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lunedì , 23 gennaio 2017
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Africa. Elezioni politiche

Il prossimo ottobre sarà un mese molto particolare per l’Africa, diverse nazioni andranno al voto a eleggere i loro presidenti, ma non sempre le elezioni sono simbolo di democrazia e trasparenza.

In Guinea, esattamente l’11 ottobre il popolo guineano si accingerà ad andare a votare per la seconda volta nella loro storia potranno partecipare a delle elezioni libere e democratiche. Dal 2010 un vento nuovo soffia su questo paese che per decenni è stato affossato dalle varie dittature militari. Dopo la morte di Conté, avvenuta nel 2007, che ha regnato sul paese per ventiquattro anni, è salito al potere un altro militare: Camara. Una sommossa popolare nel 2009, soffocata con un bagno di sangue, degno del ‘migliore’ Pinochet, di cui in occidente non è mai arrivata nessuna notizia, il paese è giunto nel 2010 alle prime elezioni libere e democratiche.

Il vincitore è stato Alpha Condé dell’etnia malinkè, che rappresenta il 30% della popolazione. Nel suo primo mandato, ha dovuto lottare prima contro l’opposizione che non aveva accettato la sconfitta e che ha richiesto ben tre processi alla corte costituzionale del paese di sovvertire il risultato. In seguito ha dovuto lottare contro l’epidemia dell’Ebola che ha falcidiato diverse province. Ora sta lavorado molto per aprire il paese e per portarlo verso il mercato internazionale e sta intrattenendo rapporti con i paesi della Comunità economica Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS) per portare il paese all’interno della zona francofona che dopo l’indipendenza avevano votato per l’adozione di un unica moneta. Con lui si sono in parte assopiti i problemi delle diverse etnie, anche se alcuni politici dell’opposizione, ultimamente cercano di rialimentare il fuoco etnico nel più classico ‘Divide et Impera’ di origine romana.

I suoi sostenitori lo considerano un uomo ‘incontaminato’ che non ha nulla a che vedere con le dittature precedenti e che non ha mai avuto la possibilità di partecipare al saccheggio del paese, in quanto dovette fuggire dal paese pochi anni dopo l’indipendenza per cui aveva lottato come capo della Federazione dei Black studenti dell’ Africa francofona. Secondo altri è l’ ‘uomo nuovo’ di cui aveva bisogno il paese. Per anni ha lavorato come professore in Francia e per i suoi sostenitori è lui che puòportare nel paese: innovazione e apertura, che il paese ha bisogno dopo decenni di chiusura verso il mondo esterno. L’odio covato verso i ‘traditori’, cioè i paesi che dopo l’indipendenza avevano votato per rimanere sotto l’ala protettrice della Francia, a differenza della Guinea, aveva provocato una chiusura dei confine e del commercio verso I paesi francofoni. I suoi alleati gli riconoscono un forte carisma e una grande intelligenza, ma lo descrivono anche come autoritario e impulsivo, che non ascolta i consigli e spesso agisce da solo. I suoi detrattori ne parlano come di un uomo che non ha più radici nel paese, che non ha una casa nel suo villaggio d’origine e che non ha più parenti nel paese. Nel luglio 2011 alcuni uomini armati hanno lanciato un attacco contro la residenza presidenziale a Conakry, distruggendo la villa e ferendo in maniera lieve il presidente. La loro paura probabilmente nasce perchè è stato l’unico a riuscire ad allontanare senza violenza i generali dell’anziano dittatore, che avrebbero potuto aizzare i prorpi clan verso un nuovo colpo di Stato.

Per ora la campagna elettorale sta procedendo senza troppi problemi. Spesso capita in questo continente che le elezioni portino sangue e violenza. Nelle ultime settimane abbiamo assistinto al colpo di Stato in Burkina Faso dove l’11 ottobre, come la Guinea, sarebbe andata al voto. Il 22 ottobre tocca alla Costa d’Avorio che sembra non essersi ancora ripresa dall’ultimo decennio di guerre civili e I morti incominciano a contari a decine. Il voto, troppo spesso, porta in questi paesi, accese tensioni etniche. L’opposizione a Condè sta provando a soffiavare sui problemi etnici e un altro pretendente: Cellou Dalein Diallo,  membro del gruppo etnico Peul, il gruppo più numeroso che conta il 40% della popolazione, h deciso di allearsi con il partito dei sostenitori di Camarà, colui che nel 2009 aveva fatto strage di peul per cercare di mantenere il piedi il suo governo. Nei mesi scrosi, più volte l’ex dittatore Camara ha tentato di intrare nel paese, l’ultima volta poche settimane fa, ma è stato fermato dalla polizia della Costa d’Avorio e er ora la contestazione non è mai sfociata in violenze fisiche, ma a volte per strada un orecchio attento può sentire le varie etnie parlare male delle altre e a meno di un mese dalle elezioni, gli osservatori internazionali stanno osservando che la campagna elettorale proceda senza violenze e senza brogli.

Alle prime elezioni del 2010 sono stati in ventiquattro a correre per la carica più alta , mentre quest’anno il numero di è ridotto a sole otto candidature e esattamente sono sette uomini e una donna che hanno presentato le loro domande. Come spesso capita nella politica, non solo quella africana, alcuni anziani politici si riciclano e cinque di loro, come cinque anni fa, riprovano la corsa alle presidenziali e la loro carriera politica si è sempre svolta sotto l’ala delle dittature precedenti. Le voci fuori dal coro o possiamo chiamarli i volti nuovi, che non hanno avuto nulla a che fare con le anziane dittature o che nè ricoprivano riuoli marginali di segreteria sono gli altri tre candidati e che alcuni sperano diventino gli astri nascenti del panorama politico che ha bisogno di una pulizia interna e di un cambio di mentalità. Questi sono anche i politici che stanno mantenendo la campagna elettorale tranquilla, non soffiano sui carboni della questione etnica a differenza di altri politici della vecchia guardia. In questo momento le preoccupazioni stanno sorgendo a causa delle continue dichiarazione dell’opposizione, sopratutto di Diallo. Egli ritiene che il presidente Alpha Condé una marionetta dei francesi e lo accusa di essersi accordo con Bakary Fofana presidente della Ceni (commissione elettorale nazionale indipendente), per prendere tutte le decisioni unilateralmente, senza consultare l’opposizione in violazione della legge. Mohamed Ibn Chambas, il Rappresentante speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per l’Africa occidentale, nel frattempo ha assicurato che il problema di rappresentanza dell’opposizione all’interno del CENI è infondato. Per garantire l’integrità del voto,  è presente nel paese una missione degli osservatori dell’Unione europea, dispiegati in tutto il paese.

Per ora, come già scritto, il popolo sembra tranquillo, non ci sono grandi manifestazioni di piazza e sembra per ora, che il vento della democrazia abbia raggiunto questo paese dimenticato da ‘Madame la Libertè’.

Marco Napoli, fotoreporter per Eikòn Associazione

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