A Lecce si respira il calcio popolareTribuno del Popolo
mercoledì , 24 maggio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

A Lecce si respira il calcio popolare

A Lecce il calcio popolare si chiama Spartak Lecce. Con il contributo di tante altre realtà si è cercato di dare un contributo per migliorare il mondo del calcio moderno.

Fonte: Oltremedianews

“Il nome Spartak viene da Spartaco lo schiavo che sfidò l’impero, che per noi è la Figc”, queste le prime parole che Andrea ci tiene a sottolineare sullo Spartak Lecce, squadra di calcio popolare della città salentina nata nel 2011. Dallo sguardo e dall’entusiasmo con il quale si parla dello Spartak Lecce ci si accorge subito di quelle che sono le prospettive, l’entusiasmo e la serietà attraverso le quali si porta avanti il progetto Spartak.

Nasce come estensione del torneo di calcio contro le discriminazioni “calcio senza confini”, torneo organizzato dall’associazione Bfake ogni anno nell’ex ospedale psichiatrico di Lecce. Nasce supportato da molte realtà cittadine sui principi della salvaguardia dello sport, sull’autorganizzazione e azionariato popolare. I progetti dell’associazione sono anche“NoRacism Cup”, torneo internazionale contro le discrimazioni che si svolge durante il mese di agosto in maniera itinerante nel Salento, oggi ormai giunto alla sua V° edizione. Il “NoRacism Cup” è diventata un’occasione per far incontrare tutte le realtà d’Italia e non solo che condivido la stessa idea di sport.

La battaglia al razzismo lo Spartak l’ha portata avanti su tutti i campi nei quali ha messo piede; il messaggio, fino a quest’anno, era ben stampato sulla divisa ”Fight the Racism”. Dalla stagione in corso hanno deciso di cambiare il messaggio sulla maglietta, mantenendo comunque ben saldo il principio dell’antirazzismo, sostenendo una battaglia contro la costruzione di un enorme gasdotto; sulle magliette il messaggio sarà “No Tap” (leggi cos’è).
Lo Spartak rifiuta qualsiasi forma di sponsor.
La squadra è costantemete accompagnata dalla Brigata manicomio, sono gli ultras dello Spartak, sempre colorati e festanti.

“La maggior parte di noi sono fuoriusciti dai gruppi ultras ed inizialmente le difficoltà sono state quelle di affrontare questo mondo nuovo ma essendo supportati da tanta gente le abbiamo superate facilmente”. Insomma, una spinta verso il calcio più basso, che magari non sempre regala lo spettacolo del grande calcio ma che riesce a regalare grandissime emozioni a chi lo vive, in quanto il tifoso torna ad essere protagonista.

Protagonista anche perché grazie all’azionariato popolare con la sottoscrizione di una tessera il tifoso diventa “socio” della squadra, avendo così la possibilità di partecipare alle assemblee, le quali contraddistinguono fortemente il calcio popolare da quello mainstream.

Si è cercato di caratterizzare diversamente il calcio: “come novità abbiamo introdotto il terzo tempo, a fine partita si rimane a mangiare e bere con gli avversari, e al fischio di inizio se tocca a noi battere il calcio di inizio diamo la palla agli avversari, un gesto che riteniamo utile per stemperare la tensione e lanciare un messaggio a chi gioca contro, vogliamo un calcio diverso ed una competizione, sì sportiva, ma basata su principi diversi rispetto a quelli che ci vengono imposti dall’Impero Figc”.

    Nicola Gesualdo

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top