A Vienna si tratta sulla Siria, ma ancora nessun accordoTribuno del Popolo
sabato , 27 maggio 2017
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A Vienna si tratta sulla Siria, ma ancora nessun accordo

I fatti di #Siria sono inevitabilmente collegati a quanto accaduto a #Parigi per più di un motivo. Nella seconda tornata di colloqui sulla crisi in Siria in scena a #Vienna infatti i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hanno trovato un accordo per approvare una risoluzione di cessate-il-fuoco in Siria. Ancora nessuna intesa sul futuro di Assad.

A Vienna si è tenuta la seconda tornata di colloqui sulla crisi siriana, una tornata di importanza vitale dal momento che i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hanno discusso con l’intento di trovare un accordo di massima da approvare quanto prima al Palazzo di Vetro sulla vicenda siriana. E l’accordo sulla necessità del cessate-il-fuoco sarebbe stato confermato dallo stesso segretario di Stato americano, John Kerry, anche se non ci sarebbe ancora alcuna intesa circa il futuro politico della Siria. Assad infatti è una vera e propria ossessione per gli Stati Uniti e l’Occidente in genere, di conseguenza difficilmente molleranno la presa su questo tema. Gli Usa non vogliono mollare su Assad: “Abbiamo ancora divergenze su che cosa ne sarà di lui”

“Spetterà al popolo siriano decidere“, ha invece detto Serghey Lavrov ministro degli Esteri della Russia. Intanto però perlomeno è stato raggiunto un accordo sulla tregua che non riguarderà le truppe di Al-Nusra e dello Stato Islamico e nemmeno altri gruppi terroristici attivi nel territorio siriano. Se non altro la sensazione è che per la prima volta dall’inizio del conflitto le parti in campo stiano considerando seriamente di aumentare gli sforzi per porre fine al conflitto, e infatti entro il 1 gennaio secondo Lavrov dovrebbero cominciare negoziati diversi tra il governo siriano di Damasco e le forze di opposizione. Le tappe successive prevederebbero la formazione di un esecutivo di transizione entro sei mesi e la convocazione di nuove elezioni entro diciotto mesi. Secondo molti analisti di conseguenza le forze che hanno appoggiato Isis e Al-Nusra vedrebbero in modo molto negativo questi negoziati e avrebbero tutto l’interesse a sabotarli.

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