9 maggio 1945, l'Armata Rossa sconfiggeva il nazismo, ma oggi in troppi lo hanno dimenticatoTribuno del Popolo
lunedì , 16 gennaio 2017
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9 maggio 1945, l’Armata Rossa sconfiggeva il nazismo, ma oggi in troppi lo hanno dimenticato

9 maggio 1945, l’Armata Rossa sconfiggeva il nazismo, ma oggi in troppi lo hanno dimenticato

Il 9 maggio di 69 anni fa l’Armata Rossa costringeva la Germania nazista a capitolare al termine della Seconda Guerra Mondiale. La resa ufficiale fu firmata la tarda sera dell’8 maggio 1945 mentre a Mosca era già il 9 maggio. Nel 1965 il 9 maggio è diventata la Giornata della Vittoria, per ricordare al mondo il contributo di ventisette milioni di morti dell’Urss alla vittoria contro Hitler.

Oggi la tendenza generale è quella di guardare al passato con noia, come se ricordare fosse un esercizio stanco e noioso, come se qualcosa, nel passaggio carsico da generazione in generazione della memoria storica, si fosse inceppato. Il 9 maggio 2014 non può essere un 9 maggio come gli altri, non può esserlo in primis per la Russia, il Paese che nel 1965 istituì questa data come quella della “Giornata della Vittoria”, ovvero il giorno in cui si celebra la straordinaria vittoria dell’Armata Rossa sul Terzo Reich. Una vittoria quella dell’Armata Rossa che costò alla Russia decine di milioni di morti, morti di “serie B” per l’Occidente che invece preferisce reiterare un’altra storia, quella della liberazione avvenuta per mano americana. Nessuno vuole sminuire il contributo dato dagli Stati Uniti alla sconfitta del nazismo, ma appare evidente che senza la disfatta dell’operazione Barbarossa, probabilmente avremmo assistito ad un’altra storia. Del resto fu Ernest Hemingway a dire: “Ogni essere umano che ami la libertà deve più ringraziamenti all’Armata Rossa di quanti ne possa pronunciare in tutta la sua vita.“, facendo con questo palese riferimento alla Guerra Patriottica con la quale l’Urss riuscì a fermare l’avanzata, fino ad allora inarrestabile, del nazismo. Oggi però basta farsi un giro nei social network per capire quanto quel ricordo sia sbiadito e quanto la distorsione della memoria storica sia progredita, identificando ormai il ricordo di quella vittoria come un pesante fardello, inutile e noioso. Eppure in Ucraina abbiamo visto con i nostri occhi come il pericolo del fascismo sia ancora vivo, eppure forse per la crisi economica che ci ha reso tutti più individualisti, questo pericolo pare quasi sbiadire, come il ricordo di quegli eroi. Oggi l’Unione Sovietica non esiste più, e sono molti che, dietro la patente di “democratici” cercano di sminuire anche il sacrificio antifascista di quel Paese, come se comunismo e nazismo fossero due facce della stessa medaglia. Questo, secondo noi, è il modo migliore per distruggere la memoria di quella vittoria ed è anche il modo migliore per ricreare quel brodo culturale dove prosperano le idee di estrema destra, soprattutto in un contesto di crisi economica e di valori come questo. Così i vari Pansa seminano veleno nella memoria storica, e alla fine sembrano esserci riusciti ad aver ucciso il “mito” della liberazione contro il nazismo. Forse la storia occorrerebbe ricordarla tutta, magari rendendo nota anche la stima che americani, britannici e monarchici nutrivano per l’Unione Sovietica quando le sue truppe arrestavano il nazismo per la prima volta, ridando per la prima volta speranza ai partigiani e agli antifascisti di tutto il mondo.

Gracchus Babeuf

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