Accademici: giù le mani dalla filosofia rivoluzionaria! Andre VltchekTribuno del Popolo
mercoledì , 25 gennaio 2017
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Accademici: giù le mani dalla filosofia rivoluzionaria!

I filosofi sono stati imbavagliati dal regime globale universale: la maggior parte dei grandi filosofi moderni è celata alla masse. Quel che ne è rimasto, autorizzato a galleggiare in superficie, è inefficace, irrilevante e incomprensibile: uno stupido campo teorico obsoleto per pochi residui intellettuali snob.
La filosofia soleva essere il gioiello più prezioso della corona delle conquiste intellettuali umane. Era all’avanguardia in quasi tutte le lotte per un mondo migliore. Gramsci era un filosofo e lo stesso erano Lenin, Mao Tse-tung, Ho-Chi-Minh, Guevara, Castro, Frantz Fanon, Senghors, Cabral, Nyerere e Lumumba, per citarne solo alcuni.
Essere un pensatore, un filosofo, nell’antica Cina, in Giappone o anche in alcune parti dell’occidente era l’’occupazione’ umana più rispettata.
In tutte le società sviluppate ‘normalmente’ il sapere è stato valutato molto più delle proprietà materiale o del nudo potere.
Nella Grecia e nella Cina antiche, la gente era in grado di comprendere la maggior parte dei propri filosofi. Non c’era nulla di ‘esclusivo’ nel desiderio di conoscere e interpretare il mondo. I filosofi parlavano alla gente, per la gente.
Alcuni lo fanno ancora. Ma quella banda servile e prostituita di accademici occidentali, che ha rinserrato la filosofia dietro le mura delle università, ha emarginato malignamente quegli uomini e quelle donne.
Invece di guidare il popolo alle barricate, invece di affrontare i problemi più urgenti che il mondo oggi affronta, i filosofi ufficiali stanno lottando tra di loro per le cattedre, offrendo i loro cervelli e i loro corpi all’Impero. Al meglio non fanno che riciclarsi interminabilmente a vicenda, sprecando milioni di pagine di carta con note in calce, paragonando conclusioni di Derrida e Nietzsche, appiccicati senza speranza a idee stremate di Kant e Hegel.
Al peggio sono apertamente nocivi, rendendo totalmente incomprensibili concetti filosofici rivoluzionari tuttora rilevanti, attaccandoli e addirittura facendoli scomparire dalla faccia della terra.

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Solo alla razza ufficiale, composta quasi esclusivamente da ‘riciclatori del pensiero’ bianchi/occidentali, è concesso il diritto di essere chiamati ‘filosofi’.
I miei amici in tutti gli angoli del mondo, alcune delle persone più brillanti del pianeta, non sono mai definiti tali. Il termine ‘filosofo’ conserva ancora almeno un certo grande prestigio teorico, e Dio non voglia che quelli che oggi lottano contro il terrorismo occidentale, per la giustizia sociale e per la vera libertà di pensiero, siano etichettati tali!
Ma lo sono, naturalmente; tutti grandi filosofi! E non riciclano; loro vanno avanti, facendo progredire brillanti concetti nuovi che possono migliorare la vita sul nostro pianeta. Alcuni sono caduti, altri sono ancora vivi, e alcuni sono ancora relativamente giovani.
Eduardo Galeano: uno dei più grandi narratori di tutti i tempi, e un combattente impegnato contro l’imperialismo occidentale. Noam Chomsky: famoso linguista e incessante combattente contro il fascismo occidentale. Pramoedya Ananta Toer: ex detenuto di coscienza nei campi di Suharto e il maggior romanziere dell’Asia Sud-orientale. John Steppling: brillante drammaturgo e pensatore statunitense. Christopher Black: avvocato internazionale canadesi e combattente contro i concetti neocolonialisti illegali dell’Impero. Peter Koenig: famoso economista e pensatore. Milan Kohout, pensatore e artista, combattente contro il razzismo europeo.
Sì, tutti grandi pensatori, questi; filosofi, tutti loro! E molti altri che conosco e amo, specialmente in Africa e America Latina e Asia…
Per quelli che insistono che al fine di essere chiamati filosofi si deve essere dotati  qualche timbro che dimostra che il tizio ha superato un esame e gli è permesso servire l’Impero, ecco la prova del contrario.
Persino secondo il Dizionario dei Filosofi Statunitensi Moderni (edizione in rete), New York, Oxford University Press:
“L’etichetta di “filosofo” è stata generalmente applicata in questo Dizionario agli intellettuali che hanno offerto contributi filosofici, indipendentemente dalla carriera accademica o dai titoli professionali. L’ampia portata dell’attività filosofica nell’arco di tempo coperto da questo Dizionario sarebbe oggi classificata all’interno della varie scienze umanistiche e sociali che gradualmente si sono separate dalla filosofia negli ultimi centocinquant’anni. Molti figure incluse qui non sono state filosofi accademici ma hanno lavorato alle fondamenta filosofiche di campi quali pedagogia, retorica, arti, storia, politica, economia, sociologia, psicologia, linguistica, antropologia, religione e teologia”.

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Nel suo brillante libro in uscita ‘Aesthetic Resistance and Dis-Interest’, il mio amico John Steppling cita Hullot-Kentor:
“Se l’arte – quando l’arte è arte – ci capisce meglio di quanto intenzionalmente capiamo noi stessi, allora una filosofia dell’arte dovrebbe comprendere che cosa ci capisce. La riflessione dovrebbe divenire criticamente incalzante al riguardo; la soggettività diverrebbe la capacità del suo oggetto, non semplicemente la sua manipolazione. Questo è il centro dell’estetica di Adorno. E’ un’idea del pensiero che è considerevolmente diversa dal senso della ‘teoria’ contemporanea, in cui tutti si sentono sollecitati a confrontare Derrida con Nietzsche e i due con Levinas e tutti questi ora con Badiou, Zizek e Agamben. Quel genere di pensiero è principalmente manipolazione. E’ la mente burocratica che inconsciamente sta piegando la forma del controllo sociale che ha interiorizzato e vuole esercitare sugli altri.”
Il mondo accademico occidentale sta rigidamente definendo quali linee di pensiero sia accettabile siano usate dai filosofi e anche quali analisi e quali forme.
Quelli che rifiutano di adeguarsi sono ‘non veri filosofi’. Sono dilettanti, ‘amatori’.
E quelli che non sono accolti da qualche istituzione ‘rispettabile’ non vanno presi per nulla sul serio (specialmente se hanno nomi russi, asiatici, africani, mediorientali o latinoamericani). E’ un po’ come nel giornalismo. A meno di avere dietro di sé un canale mediatico ‘importante’ (preferibilmente uno occidentale), a meno di non poter dimostrare che l’Impero si fida realmente di voi, la vostra tessera di giornalista non vale nulla e non vi sarà consentito di salire a bordo di un volo militare o dell’ONU diretto a una zona di guerra.
I vostri lettori, anche se a milioni, possono considerarvi un filosofo importante. Ma siamo franchi: se l’Impero non stampa il suo sigillo di accettazione sul vostro fondoschiena, in occidente non siete davvero nient’altro che merda miserabile!

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OFFUSCAMENTO DEL LAVORO DEI FILOSOFI RIVOLUZIONARI
Dopo tutto ciò che ho scritto e di cui sono stato testimone, sono sempre più convinto che l’imperialismo e il neocolonialismo occidentali siano le sfide più urgenti e pericolose che il nostro pianeta affronta. Forse le uniche sfide.
Ho visto 160 paesi di ogni angolo del globo. Sono stato testimone di guerre, conflitti, ruberie imperialiste e brutalità indescrivibili di tiranni bianchi.
E così, recentemente, ho sentito che è ora di rivisitare due grandi pensatori del ventesimo secolo, due decisi combattenti contro il fascismo imperialista occidentale: Frantz Fanon e Jean-Paul Sartre.
I dannati della terra e Pelle nera, maschere bianche, due libri essenziali di Frantz Omar Fanon, un afro-caraibico nato in Martinica, psichiatra, filosofo, rivoluzionario e scrittore, e un combattente impegnato contro il colonialismo occidentale. E Colonialismo e neo-colonialismo, un libro tuttora molto rilevante di Jean-Paul Sartre, un eminente combattente francese della resistenza, filosofo, drammaturgo e romanziere.
Avevo tutti e tre i libri nella mia libreria e, dopo molti anni, era tempo di rileggerli.
Ma la mia edizione inglese di Colonialismo e neo-colonialismo era zeppa di dozzine di pagine di prefazioni introduzioni. L’’imbottitura intellettuale’ era troppo spessa e a un certo punto ho perso interesse, lasciando il libro in Giappone. Poi a Kerala ne ho preso un altro, questa volta un’edizione indiana.
Anche questa volta 60 pagine di prefazioni e introduzioni, spiegazioni intrusive premasticate e paternalistiche su come dovevo percepire sia Sartre sia le sue interazioni con Fanon, Memmi e altri. E sì, improvvisamente tutto ha cominciato a trasferirsi di nuovo in quella palude premasticata ma indigeribile di “Derrida-Nietzsche”.
Invece di evocare indignazione e rabbia, invece di ispirarmi a intraprendere concrete azioni rivoluzionarie, quelle prefazioni, quarte di copertina, introduzioni e commenti stavano chiaramente castrando e soffocando i grandi messaggi sia di Sartre sia di Fanon. Impedivano ai lettori e ai colleghi filosofi di arrivare al succo.
Poi finalmente, arrivando al reale testo di Sartre, tutto diventa chiaro: perché esattamente il regime è così deciso a ‘proteggere’ i lettori dagli originali.
E’ perché la sostanza, l’originale, è estremamente semplice e potente. Le parole sono rilevanti e facili da comprendere. Descrivono sia le vecchie barbarie colonialiste francesi, sia l’attuale neo-colonialismo occidentale. Dio non voglia che qualcuno faccia due più due!
Il filosofo Sartre sulla Cina e la propaganda culturale fascista occidentale:
“Da bambino sono stato vittima del pittoresco: era stato fatto di tutto per rendere paurosi i cinesi. Mi raccontavano di uova marce … di uomini segati tra due tronchi di legno, di musica stridula e stonata … [I cinesi] erano piccoli e terribili, ti scivolavano tra le dita, ti attaccavano alle spalle, scoppiavano improvvisamente in chiassi ridicoli … C’era anche l’anima cinese, che si raccontava essere semplicemente imperscrutabile. “Gli orientali, sai…”. I negri non mi preoccupavano; mi era stato insegnato che erano cani buoni. Con loro eravamo ancora tra mammiferi. Ma gli asiatici mi preoccupavano …”
Sartre sul colonialismo e razzismo occidentale:
“Il razzismo è inscritto negli eventi stessi, nelle istituzioni, nella natura degli scambi e della produzione. Gli status politici e sociali si rafforzano a vicenda: poiché i nativi sono sub-umani, la Dichiarazione dei Diritti Umani non si applica a loro; di converso, poiché non hanno diritti, sono abbandonati senza protezioni alle forze disumane della natura, alle ‘leggi ferree’ dell’economia …”
E Sartre si spinge oltre:
“L’umanesimo e il discorso occidentale sui diritti hanno già operato escludendo la maggioranza della popolazione del mondo dalla categoria degli esseri umani”.
Io affronto gli stessi temi e lo stesso fa Chomsky. Ma l’Impero non vuole che si sappia che Sartre, Memmi e Fanon parlavano “la stessa lingua” nostra, già più di mezzo secolo fa!
Albert Memmi:
“Il conservatorismo produce la selezione di persone mediocri. Come può questa élite di usurpatori, cosciente della propria mediocrità, giustificare i propri privilegi? Soltanto in un modo: denigrare i colonizzati al fine di esaltare sé stessa, negare la condizione di esseri umani ai nativi e privarli dei diritti fondamentali …”
Sartre sull’ignoranza occidentale:
“Non si tratta di cinismo, non è l’odio che ci sta privando di morale: no, è solo lo stato di falsa ignoranza in cui siamo forzati a vivere e che noi stessi contribuiamo a mantenere …”
Il modo in cui l’occidente ‘educa’ il mondo; di nuovo Sartre:
“L’élite europea si è accinta a fabbricare un’élite nativa; ha selezionato adolescenti, ha marchiato sulle loro fronti con un marchio a fuoco, i principi della cultura occidentale, ha coperto le loro bocche con bavagli verbali, grandi parole turgide che si appiccicano ai loro denti; dopo un breve soggiorno nella madrepatria sono stati rimandati indietro, modificati …”

*

E’ realmente semplice imparare come riciclare i pensieri altrui, come confrontarli e alla fine come compilare note a piè di pagina. Ci vuole tempo, è tedioso e generalmente inutile, ma non realmente difficile.
D’altro canto è difficile creare concetti nuovi di zecca, rivoluzionare il modo in cui le nostre società e il nostro mondo sono organizzati. Se le nostre menti riciclano troppo e cercano di creare troppo poco, si impigriscono e si sclerotizzano, si sclerotizzano cronicamente.
Il servilismo intellettuale è una malattia degenerativa.
L’arte occidentale è degenerata a orrendi ritmi psichedelici, a colori eccessivamente vistosi e a disegni geometrici infantili, a cartoni animati e a film violenti e da incubo, nonché a ‘fiction’. E’ tutto molto conveniente: con tutto quel baccano non si possono più sentire le urla delle vittime, non si può più comprendere la solitudine e il vuoto.
Nelle librerie di tutto il mondo le sezioni di poesia e filosofia si vanno riducendo, quando non spariscono del tutto.
E adesso? Avremo Althusser (prevalentemente non il vero Althusser, ma uno riciclato e abbreviato), o Lévy-Strauss o Derrida, ciascuno confezionato in interminabili litanie di chiacchiere accademiche?
No! Compagni, filosofi, non questo! Abbasso la sclerotica, prostituita accademia e la sua interpretazione della filosofia!
Abbasso gli assassini della Filosofia!
La filosofia deve essere l’avanguardia intellettuale. E’ sinonimo di rivoluzione, umanesimo, e ribellione.
I veri filosofi sono quelli che riflettono per un mondo migliore, e combattono per esso, usando i loro cervelli come armi.
Quelli che collezionano polvere e cattedre in qualche istituzione di ‘istruzione’ superiore orientata al profitto non lo sono, anche se hanno centinaia di diplomi e timbri su tutte le pareti e sulle loro fronti!
Non creano e non guidano. Neppure insegnano! Offuscano il sapere. Per citare Fanon: “Tutto può essere spiegato alle persone, all’unica condizione che si voglia che capiscano.” Ma ‘loro’ non vogliono che le persone capiscano; davvero non lo vogliono.
E ancora un’altra cosa: i grandi pensieri di Fanon e Sartre, di Gramsci e Mao, Guevara e Galeano dovrebbero essere delicatamente smacchiati e rispolverati ed esibiti di nuovo, liberati da tutte quelle soffocanti ‘analisi’ e comparazioni compilate da tossici pensatori filo-sistema.
Non c’è nulla da aggiungere agli scritti di filosofi rivoluzionari eretici. Giù le mani dalla loro opera! Facciamoli parlare! Edizioni senza prefazioni e introduzioni, per favore! Le più grandi opere di filosofia sono state scritte con cuore, sangue e passione! Non è necessaria nessuna interpretazione. Anche un bambino può capirle.
Andre Vltchek*
Fonti:
www.znetitaly.org

*Andre Vltchek è un filosofo, saggista, documentarista e giornalista investigativo. Ha filmato e raccontato guerre e conflitti in decine di teatri. I suoi ultimi libri sono: “Exposing Lies Of The Empire” e “Fighting Against Western Imperialism”. Discussion with Noam Chomsky: On Western Terrorism. Point of No Return” è il suo saggio politico più famoso. Oceania – un libro sull’imperialismo occidentale nel Sud Pacifico. Il suo libro provocatorio sull’Indonesia: “Indonesia – The Archipelago of Fear”. Andre realizza documentari per teleSUR e Press TV.  Dopo aver vissuto diversi anni in America Latina e Oceania, Vltchek lavora e vive in Medio Oriente e in Asia. Potete seguirlo sul suo sito o su Twitter.

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