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mercoledì , 24 maggio 2017
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Alcoa. Glencore accende la speranza

Si accende la speranza dopo che ieri in tarda serata la Glencore ha confermato il suo interesse per l’Alcoa. I tre operai che sono saliti sul silos però continuano la loro protesta, e sono pronti a tutto.

Inutile dire che nessuno si illude allo stabilimento Alcoa di Portovesme, tuttavia qualcosa si è mosso dopo che ieri la Glencore ha confermato per iscritto il suo interesse. I tre operai saliti a oltre 70 metri sul silos continuano il loro sciopero della fame, ma le trattative per il futuro dell’Alcoa sono andate avanti, e questo potrebbe far ben sperare per il futuro. Fonti ministeriali parlano di un acquirente che, già nei mesi scorsi, si era fatto avanti. A farne il nome è stato il presidente della Regione Sardegna Cappellacci, che ha parlato del gruppo svizzero Klesch: “Mi chiedo chi si sia assunto la responsabilità di tenere nel cassetto, da giugno, la proposta di Klesch“, ha polemizzato Cappellacci. Intanto, Glencore ha confermato per iscritto il suo interesse per l’Alcoa, ma solo venerdì, forse, si saprà qualcosa di più. I manager della multinazionale svizzera, questa mattina, hanno incontrato i sindacati nazionali dei metalmeccanici. Altrettanto avevano fatto ieri sera a Roma con il presidente della Regione Cappellacci. Ma quali sono le condizioni della Glencore? Vi sono tre nodi fondamentali, come ha spiegato ai sindacati l’amministratore delegato della Glencore Portovesme, Carlo Lolliri: energia, infrastrutture locali e ottimizzazione dell’impianto. Intanto però lunedì 10 settembre ben 450 operai della Alcoa andranno in trasferta a Roma, davanti alla sede del ministero dello Sviluppo economico, dove si terrà la riunione decisiva per il futuro dello stabilimento sardo. Una parte della carovana di lavoratori, 350, partirà infatti da Olbia e non più da Cagliari per problemi organizzativi legati al numero dei posti disponibili sul traghetto. Altri 100 operai invece arriveranno a Roma in aereo e accanto a loro ci saranno anche i 23 sindaci del territorio che hanno voluto aderire alle proteste per salvare la produzione di alluminio nel Sulcis, che rappresenta il 30% del fabbisogno nazionale.

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