Acqua torbida. Dell’accordo Acea-MekorotTribuno del Popolo
giovedì , 19 gennaio 2017
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Acqua torbida. Dell’accordo Acea-Mekorot

Acqua torbida. Dell’accordo Acea-Mekorot

Importanti società Europee negli ultimi mesi hanno chiuso i rapporti con Mekorot, la società idrica nazionale israeliana. In controtendenza Acea annuncia una nuova collaborazione. Quali sono le ombre del colosso in Palestina?

Fonte: Oltremedianews

A gennaio Acea ha rilasciato un breve comunicato in cui annunciava la collaborazione, nel settore delle risorse idriche, conMekorot WC ltd.

Mekorot è la società idrica che fornisce il 90% dell’acqua potabile ad Israele e gestisce l’80% delle sue risorse idriche. L’azienda è di proprietà dello Stato.

Mekorot opera non solo all’interno dei confini d’Israele internazionalmente riconosciuti prima del 1967 (Linea Verde), ma anche nei territori palestinesi occupati (TPO). Anzi è il braccio esecutivo del governo nei TPO per le questioni idriche. A Gerusalemme Est e in altre parti della Cisgiordania occupata, Mekorot fornisce acqua agli insediamenti. Fornisce anche una quota rilevante dell’acqua consumata dai palestinesi, ai quali è impedito di sviluppare un proprio settore idrico.

Il controllo della Mekorot sul mercato dell’acqua palestinese è stato formalizzato e legittimato dagli accordi di Oslo, cheobbligano l’Autorità Palestinese ad acquistare dalla società israeliana l’acqua estratta dalla terra palestinese. Gli accordi di Oslo impediscono ai palestinesi di sviluppare i propri settori igenico-sanitario ed escludono la possibilità di acquistare l’acqua dai paese vicini o da società internazionali. Questo ha fatto si che la Palestina sia interamente dipendente da Mekorot, la quale trae profitti enormi da questa situazione.

Alla società sono state “trasferite”, nel 1982, tutte le infrastrutture idriche della Palestina.

In questi anni  la Mekorot ha sfruttato il suo monopolio ferocemente, agendo spesso con pratiche scorrette e discriminatorie. Basti pensare che il prezzo di base che fa pagare ai coloni ed ai clienti in Israele è di 1,8 NIS per metro cubo di acqua rispetto alla media di 2,5 NIS per i cittadini palestinesi.

Nei mesi estivi la fornitura d’acqua in Palestina viene ridotta o tagliata temporaneamente mentre i coloni Israeliani, spesso separati da poche centinaia di metri, continuano ad essere riforniti illimitatamente. Come non bastasse i tubi per le forniture palestinesi sono di diametro più piccolo riducendo così il flusso e la pressione dell’acqua.

Inoltre il pompaggio intensivo di Mekorot, nella valle del Giordano, sta riducendo fortemente la quantità delle sorgenti e dei pozzi in Palestina.

Per questi motivi, la società idrica Vitens, primo fornitore d’acqua in Olanda, a seguito delle indicazioni del suo governo ha recentemente interrotto un accordo di collaborazione con la Mekorot, motivando la decisione con l’impegno verso la legalità internazionale. Un impegno assunto anche da altre imprese europee negli ultimi mesi; come il fondo pensione olandesePGGM, la Danske Bank, la più grande banca danese, e il fondo statale norvegese.

In Italia il movimento BDS sta portando avanti una campagna contro Mekorot ed in particolare contro l’accordo con ACEA. Sul sito dell’associazione è possibile firmare una petizione. 

Una lettera firmata da organizzazioni della società civile palestinese impegnate sulle questioni di acqua, agricoltura e ambiente ricorda l’obbligo legale degli Stati e delle sue istituzioni di “non dare copertura o assistenza alle violazioni israeliane del diritto internazionale” ribadendo che “la proposta di collaborazione tra Acea e Mekorot equivale a una violazione di tale obbligo giuridico”.

   Giulio M. Morucci
 @GiulioMor

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