A venticinque anni dalla "Desert Storm", quando tutto ebbe inizioTribuno del Popolo
venerdì , 15 dicembre 2017
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A venticinque anni dalla “Desert Storm”, quando tutto ebbe inizio

Il 16 gennaio 1991 cominciava la Guerra del Golfo con nome in codice “Tempesta del deserto”. Si trattò della prima campagna militare lanciata in un mondo unipolare a guida Usa, e fu anche un banco di prova per nuove pratiche di guerra e di “Double Standard”poi largamente utilizzate nel ventennio di guerre successive a guida americana.

Un immenso banco di prova. Questa, tra le altre cose, è stata la Guerra del Golfo, meglio nota come “Desert Storm” cominciata il 17 gennaio del 1991 e i cui effetti, volenti o nolenti, si riverberano ancora sull’oggi. E non potrebbe essere diversamente dal momento che la guerra contro l’Iraq di Saddam Hussein ha inaugurato, come ha brillantemente fatto notare Manlio Dinucci sul Manifesto, “ la fase storica che stiamo vivendo”. Fu una guerra lanciata in fretta mentre il mondo erede della Seconda Guerra Mondiale si stava disgregando, non a caso il blocco sovietico era ormai in fase di smantellamento.

La scomparsa del blocco socialista sovietico inaugurava di per sè una nuova stagione a livello mondiale in quanto per la prima volta la superpotenza degli Stati Uniti si trovava in condizione di dispiegarsi in tutta la sua potenza senza rischi di contromisure da parte di una superpotenza rivale. Quel ruolo fino a quel momento era stato esercitato dall’Unione Sovietica e forse oggi viene nuovamente esercitato dalla Russia (e dai Brics), ma all’inizio degli anni Novanta non c’era nessuno in grado anche solo di ipotizzare di dissuadere la Casa Bianca dal suo avventurismo.

Ad autorizzare gli americani a dare fuoco alle polveri l’attacco dell’Iraq al Kuwait,descritto all’epoca come una sorta di espansionismo del novello Hitler. A distanza di anni si scoprì come quella “guerra giusta” in realtà poi venne in gran parte strumentalizzata al punto che la stessa divisione “Iraq cattivi” e “Kuwait buoni” diventa quasi ridicola quando si pensi che in Kuwait all’epoca esisteva ancora il mercato degli schiavi. Del resto non era forse lo stesso Saddam che gli Usa sostennero in tutti i modi negli anni Ottanta nella guerra contro l’Iran, all’epoca il nemico pubblico principale degli Stati Uniti? Proprio l’Iraq aveva la colpa di guardare con amicizia all’Unione Sovietica, e per questo cominciò a rappresentare esso stesso una minaccia agli interessi economici americani in tutto il Medio Oriente.

Non a caso proprio il Kuwait chiese l’immediato rimborso dei debiti contratti da Baghad e cominciò senza preavviso a sfruttare il giacimento di Rumalia a metà tra i due territori, portando di conseguenza la propria produzione petrolifera oltre la quota dell’Opec. Da qui la decisione dell’Iraq, che in quel momento aveva un debito estero di oltre 70 miliardi di dollari di cui 40 dovuti proprio a Kuwait e Arabia Saudita, di annettere il Kuwait. E il bello è che in un primo momento gli Usa fecero persino orecchie da mercante lasciando cioè supporre all’Iraq di rimanere alla finestra. Una vera e propria trappola per indurre Saddam a invadere il Kuwait, e infatti non appena ciò accadde l’1 agosto del 1990 ecco la reazione scomposta degli Stati Uniti e della comunità internazionale, che già scaldava i motori del “Desert Storm”.

Così dall’oggi al domani Saddam venne dipinto come un dittatore sanguinario e gli Usa a capo della coalizione internazionale più vasta dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi inviarono in Medio Oriente quasi un milioni di soldati. In 43 giorni gli Usa realizzarono qualcosa come 110.000 operazioni militari e sganciarono 250.000 bombe assieme agli alleati di tutta Europa e tutto il mondo.E dato che l’Iraq non poteva reggere a quell’urto di fuoco nel febbraio del 1991 la guerra terminò, ma era solo la fine della fase guerreggiata dal momento che alla guerra seguì un feroce embargo economico che provocò centinaia di migliaia di morti in Iraq, oltre un milione secondo alcune stime, di cui più di mezzo milione bambini.

Eppure, nonostante la guerra americana abbia provocato più di un milione di morti e distrutto le infrastrutture di un paese in ascesa, nessuno ebbe mai il coraggio di inchiodare l’Occidente di fronte alle proprie responsabilità, del resto il mondo era appena divenuto Unipolare. Come ricorda sempre Dinucci sul Manifesto inoltre “La guerra del Golfo è la prima guerra a cui partecipa sotto comando Usa la Repubblica italiana, violando l’articolo 11 della Costituzione. La Nato, pur non partecipando ufficialmente alla guerra, mette a disposizione sue forze e strutture per le operazioni militari. Pochi mesi dopo, nel novembre 1991, il Consiglio Atlantico vara, sulla scia della nuova strategia Usa, il «nuovo concetto strategico dell’Alleanza». Nello stesso anno in Italia viene varato il «nuovo modello di difesa» che, stravolgendo la Costituzione, indica quale missione delle forze armate «la tutela degli interessi nazionali ovunque sia necessario»“.

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