Al via rincaro Iva: stimata una “stangata” da 350 euro a famigliaTribuno del Popolo
giovedì , 23 marzo 2017
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Al via rincaro Iva: stimata una “stangata” da 350 euro a famiglia

A seguito dei tumulti politici degli ultimi giorni e della mancata approvazione da  parte del Cdm del decreto legge che avrebbe bloccato l’aumento dell’Iva, da oggi al via i rincari su computer, vestiti e carburanti che tuttavia, a sorpresa, potrebbero gravare sulle famiglie meno delle accise sulla benzina.

Fonte: Oltremedianews

“Non sono disponibile ad andare oltre senza questo passaggio di chiarezza. Un’efficace azione di governo è evidentemente incompatibile con le dimissioni in blocco dei membri di un gruppo parlamentare che dovrebbe sostenere quello stesso esecutivo”. Queste le parole del premier Letta in seguito ai tumulti politici degli ultimi giorni che, insieme a produrre le ben note ricadute sui mercati, hanno fatto inevitabilmente saltare ogni decisione governativa almeno fino al discorso programmatico con cui domani il Presidente del Consiglio chiederà una nuova fiducia alle Camere.

La sospensione riguarda in primis la questione della pressione fiscale, nodo gordiano sul quale avrebbero aperto la crisi di governo Silvio Berlusconi e i suoi “duecento avvocati difensori”, come ha lui stesso definito i parlamentari Pdl. A causa della mancata approvazione del decreto che avrebbe bloccato l’aumento dell’Iva da oggi scatta il rincaro: l’aliquota più alta passa dal 21 al 22%, mentre restano invariate quella ridotta al 10 e quella super ridotta al 4 sugli alimenti di prima necessità quali pane, burro, latte, frutta e ortaggi.

Cartellini dei prezzi in aumento per beni come radio, computer, tv, elettrodomestici in generale, vino, birra, abbigliamento e calzature. Il Codacons prevede una stangata sulle famiglie fino a 349 euro l’anno, più un calo dei consumi del 3% su base annua. A subire i rincari più pesanti, avverte la Cgia di Mestre, sarà il settore di carburanti e benzina, con conseguente aumento di costi di trasporto e ricaduta sui prezzi finali degli altri beni di consumo.

Il decreto, la cui approvazione sembra sospesa fino a data da destinarsi, avrebbe garantito delle coperture per il mancato aumento dell’Iva, consentendone tuttavia non l’abolizione, ma il semplice slittamento al primo gennaio 2014. Provvedimento che se da una parte sarebbe venuto incontro alle istanze delle associazioni di consumatori, commercianti e artigiani (e alle richieste più o meno demagogiche di tutti i partiti di maggioranza) dall’altra avrebbe dato un colpo non indifferente alle imprese, con l’aumento degli acconti Ires e Irap di novembre.

Più equamente spalmata, almeno in apparenza, l’altra copertura, che avrebbe previsto l’incremento delle accise sui carburanti per 2 centesimi al litro fino a dicembre 2013, e poi fino a metà febbraio 2015 di 2,5 centesimi. Aumento che, a sorpresa, avrebbe gravato di più sul portafoglio delle famiglie disagiate di quanto non faccia l’incremento dell’Iva ordinaria che, paradossalmente, garantisce una maggiore equità fiscale: questo perché nella spesa media dei meno abbienti, complice la crisi, sono presenti per lo più beni e servizi che fanno riferimento al paniere su cui pesa non l’aliquota ordinaria, bensì quelle minori.

Paola Venturini

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