Afghanistan e Iraq alle urne. Si teme un nuovo bagno si sangueTribuno del Popolo
martedì , 17 gennaio 2017
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Afghanistan e Iraq alle urne. Si teme un nuovo bagno si sangue

Afghanistan e Iraq alle urne. Si teme un nuovo bagno si sangue

Dopo anni di sangue e guerra ora Afghanistan e Iraq stanno provando a voltare pagine e lo faranno recandosi alle urne. Peccato che entrambi i paesi siano in una situazione di guerra civile che mette a repentaglio lo svolgimento democratico delle elezioni. Anche questo è il frutto avvelenato dell’intervento della Nato. 

Kabul e Baghdad affronteranno le elezioni rispettivamente presidenziali e parlamentari il 5 aprile e il 30 aprile. Non saranno ovviamente elezioni come le altre dal momento che sia in Afghanistan che in Iraq la guerra civile non è sostanzialmente mai finita, anzi si è andata inasprendo negli ultimi mesi e anni. Tutto questo è il frutto avvelenato della sciagurata volontà degli americani di penetrare in questa zona dell’Asia, con un Afghanistan dilaniato da scontri interni che mettono a repentaglio la tenuta delle istituzioni di Hamid Karzai, presidente afghano che nel maggio del 2014 conclude il suo secondo mandato da presidente di cinque anni e non potrà più ricandidarsi. I risultati delle elezioni verranno resi noti il 14 maggio e se nessun candidato supererà il 50% si terrà un ballottaggio il 22 maggio. Difficile se non impossibile però che ci saranno delle elezioni regolari dal momento che i talebani hanno deciso di boicottare le elezioni con una lunga striscia di attentati sanguinari. Solo nel 2013, dati Onu alla nato, sono morte 8.000 persone in Afghanistan, ben il 14% in più rispetto al 2012, segno che evidentemente qualcosa si sta muovendo sotto la cenere. La corsa comunque  sembra ristretta tra Abdullah Abdullah e Ashraf Ghani Ahmadzai, rispettivamente secondo e terzo alle elezioni del 2003. Zalmai Rassoul ha invece ricevuto l’endorsement del fratello del presidente uscente Hamid Karzai dal momento in cui ha ritirato la sua candidatura. Ma è chiaro che le elezioni non potranno essere regolari dal momento che anche gli organismi internazionali hanno rinunciato a monitorare le elezioni presidenziali e provinciali a Kabul a causa degli elevati rischi di terrorismo. Ci sono stati  infatti numerosi attacchi talebani a Kabul e nelle provincie, e un osservatore paraguaiano dell’Istituto nazionale democratico (Ndi) ha perso la vita nell’assalto all’hotel Serena della capitale. Lo stesso Ndi, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) e l’Asian Foundation for Free Election (Anfrel) hanno annunciato l’abbandono del monitoraggio del voto afghano. 

In Iraq del resto la situazione non è molto migliore, anzi. Qui esiste una vera guerra civile tra sciiti e sunniti e Nuri al-Maliki, sciita, proverà a farsi eleggere per la terza volta consecutiva nelle politiche del 30 aprile. Probabile che ce la farà anche se sul voto grava l’ombra della guerra civile. La paura è quella di un ritorno al 2006, quando milizie sciite e sunnite hanno messo il Paese a ferro e fuoco. Quasi certamente comunque dovrebbe vincere Maliki, e la sua vittoria dovrebbe rafforzare il ruolo nella regione di Teheran.

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