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lunedì , 18 dicembre 2017
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A dieci anni dall’invasione dell’Iraq

Dal 20 marzo 2003 a oggi sono passati dieci anni. In dieci anni il mondo è cambiato ma l’Iraq è ancora un paese in macerie, sconvolto da guerre intestine e con gran parte delle infrastrutture danneggiate e distrutte. Il numero di americani che pensa però che sia stato giusto invadere l’ex paese di Saddam è sceso dal 75% del 2003 al 42% di oggi. 

IRAQI FREEDOM

Sono passati dieci anni da quando G. Bush Junior decise l’invasione dell’Iraq di Saddam Hussein. Era passato poco più di un anno da quando l’11 settembre 2001 le Twin Towers venivano abbattute dai due Boeing dirottati da Al Qaeda, e l’isteria collettiva era assolutamente portata ad accettare qualsiasi guerra fatta in nome della lotta al terrore. Al momento dell’invasione dell’Iraq, che ricordiamo avvenne sulla base di prove false del possesso di armi di distruzione di massa da parte di Baghdad, circa il 75% degli americani la riteneva una cosa giusta. Oggi a dieci anni dalla guerra, solamente il 42% degli americani è dello stesso avviso. Ricordiamo inoltre che nel 2003 furono gli Stati Uniti e la Gran Bretagna ad autorizzarsi da soli l’attacco militare contro l’Iraq, dal momento che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non aveva accettato questa eventualità. Il pretesto fu quello succitato delle armi di distruzione di massa, armi che dieci anni dopo non sono mai state ritrovate.

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Baghdad, March 21, 2003 (Reuters / Goran Tomasevic)

Oggi però molti degli americani che all’epoca votarono convintamente per la guerra, sostengono di non essere pentiti in quanto avrebbero almeno liberato gli iracheni da un regime oppressivo. Lo dicono come se oggi in Iraq fosse arrivata la pace, e invece la situazione sul campo è esattamente l’opposta. Guerre, autobombe, anarchia, fondamentalismo religioso e corruzione sono gli elementi che condiscono la vita quotidiana degli iracheni, liberi sì, ma di fare cosa? Con Saddam Hussein lo Stato funzionava, e i cittadini avevano raggiunto stili di vita quasi occidentali, oggi le infrastrutture sono ancora in macerie, e i proventi del petrolio vengono letteralmente fagocitati dalla corruzione e dalle multinazionali.Che fosse il petrolio in realtà l’unico obiettivo degli Stati Uniti è ormai quasi ampiamente riconosciuto da tutti. Dieci anni dopo comunque il bilancio finale parla di 134.000 civili morti e di circa 5000 soldati della Coalizione uccisi nel corso dei combattimenti. Due milioni invece i profughi che hanno dovuto abbandonare le loro case nel corso del conflitto.

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