A Lisbona la marcia contro l'Austerity squarcia la censura | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
domenica , 26 marzo 2017
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A Lisbona la marcia contro l’Austerity squarcia la censura

Mentre l’Europa neoliberista continua ad andare a tavoletta verso il burrone varando sempre nuove tasse e tagli ai salari, a Lisbona sabato è andata in scena una manifestazione imponente contro la troika. Chiaramemente il mainstream ha preferito ignorare deliberatamente la manifestazione, forse per impedire l’imitazione in altri paesi come Spagna, Grecia e Italia.

Il capitalismo in putrefazione ha bisogno per reggersi di mentire continuamente. La realtà lo accusa: dunque deve essere falsificata. La fabbrica della menzogna è diventata arte, tecnica, norma di vita. [Pietro Secchia]

 

Come iniziare meglio a dare la notizia della manifestazione di Lisbona contro l’austerity se non citando Pietro Secchia? Effettivamente migliaia e migliaia di persone sono scese in piazza nella capitale lusitana per manifestare in modo pacifico, rumoroso e colorato contro la troika, eppure i media europei hanno preferito avvolgere nella coltre del silenzio l’avvenimento, meglio tacere, non sia mai che magari anche spagnoli, francesi, greci e italiani pensino di fare lo stesso. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la decisione del governo di centrodestra portoghese di decidere nuovi tagli ai salari e nuove tasse, chiaramente su pressione dell’Ue. Per questo motivo centinaia di migliaia di persone richiamate per la prima volta non dai sindacati o dai partiti di sinistra, ma da reti sociali e associazioni, hanno manifestato ieri pomeriggio a Lisbona, a Porto ed in altre 35 città del Portogallo. “Il governo non ha mantenuto una sola promessa  E, soprattutto, sono sempre le stesse persone quelle chiamate a fare i sacrifici. Spero che questa protesta sia il primo passo nel processo cambiamento” ha detto un manifestante ad Euronews. Nella folla oceanica sono svettati alcuni cartelloni  dal significato inequivocabile: “Stop al terrorismo sociale”, “Rivogliamo le nostre vite”, “Chi ruba al Portogallo dovrà essere giudicato”, “Tra poco lo stato ruberà anche ai morti”. Nel corteo principale, quello di Lisbona, erano almeno 100.000 i manifestanti che hanno affollato le strade; dopo un inizio tranquillo alcune centinaia di manifestanti hanno lanciato bottigliette, uova e pomodori contro la locale sede del Fondo Monetario. I poliziotti in assetto antisommossa hanno allontanato i manifestanti e ne hanno arrestato uno. Tanta la rabbia nei confronti della troika e dell’FMI, ritenuti i responsabili veri della crisi. La gente inizia quindi a percepire la falsità dell’assioma: stato sociale = crisi, che invece viene imposta dalla visione neoliberista europea.  L’Ue ha concesso aiutii da 78 miliardi  a Lisbona, a prezzo dello smantellamento del welfare, che sono costati carissimi a centinaia di migliaia di portoghesi ridotti sul lastrico. La cosiddetta austerity ha causato un crollo del Pil del 3,3% solo nell’ultimo trimestre e un aumento della disoccupazione che ora riguarda il 15% della popolazione attiva. Lo scontento si è ulteriormente aggravato negli ultimi giorni dopo la recente decisione del governo del premier Pedro Passos Coelho di procedere per l’anno prossimo a un aumento della pressione fiscale, innalzando i contributi previdenziali a carico dei lavoratori dall’11 al 18%, una misura che corrisponde a un mese di stipendio in meno.

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