Addio a Hurricane, il pugile innocente che fece vent'anni di carcereTribuno del Popolo
lunedì , 23 gennaio 2017
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Addio a Hurricane, il pugile innocente che fece vent’anni di carcere

Addio a Hurricane, il pugile innocente che fece vent’anni di carcere

Si è spento Rubin Carter, il pugile americano che era stato al centro di una controversa giudiziaria che lo aveva portato a passare vent’anni in carcere ingiustamente con l’accusa di un triplice omicidio. Sulla sua vicenda pesò anche l’insopportabile ombra del razzismo dal momento che Hurricane era nero. 

Qualcuno di voi forse ricorderà la storia di Rubin Carter, detto Hurricane, pugile americano che era stato al centro di una controversa clamorosa e controversa che aveva diviso gli Stati Uniti e che era rimasto in carcere ingiustamente per oltre vent’anni. Hurricane era stato accusato di triplice omicidio, e sulla sua condanna avevano pesato anche insopportabili ombre di razzismo dal momento che Rubin Carter era un pugile di colore. La sua storia è stata talmente controversa da ispirare anche un film sulla vita di Hurricane impersonato da Dezel Washington e una canzone di Bob Dylan. “Hurricane” era il soprannome che Rubin Carter si era guadagnato arrivando a combattere una finale di campionato del mondo per i pesi medi, e alla fine si è spento all’età di 76 anni in Canada per le conseguenze di un cancro alla prostata. Ironia della sorte ad assisterlo fino alla fine dei suoi giorni c’è stato John Artis, il suo presunto complice nel massacro per il quale è stato arrestato. Hurricane ha combattuto sul ring dal 1961 al 1966, era uno specialista dei pesi medi ed era stato capace di sconfiggere un pugile della caratura di Emile Griffith. Il suo astro però finì nel 1966 quando venne accusato di un triplice omicidio in seguito a una sparatoria in un locale del New Jersey. A seguito di quella strage venne condannato a due ergastoli ma quasi tutta l’opinione pubblica mondiale si schierò dalla sua parte dal momento che l’accusa sembra mossa esclusivamente da motivi razziali. Tutto ciò fece di Hurricane un simbolo delle lotte contro le discriminazioni razziali. Alla fine sarebbe stato scarcerato nel 1985 dopo vent’anni di carcere, e nel 1988 caddero ufficialmente tutte le accuse contro di lui. Hurricane ha trascorso vent’anni in galera dopo essere stato ritenuto colpevole da una giuria composta esclusivamente da uomini bianchi.  Decisiva anche la testimonianza di due ladri, Alfred Bello ed Arthur Bradley, che in seguito ritrattarono le loro versioni. Carter venne sottoposto ad un nuovo processo e tornò per un breve periodo in libertà nel 1976, ma dopo la condanna in un secondo processo tornò in carcere per altri nove anni. Ben tre anni dopo però gli avvocati promossero una petizione per appellarsi alla Corte Federale e alla fine ebbero successo, tanto che nel 1985 il giudice della Corte Federale Haddon Lee Sarokin sentenziò che Carter e Artis non avevano avuto un processo equo subendo al contrario un processo viziato da motivazioni razziali. Alla fine la vicenda si concluse nel 1988 con i procuratori del New Jersey che di fatto fecero cadere tutte le accuse. Insomma la storia di Hurricane è una storia che ci parla dell’America profonda, quella del razzismo e della mancata integrazione tra bianchi e neri, un’America che purtroppo esiste ancora. La speranza è quella di non vedere mai più casi come quello di Rubin Carter detto Hurricane.

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