Aborto clandestino: questione legale o morale?Tribuno del Popolo
martedì , 24 gennaio 2017
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Aborto clandestino: questione legale o morale?

Aborto clandestino: questione legale o morale?

Aborto clandestino: è davvero questa l’unica risposta ad una domanda che la legge dovrebbe tutelare? Sono troppi gli ospedali che, ai sensi della legge 194, dovrebbero garantire il ricorso di un’interruzione di gravidanza e che però si rifiutano di farlo. Sono passati più di 30 anni dall’applicazione della legge eppure, per il momento, non c’è stata ancora una piena applicazione della stessa.

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“Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite.  Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.”

E’ stata approvata nel 1978 in Italia la legge 194. Legge che tutela i diritti della donna nella scelta inconsapevole di una possibile interruzione di gravidanza. Peccato che la legge risulti oggi inapplicabile in moltissimi ospedali pubblici per l’aumento esponenziale dell’obiezione di coscienza. Premettendo l’assoluta libertà dei medici ginecologi di non favorire l’aborto –l’obiezione di coscienza è un diritto-, rimane il fatto che una legge, approvata dalla Costituzione Italiana, rischi di non poter essere applicabile.

La presidentessa della Laiga (Libera Associazione Italiana di Ginecologi per l’Applicazione della legge 194/78), Silvana Agatone, dichiara con una nota di sarcasmo: “Sono passati più di trent’anni dal referendum sull’aborto legale in Italia e il numero di obiettori di coscienza è in continuo e pericoloso aumento: tra poco ci potrebbe essere una legge scritta senza però operatori disposti ad applicarla.”

Tutti gli ospedali infatti dovrebbero offrire il ricorso all’interruzione di gravidanza, eppure si cela uno strano silenzio attorno alla legge 194: forse l’aborto in Italia è visto ancora come tabù, forse ancora ci si vergogna a parlarne. In parlamento ad oggi ci sono molte mozioni a tutela degli obiettori di coscienza e i consultatori sono sempre meno. La prevenzione esiste, ma anche quella sembra essere sotto minaccia. L’unica soluzione reale, ad oggi, sembra quella di un aborto clandestino.

Questa è la storia di P.

P. che ama il suo ragazzo e che ha appena compiuto 18 anni. D., il suo ragazzo la porta fuori a cena per festeggiare il suo compleanno e poi, in macchina, prima di tornare a casa, fanno l’amore. Si rompe il preservativo, P. non prende la pillola. P. è giovane, non è ancora pronta a rischiare di avere un bambino. Si recano in ospedale, ormai è notte, devono rivolgersi al pronto soccorso e, tra imbarazzo e lacrime, i due chiedono che a P. venga prescritta la ‘pillola del giorno dopo’. Il primo pronto soccorso a cui si rivolgono ha un ginecologo obiettore di coscienza che li invita a rivolgersi ad un altro ospedale. Arrivati al secondo ospedale della zona, i due ragazzi si trovano di fronte ad un nuovo sportello al quale ripetere la loro storia. Nuovo imbarazzo, nuove lacrime. Altro obiettore di coscienza. Sono le tre di notte ormai, la mamma di P. si starà chiedendo dove sia sua figlia. P. e D., esausti, decidono di correre il rischio. Non sanno dove andare e hanno paura di subire l’ennesima umiliazione da parte di uno stato che dovrebbe proteggerli e che non è disposto nemmeno a fornire loro una pillola del giorno dopo. P. deve aspettare tre settimane di angoscia prima di scoprire che, fortunatamente, le è arrivato il ciclo.

La cosa che sconvolge, è che la storia di P., è una storia fra le tante.

“Per l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico istituito ai sensi dell’articolo 2.”

Questa è legge. Questo è diritto. Diritto che in quanto tale, deve essere rispettato.

 Federica Bani

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