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mercoledì , 16 agosto 2017
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A sinistra impazza il teatrino. Ma la platea si sta stufando

E’ passata la riforma del lavoro ma nessuno, a sinistra se ne accorge.
Nei giorni in cui la Riforma del Lavoro diventa legge e la Fornero ci regala un’altra uscita delle sue, spiace sottolineare come la figura peggiore la stia facendo, come capita da molto tempo, la sinistra di questo Paese. Il più delle volte, tuttalpiù autoproclamatasi tale, perché se andiamo a vedere lo stato dell’arte, non merita certo una definizione cosi impegnativa. Ricapitolando: l’articolo 18 viene smantellato, la Camusso, stile mago Silvan, fa sparire lo sciopero generale, il Pd vota compatto la riforma(senza risparmiare elogi alla Fornero, vedasi Finocchiaro). Nel frattempo, con Monti in Europa a difendere i colori italici, e dubbioso su chi tifare nella vera partita della giornata dall’esito quantomeno incerto, i protagonisti dell’arena politica italiana mettono in scena il solito teatrino.
Bersani qualche giorno fa aveva salutato con un’ovazione l’apertura di Casini ad un patto progressisti-moderati, definendola un “fatto naturale”. Vendola, colpito al cuore, si è immediatamente corso a tenere la barra dritta e dopo un innamoramento di due settimane con il leader Pd(alla Fiom si sono seduti anche vicini mostrando segni di intesa), torna a rivedersi con Di Pietro, lo stesso con il quale una ventina di giorni fa aveva mandato l’ultimatum televisivo al Pd, con testimone Luca Telese.  E in attesa del boom di domani, quando dalla conferenza stampa congiunta si alzerà un grido potenzialmente mortifero, oggi Nichi ha già fatto capire quali sono le sue intenzioni: tenere aperte tutte le porte, quelle che ci sono e quelle che eventualmente ci saranno. All’Unità dichiara “di non aver mai posto obiezioni alla prospettiva di un allargamento della coalizione di centrosinistra o di un punto di compromesso con i cosiddetti moderati”. Per questo Bersani, che poteva temere un niet fragoroso, esulta e risponde: “Quelle sentite dal leader di Sel sono parole apprezzabili che consentono di proseguire con decisione un lavoro di costruzione di alternativa per il paese”. Nella stessa mattinata, e nella stessa edicola, i lettori del Manifesto hanno potuto invece leggere la seguente dichiarazione del governatore pugliese: “Se qualcuno pensa che Sel sia aggregabile a un polo neomoderato fondato sull’alleanza strategica fra Pd e Udc, spiace deludere, si sbaglia”. “Io sono antagonista ai liberisti ovunque collocati – per lo meno nella stessa modalita’ delle forze del socialismo europeo”. Parole di sinistra, che portate alle estreme conseguenze potrebbero far immaginare persino la rottura con il Pd, il partito che da qualche mese sta votando le misure del neoliberismo mondiale, costringendo Fassina, attore consumato nel far sembrare i democratici  perlomeno di centrosinistra, a continue maratone televisive.
Grazie al trasformismo di Vendola e l’abilità dei suoi spin-doctor, le reazioni all’intervista si possono sintetizzare cosi: la nomenklatura Pd incassa il si di Vendola al dialogo con Casini, la base sellina invece si può godere l’intervista al Manifesto, o aspettare la conferenza di domani per vedere rilanciato l’asse con Di Pietro. Il militante rifondarolo, da non dimenticare, legge con soddisfazione la dichiarazione all’Unità, pensando a quanto Vendola abbia rinnegato gli ideali giovanili. Non che si possano consolare, quelli della falce e martello, con il loro partitino zoppicante. Dopo avere- nell’ordine- proposto di imitare Linke, Front de Gauche, Izquierda Unida e Syriza, a giorni e stagioni alterne, ora Ferrero pensa di stare con Cremaschi e di proporre il Polo Alternativo della sinistra, il modo migliore, probabilmente, per centrare il 4 per cento. Quando chiuderanno il sipario di questo spettacolo, forse si potrà parlare di proposte vere per il futuro. Ma intanto il governo tecnocrate avrà già fatto i suoi compiti, e tornare indietro sarà quasi impossibile. A quel punto, probabilmente, ricomincerà lo spettacolo.
Lorenzo Mauro
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