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sabato , 21 ottobre 2017
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Africa e neocolonialismo monetario

Il Franco CFA è la moneta che regola gli scambi delle nazioni africane francofone. Nasce nel 1945 dopo gli accordi Bretton Wood ai quali la Francia aveva aderito, infatti all’epoca si chiamava “franco delle Colonie Francesi Africane”.

Mappa Italia Africa e Middle East

Tratto da Zeroconsensus

Nel 1958  il nome cambiò in franco della Comunità Francese dell’Africa. Per essere più precisi, la moneta è emessa dal BCEAO per la “Comunità Finanziaria dell’Africa” (paesi colorati di verde nella cartina sopra) e dal BEAC per i paesi della “Cooperazione finanziaria dell’Africa Centrale“.  Fino a qui tutto normale. Il punto è che in queste due unioni monetarie vi è un Convitato di Pietra: la Francia.

 

Infatti queste due organizzazioni sovranazionali hanno un accordo che li lega allo stato francese che li impegna:

1) Ad ancorare le proprie monete ad un cambio fisso, prima il Franco Francese e ora l’Euro. Per chiarire la questione basta dire che la causa del Default argentino fu proprio l’ancoraggio del Peso Argentino al Dollaro USA!

2)  Ad accettare la piena convertibilità del Franco CFA con l’Euro garantita dal Tesoro Francese. Naturalmente il Tesoro Francese non lo fa gratis infatti ha preteso la costituzione di un fondo comune di riserva di moneta estera a cui partecipano tutti i paesi del CFA (almeno il 65% delle posizioni in riserva depositate presso il Tesoro francese, che in tal modo si fa garante del cambio monetario). Insomma, i paesi africani devono depositare presso lo stato francese buona parte delle riserve estere (frutto delle loro esportazioni e dunque del lavoro dei loro popoli) presso uno stato terzo che non si sa bene a che titolo si fa garante della loro moneta. Dico questo perchè chiunque ha una coscienza capisce che secoli di sfruttamento coloniale non sono un titolo ma una tremenda colpa.

Secondo gli economisti esperti di moneta e della situazione africana pare che il cambio sia stato fissato sempre troppo alto e dunque svantaggioso per le nazioni africane (e per le loro esportazioni) e vantaggioso per la Francia (ed i paesi dell’Unione Monetaria Europea). Non avevamo dubbi. Credo anzi, che non sia azzardato parlare di colonialismo mai finito ma semplicemente trasformatosi in una forma più sofisticata e dunque difficilmente comprensibile ai popoli che ne sono vittime.

Vi propongo a tale proposito una bella intervista rilasciata dall’economista della Costa D’Avorio Nicolas Agbohou sulla necessità per i paesi CFA di togliersi al più presto questo cappio imposto da Parigi. L’intervista è stata pubblicata da resistenze.org e tradotta a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare.

Il suo libro è un atto d’accusa contro l’Euro e il Franco CFA. Perché queste due monete sarebbero contro l’Africa?

Fondamentalmente, gli istituti finanziari che gestiscono il Franco CFA, le banche centrali, sono contro l’Africa. II consigli di amministrazione della BCEAO (Banca Centrale degli Stati dell’Africa Occidentale), della BEAC (Banca degli Stati dell’Africa Centrale) e della Banca delle Comore, sono dominate dai francesi che beneficiano del diritto di veto. Le Comore non controllano la loro economia, perché nel cda della Banca centrale vi sono 4 francesi e 4 abitanti delle Comore. Dal momento che le decisioni devono essere prese all’unanimità o con la maggioranza di almeno cinque persone, basta che un solo francese sia contrario a un qualsiasi progetto, perché sia bocciato. Inoltre bisogna che gli africani non dimentichino che il CFA è una moneta francese.

Ma oltre a questo aspetto, perché il Franco è contro l’Africa?

Gli africani sono esseri umani a pieno titolo come tutti gli altri. In quanto tali, è importante che gli africani siano liberi di condurre la politica monetaria che soddisfi meglio le proprie aspettative. I 15 paesi della zona del Franco CFA sono costretti a lasciare in deposito in Francia il 65% dei loro proventi delle esportazioni, chiamate “riserve in valuta estera”. Questo è il presupposto per la stabilità della loro valuta. Supponiamo che un paese come il Niger, che non è in grado di pagare i propri funzionari, esporta prodotti per il valore di un miliardo di dollari, automaticamente deve lasciare in Francia un deposito di 650 milioni di euro. Questo è assurdo! Nel frattempo i nigeriani muoiono di fame! Ci sono anche dispositivi tecnici che rendono il Franco CFA uno strumento di impoverimento e di colonizzazione permanente.

Che cosa sono questi dispositivi?

Dobbiamo ricordare che il CFA, originariamente, era chiamato “Franco delle colonie francesi d’Africa”. Come suggerisce il nome, è la Francia che trae il maggior beneficio. I principi che disciplinano questa valuta sono la libera trasferibilità e convertibilità e la centralizzazione degli scambi. A questo proposito, dobbiamo sapere con chiarezza e precisione che: in primo luogo, la libera trasferibilità favorisce la fuga di capitali africani, e in secondo luogo, quando un paese non ha risparmi, si ritrova con un debito estero che lo strangola.

Chi sono le persone che esportano i loro capitali?

Nicolas Agbohou: Alcuni leader e quelle che io chiamo neo-colonie. Ricordate che la prima decisione che Mitterrand aveva preso, della sua ascesa al potere, era di vietare la fuga di capitali. Da allora, l’Africa è doppiamente penalizzata: non solo deve affrontare la fuga di capitali, ma in aggiunta, è tenuta a riacquistare la propria moneta. In poche parole: i leader africani vanno a Parigi con le valigie piene di franchi CFA che scambiano contro franchi o in dollari. Ma le banche centrali africane sono obbligate a riscattare questi CFA che i leader hanno lasciato in Francia e che la Francia non vuole tenere. E devono farlo con una valuta forte! Quindi dal 65% dei proventi sulle esportazioni, che rimangono in deposito per le operazioni.

Perché anche l’Euro sarebbe in contrasto agli interessi africani?

Prima di fissare il cambio Franco CFA con l’Euro, solo la Francia aveva voce in capitolo sulle nostre economie. Ora è tutta l’Europa! Peggio ancora, le misure draconiane di Bruxelles sono incompatibili con le esigenze delle nostre economie. Ecco perché io insisto a ripudiare al più presto il CFA.

Cosa dovrebbe sostituirlo?

Nessun paese può svilupparsi senza l’indipendenza monetaria. Abbiamo bisogno di una nuova moneta comune che non sia guidata dall’estero. Bisogna buttare nell’immondizia i principi che reggono il Franco CFA. L’Africa ha bisogno di una politica monetaria che soddisfi i propri bisogni e interessi.

Giuseppe Masala

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