Abolizione dell'Imu e accordi con la Svizzera. Tutte le bugie del Cavaliere | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
martedì , 17 gennaio 2017
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Abolizione dell’Imu e accordi con la Svizzera. Tutte le bugie del Cavaliere

La proposta shock di Silvio Berlusconi è in realtà una proposta sciocca. Dagli accordi con la Svizzera alla ai tagli di 80miliardi di euro alla spesa pubblica. Ecco gli ostacoli tecnici ed economici per l’attuazione della promessa di restituzione dell’Imu.

Fonte: Oltremedianews

CONSIGLIO DEI MINISTRI: CONFERENZA STAMPA DI BERLUSCONI


 ”Nel nostro primo Consiglio dei ministri delibereremo la restituzione dell’Imu. Le famiglie saranno rimborsate in contanti e per la prima volta sorrideranno ricevendo una lettera dal fisco”. Con queste parole Silvio Berlusconi ieri ha esposto agli italiani la sua ennesima proposta shock da campagna elettorale.
Ammettiamo di aver provato un po’ di delusione, la proposta divulgata in pompa magna, quasi a reti televisive unite, da Silvio Berlusconi è, a dirla tutta, poco shock. Ci si aspettavano sparate sul bollo auto, o qualcosa sull’Ires, o, come nel 2008 qualche ricetta per la cura del cancro, e invece la triste realtà di un debito pubblico da duemila miliardi ha messo lecatene anche alle favole immaginifiche del Cavaliere. Così chi sognava di girare per le strade cittadine col proprio transatlantico pagando tanto quanto chi possiede una Panda è rimasto deluso, come anche i peones della flat tax, cioè dell’imposta unica tipica dei paesi anglosassoni. Ed invece ci si è dovuti accontentare della restituzione di un po’ di soldi, che per carità non fanno mai male, e di promesse a lungo termine come l’abolizione dell’Irap; ma se questo era l’asso nella manica del Cav allora significa che la crisi economica c’è e si vede.

Una proposta poco shock e molto sciocca verrebbe da dire. Sì perché oltre a risultare un prodotto riciclato della celeberrima proposta sull’abolizione dell’Ici che fece vincere Berlusconi nel 2008, quella restituzione dell’Imu sembra piuttosto porre alcuni dubbi di carattere tecnico ed economico.

Cominciando dal reale impatto sull’economia, l’abolizione dell’Imu costerebbe ben 4miliardi di euro, senza contare i soldi che dovranno essere restituiti, secondo quanto ha detto Berlusconi alle famiglie. Si tratta di una bella somma, per carità, ma non sarebbe meglio incentivare il rilascio delle tredicesime? Ad ogni modo il vero problema sta nella copertura finanziaria. In propostio il Cavaliere ha parlato di accordi con la Svizzera per la tassazione dei redditi italiani ivi detenuti e di tagli alla spesa per 80miliardi di euro nei prossimi 5 anni. Cosa c’è di diverso rispetto alle politiche di austerity che tanto l’ex premier va in giro a criticare? Se i tagli li fa Monti sono recessivi, se li fa Berlusconi lo sono meno, sembra di capire.Una cosa è certa, quando si parla di tagli e di recessione c’è sempre di mezzo il Pdl. Sull’ipotesi di accordo con la Svizzera poi viene da sorridere. Per un provvedimento sull’Imu da adottare al primo consiglio dei ministri si propone una soluzione di copertura che richiede anni di trattative con gli svizzeri, che non sono proprio gli ultimi arrivati e qualcosa in cambio la vorranno. Che dire poi della nauseante similarità di una tassazione una tantum sui redditi italiani deposti in Svizzera con quello scudo fiscale che tanto è suonato come un mega-condono. E’ bene ricordare che quei soldi sono stati portati oltralpe nelle casse dorate degli elvetici in maniera illegale. Quei redditi insomma sono fuori legge e come tali vanno trattati.

Ci sono poi aspetti tecnici che non convincono. Secondo l’uomo di Arcore i soldi verrano restituiti tramite la Cassa Depositi e Prestiti. Ora, basta indagare un po’ sulla natura di questo istituto finanziario per scoprire un aspetto che colora di ridicolo tutta la faccenda: la Cassa Depositi e Prestiti attinge le proprie risorse dai risparmi depositati dagli italiani presso le Poste Italiane. In altre parole chi ha un proprio libretto postale, e sono tantissimi, presentandosi alla cassa per percepire i soldi promessi dal Cavaliere, non farà altro che riprendere una liquidità attinta dai propri risparmi. Senza contare che occorrerebbe una modifica dello statuto dell’istituto creditizio in quanto allo stato attuale una simile funzione non sarebbe possibile. Magari a livello di singolo cittadino la cosa non sarà immediatamente percepibile, ma a sul piano macroeconomico se non si trovasse poi una copertura immediata di quei 4miliardi i risparmi di migliaia di famiglie diverrebbero carta straccia.

Avranno pensato anche a questo, dirà qualcuno. Traendo le considerazioni dall’esperienza storica non c’è da esserne sicuri. Prendiamo l’abolizione dell’Ici e i tagli agli anti locali. I governi Berlusconi, nonostante siano stati sostenuti dalla Lega, sono stati caratterizzati da profondi tagli agli enti locali culminati con la mazzata finale dell’abolizione dell’Ici che, il nome stesso lo diceva, era un’imposta che andava a coprire le spese dei comuni. Con il provvedimento migliaia di amministrazioni si sono ritrovate senza un euro in cassa. Il problema era serio e con i tagli si è posto sin dalle finanziarie lacrime e sangue del 2002 e del 2003; ma anche qui l’immaginazione di Berlusconi e Tremonti non ha trovato ostacoli arrivando ad ideare quella che fu presentata come la soluzione del secolo: consentire alle amministrazioni locali di accedere ai mercati finanziari per trarre maggiore liquidità. Qualche familiarità con lo scandalo derivati? Non è solo una impressione, l’argomento è stato trattato già in una inchiesta sulle pagine di questo giornale. Oggi moltissime amministrazioni locali, dalle regioni alle provincie sino ai comuni, hanno i bilanci imbottiti di derivati all’epoca acquistati per rimpinguare le proprie casse e nel tempo rivelatisi una fonte di debito e di rischio di enormi proporzioni.

La speranza, insomma, è che in questo caso chiunque faccia promesse da campagna elettorale poi ci pensi dieci volte prima di attuarle. Ma soprattutto che gli elettori sappiano distinguere le truffe dalle ricette concretamente realizzabili. Togliere l’Imu sulla prima casa non sarebbe infatti un’idea sbagliata se la stessa fosse seguita da una imposta patrimoniale sui soggetti più abbienti e da una seria lotta all’evasione ed alla criminalità. Ma tutto questo non potrà mai essere ipotizzabile per cultura e per ragioni politiche da chi di certi interessi si fa portatore.

    Michele Trotta

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