Al-Sisi. Ecco chi è l'uomo forte del nuovo EgittoTribuno del Popolo
giovedì , 23 marzo 2017
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Al-Sisi. Ecco chi è l’uomo forte del nuovo Egitto

Chi è Al-Sisi l’uomo forte dell’Egitto che ora ha in mano il destino della nazione? Quali sono i suoi piani per il futuro della nazione?

Difficile inquadrare Abdel Fattah al-Sisi, sicuramente è attualmente l’uomo forte dell’Egitto, colui che ha in mano i destini della nazione. Innanzitutto occorre fare una piccola premessa e spiegare che l’esercito, in Egitto, ha un ruolo preminente. Quando il 30 giugno trenta milioni di egiziani sono scesi in piazza per chiedere le elezioni anticipate a Mohamed Morsi, i Fratelli Musulmani hanno ignorato gli umori della piazza, e l’esercito ha voluto raccogliere il grido di aiuto delle piazze, cogliendo l’occasione per prendere in mano la situazione del Paese. Al-Sisi veniva considerato un “amico” degli americani così come tutto l’esercito egiziano che, dopo l’uscita di scena di Nasser e l’affermazione di Sadat, si era avvicinato notevolmente alla Casa Bianca in chiave antisovietica. Peccato che Al-Sisi abbia bellamente ignorato i suggerimenti del capo del Pentagono Cuck Hagel e del presidente Obama, al punto che secondo alcuni senatori americani il presidente Obama sarebbe addirittura pronto a sospendere ogni aiuto all’esercito egiziano. Al-Sisi ha anche un certo seguito nella popolazione, tutti coloro che vedono come una minaccia i Fratelli Musulmani, e sono tanti, lo vedono come una sorta di figura della provvidenza dietro cui fare quadrato, e in molti hanno udito cori che inneggiavano a lui e ai militari quando l’esercito è arrivato a respingere i Fratelli Musulmani per le strade del Cairo. Si sono viste anche foto di soldati in piedi sui carri armati, felici e fieri mentre la folla li festeggiava brandendo bastoni. Anche i cristiani copti vedono Al-Sisi necessariamente come un uomo della provvidenza, come l’unica autorità in grado di salvarli dalla furia islamista dei Fratelli Musulmani. Solo al Cairo sarebbero 56 le chiese vandalizzate o incendiate da Fratelli Musulmani e salafiti negli ultimi giorni, e l’esercito sembra essere l’unico organo in grado di proteggerle. Così molti egiziani si sentono più a sicuro ora rispetto a qualche mese fa, quando Mohamed Morsi sedeva stabilmente sul trono delle piramidi. Secondo l’Egitto dei Tamarod, dei copti e delle adunate oceaniche di fine giugno infatti, il pericolo dell’Egitto si chiama fondamentalismo islamico, e i Fratelli Musulmani con il loro fanatismo confessionale e con la loro visione del potere rappresentano un serio pericolo di autoritarismo confessionale che consistenti settori della società egiziana non sono disposti ad accettare. Per conservare diritti e abitudini molti egiziani sono disposti ad appoggiare il golpe militare, ritenuto un male minore rispetto alla parentesi Morsi. Come se non bastasse dopo  il colpo di Stato del 3 luglio, e soprattutto dopo lo smantellamento dei sit in dei Fratelli Musulmani, la polizia è passata dalla parte dei copti. Solo pochi mesi prima i servizi di sicurezza egiziani erano stati accusati dai copti di favorire gli attacchi perpetrati dai Fratelli Musulmani. La tv egiziana ha diffuso video nel quale i residenti accorrono assieme ai militari nei luoghi occupati dai Fratelli Musulmani, acclamando i soldati per aver liberato i luoghi dal nemico. Al-Sisi, 58enne ministro della Difesa, vicepremier e comandante delle forze armate egiziane, è quindi il vero protagonista del governo militare di transizione. Difficile capire quali siano gli obiettivi di Al-Sisi, quello che è certo è che non sembra essere un carneade come tanti, Al-Sisi sembra voler provare a raccogliere l’eredità che fu di Mubarak, Sadat e ancora prima di Nasser. 

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