A proposito di tagliatori di teste...Tribuno del Popolo
giovedì , 14 dicembre 2017
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A proposito di tagliatori di teste…

Le orrende decapitazioni dei due giornalisti Usa in Iraq sono da condannare decisamente. Tuttavia, non bisogna dimenticare che tali barbarie affondano le radici in antiche e recenti stragi, anche genocide, avvenute, con procedure simili, in varie parti del mondo. Fra le tante, desidero ricordare il “genocidio” dei popoli mapuches in Argentina ancora non sufficientemente condannato da certa opinione pubblica e dai poteri ufficiali di quel Paese.

Ne è prova la statua equestre del genocida generale Roca che continua a troneggiare nella piazza principale di Bariloche da cui domina la grande vallata, i laghi di quel territorio pre-andino dove un tempo vivevano, da migliaia di anni, grandi insediamenti mapuches. Oggi Bariloche è un rinomato centro turistico internazionale divenuto famoso per le sue incantevoli bellezze naturali e per essere stato, per diversi decenni, indisturbato rifugio del capitano delle SS Erich Priebke, condannato per la sua partecipazione all’eccidio delle Fosse Ardeatine, il quale, senza dover cambiare nome, riuscì a diventare “sindaco” della numerosa colonia dei tedeschi e amico del console italiano, mentre la giustizia italiana lo stava ricercando. Ma questa è un’altra storia o meglio un’altro eccidio, torniamo a quello dei mapuches che racconto,in estrema sintesi, nel mio“I giardini della nobile brigata”. La matanza dei mapuches “I gringos (i bianchi n.d.r.) continuavano nel loro sport preferito: la caccia all’indio. Ora non volevano più le sue orecchie. Offrivano un peso per uno scalpo scuro. Alcuni fattori uscivano essi stessi a cacciarli. Si organizzavano delle piccole partite che chiamavano “di pulizia”. (1) Chiarisco il feroce “concetto”. In Argentina, intorno alla metà del XIX secolo, il governo promosse una poderosa campagna di pulizia etnica contro i popoli mapuches. Di spietata, odiosa efficienza fu “La campagna del desierto”, ideata e capeggiata dal generale Roca. Anche i singoli coloni europei vi parteciparono direttamente o commissionando la caccia all’indio ad avventurieri senza scrupoli. Per ogni indio ucciso tot pesos. Per incassare il premio, gli assassini dovevano portare le orecchie del mapuche come prova dell’avvenuta soppressione. La prassi era voluta per la comodità del cacciatore il quale, così facendo, non doveva trasportare, per lunghe distanze, i cadaveri putrefatti delle sue povere vittime. Poi, qualcuno scoprì che nella selva circolavano indios privi di orecchie. Senza orecchie ma vivi. Evidentemente, erano stati solo mutilati da cacciatori “pietosi”. I civilissimi e cristiani committenti capirono l’imbroglio e non si accontentarono più delle orecchie. Per pagare il premio, pretesero gli occhi e/o la testa del mapuche.

(1)da “Las matanza del Neuquen” di Curruhuinca Roux, Editorial Plus Ultre, B. Aires, 1983. (http://www.lafeltrinelli.it/libri/spataro-agostino/i-giardini-nobile-brigata-pensieri/9788891078599)

Agostino Spataro

Fonte: http://montefamoso.blogspot.it/

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