Adozioni gay. Francia “oui”, Italia “no”Tribuno del Popolo
giovedì , 19 ottobre 2017
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Adozioni gay. Francia “oui”, Italia “no”

Mentre in Francia viene varata una legge che contribuisce all’avanzamento culturale del paese, in Italia alcuni parlamentari del Pdl protestano contro i matrimoni gay.

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Fonte: Oltremedianews

Il 23 aprile 2013 è  una data destinata a rimanere nella storia della Francia. Il Parlamento  francese, attraverso la sua camera più importante, l’Assemblea nazionale,  ha pronunciato il definitivo sì alla legge sulle nozze e sull’adozione di bambini da parte di coppie dello stesso sesso.  La proposta di legge è stata approvata con 331 voti a favore, 225 contrari e 10 astensioni. 

Dopo l’approvazione dei matrimoni gay, che con molta probabilità inizieranno ad essere celebrati ufficialmente all’inizio di questa estate, la Francia fa un altro passo avanti nei confronti di quell’emancipazione e quella libertà che spetta ad ogni cittadino, sia esso uomo, donna o gay.

Nel pacchetto di misure varato dall’Eliseo, con specifico riferimento al disciplinamento della libertà di matrimonio tra persone dello stesso sesso, interverrà il nuovo articolo 143 del codice civile. “Il matrimonio è contratto tra due persone di sesso opposto o dello stesso sesso”.  Hollande sembra che stia, quanto meno, rispettando alcuni punti che ha portato avanti durante la sua campagna elettorale.

Non si sono fatte attendere le reazioni dei cattolici e della destra francese. Cortei e manifestazioni per protestare contro questa legge, alcuni dei quali culminati in atti di violenza. L’Ump, il principale partito dell’opposizione di centrodestra, ha fatto appello al Consiglio Costituzionale in vista del sollevamento di presunte eccezioni d’incostituzionalità.  Il leader dei deputati Christian Jacob ha fatto sapere che l’impugnazione verterà su “alcuni punti procedurali” (e “naturalmente sulla base del provvedimento”), come la paternità, l’adozione, la discriminazione sull’accesso alle origini, i contorni dei principi di legge sulla bioetica e il diritto al lavoro presente nell’articolo 16 della legge che blocca ogni sanzione o licenziamento contro un impiegato che, in ragione del rispettivo orientamento sessuale, rifiuti il trasferimento in un Paese che discrimina gli omosessuali.

In Europa

Ma la Francia è solo l’ultimo di altri paesi europei che hanno detto sì alle adozioni gay.  L’adozione da parte di coppie dello stesso sesso è legale in Regno Unito, Spagna, Svezia, Norvegia, Danimarca, Belgio, Paesi Bassi, Islanda e Israele. A questi si aggiungono la Germania e la Groenlandia, che   pur non consentendo l’adozione da parte di coppie dello stesso sesso riconoscono a chi è in convivenza registrata con una persona di sesso uguale l’adozione dei figli naturali e adottivi del partner.

In Italia

Nel Belpaese vige la legge 4 maggio 1983, n.184 la quale prevede che la dichiarazione di disponibilità all’adozione debba essere effettuata da una coppia coniugata da almeno tre anni. Non esistendo neanche i matrimoni gay, per coppia coniugata si intende una coppia formata da un uomo e una donna.

In concomitanza con l’approvazione della legge francese si levano le proteste da parte di alcuni parlamentari del Pdl contro il matrimonio omosessuale. Capeggiati da Carlo Giovanardi e Maurizio Gasparri, si sono ritrovati in piazza Farnese, davanti l’ambasciata francese indossando delle magliette con su scritto: ”Giù le mani dalla famiglia”. Gasparri afferma: “E’ una minaccia per la famiglia, conta solo la coppia formata tra un uomo e una donna. Il resto è soltanto un’invenzione”.

Oltre a Gasparri e Giovanardi, quest’ultimo ha dichiarato:  “diventare presidenti di Regione – come Vendola e Crocetta –, ma non sposarsi. C’è un problema di diritto naturale, l’omosessualità non si può rivendicare”, presente anche la parlamentareEugenia Roccella, che ha preso le distanze dal suo compagno di partito, Galan, affermando: “Sbaglia, è subalterno alla sinistra. Il matrimonio non è per tutti ”.

Bisognerebbe smetterla di parlare alle persone come se fossero tutte uguali e omologate soltanto perché appartengono ad una “categoria”, in questo caso omosessuali, bensì, emerge la necessità di pensare all’individuo come soggetto individuale, con una propria testa e con dei propri valori. Gli omosessuali sono persone, normali e, in alcuni casi, più affidabili di una coppia eterosessuale.

 Nicola Gesualdo

 

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