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sabato , 21 gennaio 2017
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Africa in fiamme. Kenya nel caos sotto elezioni

Sangue e violenza in Kenya dove questa mattina sono state aperte le urne per le elezioni politiche. Almeno 17 persone sono rimaste uccise, un chiaro segnale lanciato probabilmente dall’Mrc, il movimento separatista radicale che si batte per la secessione di Mombasa. Dopo la Costa d’Avorio e il Mali dunque anche un’altro importante paese africano rischia di precipitare nel caos. 

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Prima è stato il turno della Costa d’Avorio, circa due anni fa, poi è stato il turno del Nord Africa e infine del Mali. Ma la tensione in Africa è altissima anche in altri paesi, vedi la Nigeria, e soprattutto il Kenya. Il Kenya rappresenta uno dei paesi più dinamici economicamente del paese africano ma è alla prese ormai da anni con una strisciante instabilità interna che ora rischia di travolgere l’intero Paese. Questa mattina nel paese africano sono state aperte le urne che sono però state bagnate dal sangue di 17 persone massacrate in diverse zone del Paese poco prima dell’apertura ufficiale della giornata elettorale. Si tratta di un segnale ben chiaro lanciato con tutta probabilità dal Mrc, il  Consiglio Repubblicano di Mombasa, movimento separatista radicale che si batte per la secessione della seconda città del Paese e della fascia costiera. Che la situazione in Kenya sia esplosiva del resto lo si sapeva da tempo: la notte scorsa proprio a Mombasa un gruppo di agenti era stato attaccato da oltre duecento persone armate di pistole, fucili, archi e frecce; alla fine il bilancio è stato di sei morti tra entrambe le parti, e gli assalitori erano quasi sicuramente membri dell’Mrc. Sempre pochi giorni prima, a Kilifi, cittadina costiera cinquanta chilometri più a nord, i miliziani avevano ucciso due agenti, due civili e una guardia forestale. Ma la lunga lista di violenze non è finita qui: nel nord-est del Paese i miliziani dell’Mrc hanno fatto detonare una bomba a distanza in quel di Mandera, vicino alla frontiera con la Somalia. Proprio dalla Somalia un appello a boicottare la consultazione, rivolto alla popolazione di fede musulmana nello Stato vicino, è venuto dalle milizie islamiste di al-Shebaab al-Mujaheddin, testa di ponte di Al-Qaeda nel Corno d’Africa. Al centro dello scontro elettorale c’è la rivalità tra il premier uscente, Odinga, appartenente all’etnia Luo, e il  kikuyu Uhuru Kenyatta, figlio di Jomo, primo presidente della Repubblica dopo l’indipendenza dalla Gran Bretagna. Kenyatta è peraltro indagato per crimini contro l’umanità dal Tribunale Penale Internazionale dell’Aja. Il rischio è quello di una guerra civile che potrebbe far piombare nuovamente il Paese nel caos. Non c’è che dire, l’Africa non ha cominciato questo 2013 all’insegna della pace, e il peggio potrebbe ancora arrivare.

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