflette la guerra senza volto del nostro tempo.

Secondo l’UNHCR, ogni giorno più di 2mila profughi arrivano in Europa via mare, il 58% dei quali sono donne e bambini. Nel 2015 più di un milione di persone hanno attraversato il Mar Mediterraneo. Più di un milione e mezzo hanno richiesto asilo. Donne e ragazze profughe sono spudoratamente trafficate, violentate e sessualmente aggredite da europei come forma di “pagamento” per i documenti o il viaggio. Il commercio abietto di mercanti senza scrupoli ha fatto sparire 10mila bambini profughi.

Ci troviamo di fronte alla distruzione di un importante e vasto patrimonio umano, naturale, culturale e ambientale, che viene sostituito dal terrore, da instabilità e insicurezza generate dal terrorismo, come effetto della destabilizzazione e dell’ingerenza militare e politica degli Stati Uniti e dei loro alleati in paesi sovrani. L’instaurazione di un nuovo colonialismo è il piano di ampi settori di destra che non badano ai mezzi pur di controllare le risorse energetiche e le altre risorse esistenti in questi paesi.

Le donne si muovono certe che il futuro si costruisce con loro e mai senza di loro. Il Futuro e la Pace richiedono un movimento di donne forti e unito contro questo stato di cose. Siamo certe che è possibile compiere ulteriori passi nella trasformazione del mondo, un mondo di uguaglianza e di pace, giustizia sociale, senza le quali non ci sarà sviluppo sostenibile e la nostra vita sarà destinata al disastro e alle guerre di rapina innescate sotto l’egida degli Stati Uniti d’America, dalla NATO e dai suoi alleati.

Negli ultimi anni, con le politiche di austerità imposte dal FMI, BCE e dell’UE, ai paesi considerati più dipendenti, le disuguaglianze e gli squilibri sono stati esacerbati, peggiorando la vita delle persone e deteriorando il tenore di vita delle donne. Ciò nonostante, le donne hanno combattuto contro austerità e servilismi e hanno trovato risposte.

Per l’MDM, raggiungere uno sviluppo durevole e sostenibile, obiettivo delle Nazioni Unite fissato per il 2030, implica ridurre i rischi di disastri naturali e potenziare e qualificare le risorse naturali e umane; mettere fine alla fame e alla povertà, che sono anche le cause di guerre e conflitti armati; e garantire l’autonomia delle donne e la sovranità dei popoli. Quindi, in questo 8 marzo 2016 da tutti i governi a livello internazionale e nazionale esigiamo che si ponga fine a:

• Le violenze fisiche, psicologiche e sessuali contro donne e bambini, la violenza domestica, le molestie morali e sessuali sul luogo di lavoro e per le strade; la violenza sessuale nelle zone di guerra;
• La ciber-criminalità;
• La povertà, un grave affronto alla dignità umana;
• La svalutazione del lavoro delle donne, il lavoro precario e la violazione dei diritti, minacciati dalla flessibilità e deregolamentazione dei rapporti di lavoro;
• La discriminazione salariale;
• Il razzismo e la xenofobia e tutte le forme di fascismo e neonazismo, in aumento in Europa, così come il terrorismo, attuale arma dell’imperialismo, che investe il Medio Oriente e si espande in tutto il mondo.

L’8 marzo è giornata internazionale di solidarietà. La solidarietà con e tra le donne e i popoli implica la difesa della cooperazione e l’aiuto reciproco, la pace, la soluzione pacifica delle controversie e il diritto all’autodeterminazione.

In questo contesto, l’MDM esprime con forza la sua solidarietà alle donne di Palestina e Sahara Occidentale, vittime di occupazione, aggressione coloniale e imperialismo da decenni, e denuncia il silenzio complice della comunità internazionale, nei confronti delle violazioni da parte di Israele e Marocco delle molteplici risoluzioni delle Nazioni Unite a favore dell’autonomia, l’autodeterminazione e l’indipendenza di questi paesi.

Il MDM esprime la propria solidarietà a tutte le organizzazioni della WIDF e le altre che lottano nei loro paesi per la libertà, l’autodeterminazione, l’uguaglianza e la pace, contro i blocchi economici e le ingerenze imperialistiche, in una sfida permanente agli istigatori di guerre, ai signori dell’imperialismo militarista, che, mossi da interessi di sfruttamento delle risorse naturali e di dominio, occupano i territori, umiliano e offendono donne e bambini, li condannando a vivere nella fame, nella povertà, nelle malattie, nel sottosviluppo e nella soggezione ad aggressioni sessuali e molti altri crimini di guerra che offendono in modo particolare le donne. Denunciamo la violenza sessuale contro le donne come arma e strategia di guerra inaccettabile in qualsiasi parte del mondo, e non ci facciamo tentare dal discorso militarista secondo cui “le donne sono agenti di pace nelle situazioni di guerra”.

Gli arretramenti, che stiamo vivendo in Portogallo e in Europa e le nuove forme di sfruttamento delle donne, richiedono a tutte noi sempre più impegno, il coraggio e la determinazione di metterci alla testa di azioni collettive generatrici di un movimento di protesta e ripudio più forte, più consapevole e partecipativo, ma contemporaneamente operatore di trasformazione di questa società in cui l’ingiustizia regna e l’ipocrisia nutre e addormenta molte coscienze, a volte anche quelle più attente.

La FDIM, che ha commemorato il 70 ° anniversario della sua fondazione lo scorso dicembre, celebra quest’anno la giornata internazionale della donna mentre si prepara per il suo XVI Congresso, che si svolgerà dal 14 al 16 settembre 2016 a Bogotà, in Colombia. Sarà un momento di grande partecipazione di donne provenienti da tutto il mondo, una manifestazione di grande vitalità della nostra organizzazione. L’MDM, affiliata alla FDIM, da sempre sostiene i principi di pace, di dignità della donna e di solidarietà umana.

A tutte e tutti diciamo in questo 8 marzo 2016: “Le donne si muovano! Levino la voce! Chiedano un nuovo mondo in cui le donne non vengano più sfruttate né discriminate”. La FDIM (Federazione Internazionale Democratica delle Donne) e le sue organizzazioni affiliate, tra cui noi dell’MDM in Portogallo, hanno un ruolo chiave nella trasformazione sociale e nella costruzione della società giusta e solidale che noi sogniamo.

Unite e disposte a lottare, le donne del presente e del futuro, con il Movimento delle donne in Movimento, con l’MDM e una FDIM più forte, il mondo sarà anche nostro.

Movimento Democratico delle Donne del Portogallo (MUD) | da facebook.com

Fonte: Marx21.it

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