A 70 anni dalla Liberazione ristabilire la verità storicaTribuno del Popolo
giovedì , 23 marzo 2017
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A 70 anni dalla Liberazione ristabilire la verità storica

Dopo intensi decenni di revisionismo volti a dipingere la guerra di Liberazione come una “guerra civile” tra italiani, crediamo che in occasione del 70esimo anniversario della Liberazione sia necessario ristabilire, finalmente, la verità storica. Non sono infatti possibili fraintendimenti: dall’8 settembre 1943 ci fu chi prese le armi contro il Duce e Hitler e chi prese le armi per difendere il nazifascismo. Per questo non sarà mai possibile alterare la verità e confondere i carnefici con le vittime.

Guardando al passato e alla Seconda Guerra Mondiale di questi tempi accade che ci sia molta, interessata, confusione. Il motivo? Da troppo tempo c’è chi intorbidisce le acque della memoria storica diffondendo semplici falsità oppure operando provocazioni belle e buone che però trovano sempre una sponda nelle istituzioni. Basti pensare all’operato di Pansa che ha sempre ottenuto un grande risalto proprio grazie ai media e che ha contribuito a creare un clima propenso al “revisionismo”. I veleni diffusi nella società dalla crisi economica e dal populismo poi hanno letteralmente sfruttato questo pensiero revisionista, e oggi in molti guardano al passato senza avere la minima idea di quella che è stata la verità storica. Non si può infatti opinare circa i fatti della Resistenza, non è possibile modificare la realtà dei fatti che ha sancito come, dopo l’8 settembre 1943, in Italia ci sia stato chi ha deciso di combattere contro Hitler e Mussolini che caricavano dissidenti, ebrei e comunisti sui vagoni piombati oppure di combattere per loro. I ragazzi di Salò dunque, da qualsiasi parte la si voglia guardare, erano ragazzi che hanno preso le armi per difendere il sogno di Hitler, ovvero quello di una Europa ariana, razzista e propriamente nazifascista. Non solo, i “ragazzi di Salò” hanno torturato, rastrellato, effettuato rappresaglie ai danni di donne e bambini, aiutato in tutti i modi i loro alleati tedeschi a mettere al sacco l’Italia, e soprattutto hanno prolungato la guerra fino all’ ultimo giorno, arrivando persino a non accettare la sconfitta e a scatenare i cecchini contro la popolazione civile solo per rappresaglia. Dunque chiunque sputa veleno contro i partigiani ammette, nella sostanza, di appartenere al campo opposto, quello che riteneva i partigiani dei terroristi e che li impiccava agli incroci con tanto di cartelli attaccati al collo. Essere contro la Resistenza significa essere contro la Costituzione, contro la democrazia, contro il vivere civile. Eppure le nostre istituzioni hanno tollerato tutto questo, hanno tollerato che le bugie fermentassero legandosi all’ignoranza e al tentativo criminale di una parte politica di svuotare di significato la nostra storia. Così grazie a Pansa e soci possiamo propriamente dire che i carnefici sono diventati vittime, “vinti” come sostiene Pansa, peccato che questi stessi “vinti” fino al 25 aprile 1945 abbiano ucciso, sequestrato, torturato, fucilato, rastrellato e bombardato impunemente e in nome di idee aberranti che non hanno mai ripudiato, anzi. Ancora oggi è possibile fare politica in Italia sostenendo che i partigiani fossero dei criminali, senza andare incontro ad alcuna conseguenza. Viceversa è possibile parlare di Salò e dei ragazzi della X Mas quasi con gli occhi sognanti, una sorta di carnevalesco rovesciamento della realtà tanto più orribile in quanto perpetrato alla luce del sole. E su questo dovrebbero interrogarsi anche i cosiddetti intellettuali di “sinistra” che hanno ceduto all’assalto revisionista dei neofascisti cercando di scaricare gli odiati “comunisti”, diventati una sorta di gruppo di assassini che, secondo la percezione del momento, sono diventati peggiori anche dei nazifascisti. Eppure i comunisti hanno versato il loro sangue per liberare il Paese e hanno firmato la Costituzione Italiana rinunciando a prendere le armi e accettando la pacificazione nazionale. Lo stesso Togliatti quando venne ferito nel 1948 ingiunse ai partigiani di non tentare colpi di coda, dimostrando quindi che i bravi ragazzi erano quelli con la “Stella rossa”, non quelli che hanno vestito la camicia nera per servire Adolf Hitler. E, alla prova della storia, non reggono nemmeno le storiche “giustificazioni” offerte dai fan di Salò, ovvero che sarebbero stati i repubblichini a salvare la popolazione italiana dalla furia tedesca; gli storici infatti sanno molto bene che molti dei “ragazzi di Salò” erano dei fanatici che seguivano i tedeschi per affinità ideologica, e in questo senso basterebbe seguire le vicende della trasformazione del Partito Nazionale Fascista in Partito Fascista Repubblicano e quindi in vera e propria organizzazione militare, vedi le Brigate Nere. Insomma da un lato i partigiani, ovvero uomini che hanno rischiato la vita per la libertà, dall’altro uomini che hanno dato la vita per negarla e per preservare la dittatura fascista. Questa è la realtà storica, il resto sono sterili tentativi di alterare, modificare, cambiare e snaturare la storia.

Gracchus Babeuf

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