Al Qa’ida, braccio destro degli USA in Siria? La genesiTribuno del Popolo
venerdì , 22 settembre 2017
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Al Qa’ida, braccio destro degli USA in Siria? La genesi

Negli ultimi due anni la Siria, paese sovrano e indipendente, è stata lacerata da un conflitto importato dall’esterno che si è trasformato ben presto in una guerra civile anomala, in cui salafiti e membri dell’ampia galassia del fondamentalismo islamico, provenienti da altri paesi della regione e del mondo, hanno fatto precipitare lo stato e la società siriana in una spirale di violenza e distruzione.

I media occidentali, ma anche al Jazeera, sin dall’inizio della rivolta in Siria ci hanno sempre offerto una lettura manipolata degli eventi, descritti come “pacifici” e “pro-democratici” e brutalmente schiacciati dal governo siriano, che ha spinto l’opposizione a militarizzarsi solo successivamente. Questa versione dei fatti viene smontata ulteriormente da Michael Posner, Segretario di Stato USA per i diritti umani e il lavoro, il quale in un report dell’AFP dell’aprile 2011[1] ammise che il governo statunitense stanziò, a partire dal 2009, 50 milioni di dollari per sviluppare nuove tecnologie utili ad aiutare “attivisti” di varie nazioni a proteggersi da arresti e persecuzioni da parte di governi dell’area mediorientale. Posner continua affermando che verso febbraio-marzo di quell’anno venne organizzata una sessione di addestramento in una località non precisata del Medio Oriente, alla quale presero parte “attivisti” tunisini, egiziani, siriani e libanesi.

Queste dichiarazioni continuano a fare luce sulla posizione degli Stati Uniti nella crisi siriana, alimentata e finanziata dallo stesso paese d’oltreoceano molto prima della cosiddetta “Primavera araba”. Inoltre ciò porta a dubitare fortemente che le proteste organizzate in quell’area, non solo siano state appoggiate dagli Stati Uniti al fine di rovesciare dei paesi bersaglio, come la Libia, ma siano anche servite come una utile coltre fumogena alle rivolte armate già pianificate in Siria.

Bisogna tornare comunque al 2007, quando durante la presidenza Bush il dipartimento di stato USA iniziò a finanziare e armare estremisti islamici in Medio Oriente (e non solo) al fine di destabilizzare Siria, Libano e Iran. Molti agenti dell’intelligence e ufficiali dell’amministrazione a stelle e strisce ammisero la preparazione e il finanziamento di gruppi si estremisti islamici al fine di compiere sovversioni armate. Queste rivelazioni vennero documentate[2] dal giornalista premio Pulitzer del New Yorker, Seymour Hersh. Sei anni dopo questi finanziamenti hanno ingrossato le fila dei guerriglieri legati ad al-Qa’ida, che si avvantaggiano del “terrorismo sponsorizzato” da USA e Arabia Saudita contro la Repubblica araba siriana.

Nel suo report Hersh continua a far chiarezza sulla situazione siriana, analizzando anche il ruolo di un altro tassello del puzzle: i fratelli musulmani, dimensione politica della galassia qa’idista. Scrive che Walid Jumblatt (leader della comunità drusa libanese e membro della coalizione 14 marzo al governo in Libano) gli riferì dell’incontro che ebbe con l’allora vice-presidente Cheney a Washington per discutere della possibilità di indebolire il presidente Bashar al-Assad. Jumblatt avvisò Cheney che se gli USA avessero deciso di muovere contro la Siria, la fazione siriana dei Fratelli musulmani sarebbe stata l’interlocutore principale sul terreno.

Gli stessi fratelli musulmani beneficiarono di consistenti aiuti da parte, ovviamente, dei sauditi ma anche degli statunitensi. Vi sarebbero prove che la strategia dell’amministrazione USA abbia portato molti benefici alla fratellanza musulmana. Il fronte di salvezza nazionale siriano è una coalizione i cui membri principali sono la fazione guidata da Abdul Halim Khaddam, vice-presidente siriano che disertò nel 2005, e quella legata ai fratelli musulmani. Hersh dichiara che un alto ufficiale della CIA gli raccontò che gli americani si occuparono del supporto politico e finanziario alla fratellanza siriana, aiutati dai sauditi che presero successivamente il sopravvento su queste operazioni, avendo cura di informare costantemente gli statunitensi. L’agente continuò affermando che Khaddam, residente a Parigi, stava accettando denaro dall’Arabia Saudita, operazione di cui la Casa Bianca era a conoscenza e ben informata.

Dunque si comprende bene che la strategia USA in Medio Oriente ormai è chiaramente quella della destabilizzazione di Paesi sovrani al fine di creare quel caos che serve molto bene i suoi interessi nell’area.

Ma grazie all’intervento mediatore della Russia tramite il presidente Putin si è scongiurato l’ennesima invasione di un Paese sovrano, aprendo la strada ad una soluzione politica, che ha messo fine a mesi e mesi di retorica riguardo il conflitto siriano e, in particolare, in merito al governo di Bashar al-Assad.

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