A chi conviene l'odio per il pubblico?Tribuno del Popolo
domenica , 23 luglio 2017
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A chi conviene l’odio per il pubblico?

Negli ultimi vent’anni è diventato di “moda” criticare tutto ciò che è #Pubblico e quindi “Stato”. Viceversa il “libero mercato” è diventata una sorta ideologia dominante che deve continuare a rimanere tale utilizzando ogni mezzo disponibile. Ma questa “ideologia” a chi conviene?

“Pubblico? Bah”: questo è quello che sentirete dire andando semplicemente al bar o al mercato, e la cosa non sorprende dato che negli ultimi vent’anni i media e la politica si sono impegnati in modo continuo e indefesso nello screditare il concetto stesso di “pubblico” e di “Stato”, al punto da farlo diventare quasi un disvalore. Basta fare zapping una sera a caso della settimana per trovare una serie di esperti, economisti, intellettuali veri o secredenti tutti intenti a declamare le doti progressive del libero mercato, il tutto mentre presentatori scafati preparano trasmissioni a senso unico e spesso senza alcun contraddittorio reale. Il concetto di Stato è diventato talmente screditato nella vita di tutti i giorni che quando si parla di “pubblico” in molti storcono il naso, non capendo che in realtà ciò che è #pubblico dovrebbe essere di tutti e al servizio di tutti, una cosa sulla carta bellissima ma che si lascia diventi un qualcosa di indefinito, inefficiente, inefficace. Del resto il credere che il pubblico sia sbagliato e il privato sia bello e buono non ha alcun fondamento scientifico, si tratta di fede, di una ideologia delle più fanatiche che crede che il “libero mercato” sia ontologicamente superiore a qualsiasi concetto di pianificazione statale. La realtà però, e questo i soloni bocconiani non potranno mai smentirlo, è che ovunque il libero mercato ha fatto il suo passaggio si è comportato in modo simile a un tifone, lasciando cioè solo un cumulo di macerie. Il neoliberismo ultraprivatista non ha fatto da nessuna parte la pubblica utilità, semplicemente per evitare che i cittadini tocchino con mano l’amara realtà si preferisce creare armi di distrazione di massa e utilizzare i media per fare qualcosa che si riteneva finito con il XX secolo: Propaganda. I cittadini curiosi dovrebbero però chiedersi a chi giova questo culto del privato e della denigrazione del pubblico, e magari dovrebbero anche farsi due conti in tasca e vedere che in Italia negli ultimi vent’anni man mano che il pubblico è stato intaccato e screditato le condizioni generali del Paese sono peggiorate, e non migliorate. La disoccupazione non è migliorata, le industrie sono diminuite e delocalizzano ormai all’estero, le infrastrutture sono sempre più carenti o care e quindi fruibili solamente dai più ricchi, e tutto questo non perchè siamo di fronte a “troppo” Stato, ma semmai a “troppo poco” Stato.

Gracchus Babeuf

Tribuno del Popolo

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