A trent'anni dalla morte di Olof PalmeTribuno del Popolo
domenica , 22 gennaio 2017
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A trent’anni dalla morte di Olof Palme

Olof Palme morì esattamente trent’anni fa, ucciso all’uscita dal cinema Grand dove si era recato, come sempre, senza scorta. Con Palme morì un certo tipo di  socialdemocrazia che evidentemente dava fastidio in quanto predicava dialogo e non confronto con il blocco socialista e premeva per l’emancipazione del Terzo Mondo e la fine delle dittature fasciste in Spagna, Portogallo e Grecia. Quando venne ucciso, Palme si apprestava a diventare probabilmente il segretario generale dell’Onu, e con un uomo come lui in quella carica probabilmente, il mondo avrebbe preso una direzione molto diversa…

Era il 28 febbraio del 1986 quando Olof Palme decise di recarsi al cinema Grand in compagnia di sua moglie. Era la civilissima Svezia, un luogo che soprattutto all’epoca era considerata la culla della civiltà e del vivere in armonia, un luogo dove le passioni politiche erano sino a quel momento rimaste sullo sfondo. Anche per questo probabilmente Palme non voleva nessuna scorta, non temeva quindi che qualcuno potesse attentare alla sua vita come invece accadde quando uscì dal cinema in una notte fredda e buia. Venne ucciso da uno sconosciuto a colpi di pistola, davanti alla moglie, e morì poco dopo in qualità di premier svedese, lasciando un intero paese sotto schock e non solo. Palme non era semplicemente il premier della Svezia, un paese dopotutto non centrale nella geopolitica di quei tempi, ma era uno leader della socialdemocrazia europea che proprio negli anni Ottanta aveva costruito una alternativa possibile al confronto a tutti i costi con il blocco socialista. Assieme a Brandt, Palme rappresentò un esponente della Ostpolitik, cercava la per la sua Svezia e per l’Europa un ruolo di autonomia tanto da Mosca quanto da Washington, e questa era una posizione assolutamente rivoluzionaria per l’epoca dato che alla Casa Bianca davano per scontato che tutti i paesi europei fossero ferocemente antisovietici.

E invece Palme aveva il vizio di pensare con la propria testa, di essere antifascista in quanto lavorò alacremente per porre fine alle dittature fasciste, appoggiate indirettamente dagli americani e dalla Nato, in Spagna, Grecia e Portogallo. Ma non solo, Palme era anche un fervente teorico dell’emancipazione del Terzo Mondo, un critico del colonialismo, non a caso la Svezia fece molto per appoggiare quel processo di decolonizzazione che faceva invece aggrottare naso e sopracciglia da Lisbona fino a Londra, Parigi e Washington, le capitali del “mondo libero” che però sono state pervicacemente sempre dalla parte degli sfruttatori coloniali in Terzo Mondo, nel XIX come nel XX secolo. Alcuni hanno anche suggerito che Palme fosse inviso agli stessi comunisti che vedevano nell’alternativa socialdemocratica alla “Palme” una possibile alternativa a quella socialista, ma si tratta di forzature in quanto Palme era il premier della Svezia e il fatto stesso che proponesse una posizione di mediazione tra i due blocchi rappresentava un pericolo più per Washington che per Mosca, anche perchè in tanti accusavano proprio Palme di essere segretamente filosovietico.

Divenne premier a soli 42 anni, forte di una tradizione socialdemocratica molto intesa che aveva portato nei decenni precedenti a una significativa avanzata del welfare per i cittadini svedesi, e quindi a una istruzione di massa, all’assistenza sanitaria gratuita per tutti e un sistema pensionistico esemplare. “Io sono un socialdemocratico svedese, un socialista democratico europeo. Noi ci pensiamo come un movimento di liberazione. Il socialismo democratico è infatti un movimento di liberazione. Quello per cui lavorano i socialdemocratici è semplicemente una società che dia a ognuno l’opportunità di realizzare i propri progetti di vita“, disse Palme quando venne eletto presidente, e quanta differenza tra le sue parole e quelle di coloro che oggi si ritengono socialdemocratici senza probabilmente nemmeno sapere quello che dicono. Queste parole portarono la destra svedese ad accusarlo di bolscevismo, ma anche alcuni esponenti dell’estrema sinistra che invece lo accusarono di moderazione. Nel 1976 comunque Palme perse le elezioni e affrontò quindi dopo 44 anni  la prima sconfitta dei socialdemocratici in Svezia; un uomo come lui comunque non poteva perdersi d’animo così nel 1982 riuscì dopo 6 lunghi anni di opposizione a vincere le elezioni e tornare premier. Solo per fare un esempio di quanto la socialdemocrazia di Palme fosse diversa da quella neoliberista e filopadronale di oggi basti ricordare che il premier svedese presentò un progetto per dare più potere ai lavoratori che alle imprese, una vera e propria eresia per il “mondo libero”.

Ma forse quello che gli costò caro fu la sua lotta continua e tenace contro il colonialismo e a favore dei popoli oppressi. Palme si impegnò a lungo per appoggiare il Vietnam ma non solo, era un grande sostenitore di Fidel Castro a Cuba e in Nicaragua appoggiò i movimenti rivoluzionari guadagnandosi probabilmente l’odio degli Stati Uniti di Reagan negli anni Ottanta. Ruppe le scatole anche alla Gran Bretagna schierandosi apertamente contro il Sudafrica dell’apartheid e mise persino bocca nello scontro Iran-Iraq, rappresentando quini una sorta di spina nel fianco del campo Occidentale proprio nel momento vitale dello “scontro finale” con il socialismo sovietico che sarebbe imploso da lì a poco. Infine come non ricordare che se Palme non fosse stato ammazzato sarebbe diventato probabilmente segretario generale dell’Onu o presidente dell’Internazionale socialista? Cosa sarebbe successo se a gestire quella fase delicatissima della caduta del Muro ci fosse stato uno come Palme? Anche per questo Palme non poteva continuare a vivere…

Photo Credit

@Gracchus Babeuf

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