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venerdì , 22 settembre 2017
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A ogni periodo la sua “Siria”…

Tutti parlano di instabilità globale e di guerra diffusa in Siria. E’ sicuramente vero ma a ben guardare quello di blocchi contrapposti che si affrontano per “procura” in altri scenari è un vecchio film che viene riproposto ciclicamente, dal Vietnam fino all’Angola, all’Afghanistan e più recentemente la Siria. Scenari diversi per dinamiche molto ma molto simili…

La guerra del #Vietnam  e quella in Afghanistan degli anni Ottanta in cui gli Stati Uniti finanziarono i talebani e i guerriglieri islamici contro l’Unione Sovietica non meritano ulteriori approfondimenti. Ormai fanno parte del bagaglio comune e tutti hanno ben chiaro che si trattava di luoghi, il Vietnam e l’Afghanistan, dove le due superpotenze Usa e Urss si affrontavano indirettamente, possiamo dire quasi per “procura”. Molti di meno conoscono la guerra civile in Angola che presenta diverse affinità con l’attuale guerra in Siria. Anche in Angola infatti la guerra civile nata nel 1975 divenne ben presto una sorta di guerra globale per procura nella quale diverse superpotenze ingerivano direttamente o indirettamente. Stiamo parlando di paesi come Urss, Cina, Usa, Sudafrica, Portogallo e Cuba, tutti paesi che per motivi diversi avevano interessi materiali e strategici nel settore dell’Africa occidentale sub-sahariana. Anche in quel caso si assistette a una progressiva escalation con un conflitto civile che divenne un conflitto tra stati, vedi il coinvolgimento del regime dell’apartheid del Sudafrica e di Cuba. Urss e Usa invece agirono indirettamente fornendo assistenza finanziaria e militare alle parti in causa, per non parlare dei vari gruppi paramilitari delle differenti fazioni attive sul territorio. Apparentemente quello siriano e quello angolano sono due conflitti molto ma molto differenti, uno in effetti è nato sull’onda della decolonizzazione, quello angolano, l’altro sull’onda delle cosiddette Primavere Arabe, ma lo schema del coinvolgimento internazionale è più o meno lo stesso con la differenza che ai tempi della guerra in Angola non esisteva internet e di conseguenza le informazioni arrivavano filtrate e in ritardo. Non solo l’Angola è una zona considerata ancora oggi come marginale e forse anche per questo i media gli diedero un peso molto diverso rispetto a quanto sta accadendo in Siria.

Insomma a scorrere la storia del XX e del XXI secolo sembra che quello delle grandi “potenze” con interessi geopolitici contrapposti che si fronteggiano indirettamente o meno per procura sia uno schema piuttosto ripetitivo. Individuato un luogo o una regione considerata strategica per i rispettivi interessi ecco che da conflitti locali avviene una escalation che porta a un conflitto su vasta scala nel quale sono coinvolti diversi paesi su fronti opposti. Si tratta probabilmente di una soluzione che conviene in quanto evita ai fronti contrapposti di affrontarsi direttamente e permette evidentemente di farci affari d’oro. La Siria è se vogliamo solo l’ultimo caso di questo modus operandi, e infatti si assiste a un conflitto nato come guerra civile e divenuto ben presto un tutto contro tutti dove operano decine di attori differenti in modo più o meno diretto: Turchia, Israele, Russia, Libano, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Iran, Francia, curdi, etc. Il rischio di escalation è sempre dietro l’angolo, ma probabilmente conviene più estendere il conflitto concentrando però i combattimenti nello stesso settore geografico, in modo da permettere a tutti gli attori di trarne vantaggio.

 

@Gb

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