A proposito della lettera dei sindaci "Arancioni"Tribuno del Popolo
venerdì , 15 dicembre 2017
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A proposito della lettera dei sindaci “Arancioni”

Ho letto la lettera dei tre sindaci di Milano, Genova e Cagliari pubblicata da Repubblica. Una “richiesta di unità” (quasi una supplica) per battere la destra.  Unità che, per i sindaci denominati “arancioni”, deve essere fatta con il PD.  È la solita storia che ha impoverito e distrutto la sinistra italiana. Generalmente, in occasione delle elezioni, si ritorna allo spauracchio della vittoria della destra populista. E puntualmente, oggi, Pisapia, Doria e Zedda prendono spunto dall’affermazione del Front National in Francia per proporre di rifare un centrosinistra unito che “ha vinto e può vincere”.

Alcune questioni, però, non tornano (o, forse, sono io che non capisco). Innanzitutto, ha ancora senso parlare di centrosinistra dal momento che da svariati anni (in pratica, dalla nascita del PD veltroniano primo responsabile, assieme a Mastella e Dini, della caduta di Prodi nel 2008) non esiste più? Poi c’è il tema della vera collocazione del Partito Democratico. Il PD, già nato moderato e centrista, si è spostato sempre più a destra. Ha appoggiato i “governi tecnici” voluti sostanzialmente dal potere economico-finanziario italiano ed europeo, ha emarginato qualsiasi organizzazione politica e sociale di sinistra, ha sostenuto e attuato politiche di destra. Sta portando un attacco mortale alla Costituzione (a partire dalla norma del pareggio di bilancio in Costituzione che è stata approvata con il voto determinante dei suoi parlamentari). Ha proposto e approvato leggi che nulla hanno a che fare con un’ideale di progresso, da quella elettorale (che è ben peggiore del famigerato “porcellum”) a quelle sul lavoro, da quella sulle pensioni a quella della scuola, allo “sblocca Italia” … è artefice di una politica di destra, contro-riformista e reazionaria che mi fa considerare il governo Renzi come uno dei peggiori governi della storia repubblicana.

E allora, come si può pensare di fare una grande alleanza di sinistra con chi non è di sinistra e governa con forze dichiaratamente di destra? Come si possono ipotizzare convergenze anche solo elettorali con chi sta massacrando la costituzione, con chi è corrotto e corrompibile alla pari di altri partiti che si vuole combattere? Lo scrivo perché la “questione morale” deve essere messa al centro delle scelte che si fanno. Bisogna decidere da che parte stare e il PD, in questi anni, ha dimostrato la sua scelta con una contiguità palese con pratiche corruttive che, se per qualcuno possono essere considerate normali, per la sinistra devono essere considerate un confine invalicabile.

Oggi, con la lettera dei “sindaci arancioni” si tenta di fare cadere quello che resta della sinistra italiana nel solito inganno. Per fermare la reazione si propongono pattiggiamenti con chi è un po’ meno reazionario. E magari si devono accettare anche politiche reazionarie (ma con la promessa della concessione di qualche diritto civile per stendere su quelle una patina di “progresso”) per accaparrarsi i voti di destra. Ci si darà un nome che vagamente richiama la sinistra (o il centrosinistra), e poi via, tutti insieme, indistinguibili dagli altri, in un inseguimento a chi la spara più grossa, a chi fa la promessa più accattivante, a chi fa il sorriso più affascinante. Ci si adegua all’andazzo generale. Di progetti innovativi, di cambiamento del sistema (cosa che dovrebbe essere il pane per chiunque sia realmente di sinistra o, per lo meno, progressista), di prese di posizione nette (che so … sulla Nato, su UE ed Euro, sui trattati internazionali, sul contratto nazionale di lavoro, sulla diminuzione dell’età pensionabile, sui reali diritti alla salute e all’istruzione gratuite, sulla patrimoniale …) è meglio neppure parlare. Troppe le diversità e le ambiguità tra i componenti della nuova alleanza di centrosinistra.

Tutto è ammesso per vincere la tornata elettorale. E poi? Tutto come prima, con un vincitore, il PD, che fa il buono e il cattivo tempo, che cambia la Costituzione, che toglie diritti, che aumenta privilegi … che fa una politica di destra ma che ha vinto dichiarandosi di centrosinistra e utilizzando chi è veramente di sinistra come alibi per qualsiasi nefandezza.

Il risultato? Il più che probabile aumento dell’astensione. Un voto che comunque si sposta a destra anche perché la sinistra non avrebbe nessuna voce in capitolo relegata, come sarebbe, al malinconico ruolo di “foglia di fico” del potere. Un disastro. Il disastro che stiamo vivendo.

Ecco perché considero la lettera di Pisapia, Doria e Zedda oltre che sbagliata e, per molti versi, penosa, assolutamente irricevibile.

Giorgio Langella, direzione nazionale PCdI

Fonte: Comunisti Italiani

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