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martedì , 28 marzo 2017
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A proposito dell’affare Alitalia

In questi giorni si decide il destino della “compagnia di bandiera” del trasporto aereo italiano. Proviamo a capire di cosa si tratta.

Qualche anno fa, esattamente nell’autunno 2007 (durante il secondo governo Prodi), una delle notizie più discusse nel dibattito politico e sui grandi media era la possibilità di una cessione di Alitalia ai francesi di Air France, visto lo stato disastroso dei conti della compagni. Ne è passato di tempo da allora, ma l’azienda di trasporti aerei italiana non ha trovato quiete e oggi torna al centro della bufera.

Si paventa, infatti, la possibilità di una cessione del 49% di Alitalia-Cai ad Ethiad Airways, compagnia degli Emirati Arabi Uniti, istituita nel 2003. Un altro pezzo di economia italiana svenduto al ribasso. Per capire perché sarà utile percorrere alcune tappe essenziali della vicenda di Alitalia.

UN PO’ DI STORIA

La “nuova” Alitalia si è generata dall’acquisizione, da parte della Compagnia Aerea Italiana S.p.A. (CAI), di alcune attivitàdel vecchio Gruppo Alitalia in amministrazione straordinaria comprendente le compagnie Alitalia, Alitalia Express, Volare. Il tutto accadeva tra il 2008 ed il 2009. In quel periodo le sorti di Alitalia erano diventate oggetto di scontro politico molto forte: in particolare, il centrodestra, con a capo Silvio Berlusconi, aveva fatto propria la battaglia del “salvataggio della compagni di bandiera” e osteggiato profondamente i tentativi del precedente Governo, guidato da Romano Prodi, di concludere un accordo, con trattativa diretta, per la cessione della società alla francese Air France (l’anno prima, l’allora ministr Bersani aveva cercato di vendere il 39% delle azioni di proprietà pubblica, ma l’asta andò deserta). L’accordo di massima raggiuntocon Air France prevedeva 1,7 miliardi di euro messi in campo dai francesi, circa 2100 esuberi, un ridimensionamento delle linee (portate a 149). Una volta divenuto capo del Governo, a seguito della crisi del centrosinistra e del ricorso a elezioni anticipate, Silvio Berlusconi promosse una cordata di imprenditori italiani tra cui nomi spiccavano quelli di Colaninno, i Riva e Marcegaglia. Le condizioni imposte dalla cordata furono decisamente meno favorevoli per l stato: in sostanza, Alitalia venne separata in una “good company” (la CAI) che venne venduta alla cordata per 1 miliardo, mentre la “bad company” restò allo Stato, che dovette anche pagare la cassa integrazione per 7 anni agli esuberi, nel frattempo diventati 7.000. Un’operazione, oramai, definibile come inutile e dannosa in quanto, dopo soli 5 anni, le condizioni di Alitalia non sono migliorate ed oggi si impone una nuova cessione.

LE TRATTATIVE CON ETHIAD

La situazione di Alitalia-CAI oggi appare la seguente: 586 milioni circa di perdita netta consolidata ed un patrimonio negativo di 27 milioni, a fronte di un aumento di capitale promesso di 250 milioni, di cui non è ancora precisata la provenienza. Se, infatti, ricapitalizzazione e bilancio sono stati approvati per assicurare la continuità aziendale di Alitalia, il nuovo amministratore delegato della società statale, Francesco Caio non sembra intenzionato a mettere soldi nella vecchia CAI, considerata una “fornace” brucia soldi, ma soltanto in una nuova società libera da incombenze e contenziosi: proprio in questa società entrerebbe con il 49% Ethiad. In questo scenario, Caio sarebbe disposto a versare tra i 60 e 70 milioni. Peccato che le banche (Intesa e Unicredit in primis) si siano poste immediatamente di traverso.

SUL FRONTE SINDACALE

Se quanto sopra esposto rappresenta il complesso delle trattative finanziarie in corso da ultimo è da registrare la rottura del fronte sindacale, ad opera della UIL, la quale, facendo valere il mancato raggiungimento del quorum al referendumabrogativo sugli accordi (ha votato solo il 26,95% degli aventi diritto), ha diffidato l’azienda “dal prelevare soldi dalle retribuzioni dei propri iscitti”.

A questo punto è a rischio lo stesso accordo con Ethiad, che puntava alla definizione della trattativa entro fine luglio e da più parti si chiede l’intervento urgente del Governo.

Nonostante un quadro dinamico e, sembrerebbe, ancor in divenire, è facilmente constatabile che, ancora una volta, la vera sconfitta è l’economia italiana in corso di svendita e con l’assenza di un benché minimo programma di rilancio complessivo.

Il fatto che l’economia italiana non decolli, tra pochi giorni, sarà più che uno sfottò.

  Francesco Valerio Della Croce

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