Alcuni insegnamenti dell'esperienza scaturita dall'Ottobre sovieticoTribuno del Popolo
martedì , 28 marzo 2017
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Alcuni insegnamenti dell’esperienza scaturita dall’Ottobre sovietico

Riproponiamo la nostra traduzione dell’intervento di Sitaram Yechury, in rappresentanza del Partito Comunista dell’India (Marxista), all’ Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai del novembre 2007 svoltosi a Minsk, in occasione del 90° anniversario della Rivoluzione d’Ottobre. Un contributo che mantiene intatta la sua attualità.

Il socialismo nel 20° secolo
La Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre e la conseguente creazione dell’Unione Sovietica ha segnato la prima avanzata nella storia umana di un tentativo di creazione di una società libera dallo sfruttamento di classe. I rapidi progressi ottenuti dal socialismo, la trasformazione di un’economia in precedenza arretrata in un baluardo economico e militare in grado di affrontare l’imperialismo hanno ampiamente confermato la superiorità del sistema socialista. La costruzione del socialismo in Unione Sovietica rappresenta un momento epico nella storia dell’umanità.
Essa rimane una fonte di ispirazione per tutti i popoli del mondo impegnati nella lotta per l’emancipazione sociale. Il ruolo decisivo giocato dall’URSS nella sconfitta del fascismo e il conseguente emergere dei paesi socialisti est europei hanno avuto un profondo impatto sugli sviluppi del mondo. La vittoria sul fascismo ha dato un decisivo impulso al processo di decolonizzazione che ha portato alla liberazione di paesi dallo sfruttamento coloniale. La vittoria storica della rivoluzione cinese, l’eroica lotta del popolo vietnamita, la lotta del popolo coreano e il trionfo della rivoluzione cubana hanno avuto un’enorme influenza sugli sviluppi della situazione mondiale.
Le realizzazioni dei paesi socialisti – lo sradicamento della povertà e dell’analfabetismo, l’eliminazione della disoccupazione, la vasta rete di sicurezza sociale nei settori dell’educazione, della sanità, della casa, ecc. – hanno rappresentato un potente incoraggiamento per i lavoratori di tutto il mondo nelle loro lotte.
Il capitalismo mondiale ha cercato di affrontare la sfida, adottando parzialmente misure di welfare e garantendo diritti che non aveva mai concesso ai lavoratori in precedenza. L’intera concezione del “welfare state” e la rete di sicurezza sociale creata nei paesi capitalisti dopo la seconda guerra mondiale sono stati il risultato delle lotte dei lavoratori in queste nazioni ispirate alle realizzazioni del socialismo. I diritti democratici oggi considerati inalienabili dalla civiltà umana sono anch’essi il prodotto della lotta popolare per la trasformazione sociale e non la carità della classe borghese dominante.
Queste trasformazioni hanno fatto fare passi in avanti qualitativi nella civiltà umana e hanno lasciato un’impronta indelebile sulla civiltà moderna. Ciò si è riflesso in tutti i campi della cultura, dell’estetica, della scienza, ecc. Mentre Eisenstein ha rivoluzionato la cinematografia, lo sputnik ha esteso le frontiere della scienza moderna al cosmo.
Sconfitte per il socialismo
Ma, nonostante questi enormi progressi, ottenuti nelle condizioni più complesse e in un ambiente ostile, perché la potente URSS non è riuscita a consolidare e a sostenere l’ordine socialista?
Ci sono stati, parlando in termini generali, due ambiti in cui una scorretta comprensione ed errori conseguenti sono stati compiuti. Il primo riguarda la natura dei giudizi sulla realtà mondiale contemporanea ed in merito allo stesso concetto di socialismo. Il secondo concerne i problemi pratici affrontati durante il periodo della costruzione socialista.
Valutazioni non corrette
Malgrado i progressi senza precedenti ottenuti dal socialismo nel 20° secolo, si deve tenere in considerazione il fatto che tutte le rivoluzioni socialiste in alcuni (non tutti) paesi socialisti in Europa Orientale hanno avuto luogo in condizioni relativamente arretrate. Mentre esse giustificavano l’intuizione leninista sulla rottura dell’anello più debole della catena imperialista, non sono riuscite comunque ad impedire che il capitalismo mondiale mantenesse il controllo delle forze produttive sviluppate e, di conseguenza, anche il potenziale del suo futuro sviluppo. I paesi socialisti hanno sottratto un terzo del mercato mondiale al capitalismo. Ciò comunque non ha intaccato i livelli dei progressi realizzati dal capitalismo mondiale nello sviluppo delle forze produttive e nella sua capacità di sviluppare ulteriormente le forze produttive sulla base delle realizzazioni scientifiche e tecnologiche. Il capitalismo mondiale è stato in grado di superare gli arretramenti causati dalle rivoluzioni socialiste nello sviluppo delle forze produttive e nell’ulteriore espansione del mercato capitalista. In considerazione dei rapporti esistenti tra le classi, l’imperialismo ha ottenuto l’espansione del suo mercato capitalista attraverso il neo-colonialismo.
D’altra parte, la rapidità dei progressi qualitativamente più rilevanti ottenuti dal socialismo in un periodo relativamente breve (ciò che ha realizzato il capitalismo in 300 anni è stato raggiunto dal socialismo in 30!) ha indotto a credere che la sua avanzata fosse irreversibile. Il monito leninista, per cui la borghesia vinta avrebbe reagito con una forza cento volte maggiore, non è stato tenuto pienamente in considerazione.
L’inevitabilità del crollo del capitalismo non è un processo automatico. Il capitalismo deve essere superato. Una valutazione sbagliata della sua forza mette in secondo piano la necessità di perfezionare costantemente e rafforzare la lotta ideologica rivoluzionaria della classe lavoratrice e il suo intervento decisivo sotto la guida di un partito ispirato al Marxismo-Leninismo: il fattore soggettivo, senza cui non è possibile alcuna trasformazione rivoluzionaria.
Inoltre, il socialismo è stato inteso come progressione lineare. Nel momento in cui il socialismo veniva realizzato, si è pensato erroneamente che il suo corso futuro sarebbe stato una linea retta senza ostacoli fino al raggiungimento della sparizione delle classi: la società comunista. L’esperienza ha anche confermato che il socialismo è il periodo della transizione o, per usare le parole di Marx, la prima fase del comunismo – il periodo tra l’ordine diviso in classi dello sfruttamento capitalista e l’ordine senza classi comunista. Questo periodo, perciò, per definizione implica, non l’eliminazione dei conflitti di classe, ma la loro intensificazione, con il capitalismo mondiale che cerca di riguadagnare il terreno perduto. Questo periodo, dunque, era destinato a protrarsi e si presentava complesso, e tutt’altro che lineare. Ciò si è verificato in particolare nei paesi arretrati dal punto di vista capitalistico al momento della rivoluzione.
Il successo o il fallimento delle forze del socialismo mondiale in questa lotta è determinato, in qualsiasi momento, dai successi ottenuti sia nella costruzione socialista, che dal rapporto tra le forze di classe sul piano internazionale e interno e da una sua corretta valutazione. Le stime non corrette, che conducono ad una sottovalutazione del nemico all’esterno e all’interno dei paesi socialisti e ad una sopravalutazione del socialismo, avevano creato una situazione in cui i problemi che dovevano essere affrontati erano ignorati alla stessa stregua dei progressi e del consolidamento del capitalismo mondiale.
Lenin ci ha sempre ricordato che l’essenza viva della dialettica risiede nell’analisi concreta della situazione concreta. Se l’analisi è debole oppure se è inesatta la valutazione della situazione del momento, ne conseguono incomprensioni e distorsioni.
Sono le distorsioni e, in misura rilevante, le deviazioni dal contenuto rivoluzionario del Marxismo-Leninismo negli ultimi anni dell’URSS, in particolare dopo il 20° Congresso del PCUS, insieme ai problemi irrisolti nel processo di edificazione socialista, che hanno provocato questi rovesci.
Le principali insufficienze nell’edificazione socialista
Nel processo di edificazione socialista, sono stati essenzialmente quattro gli ambiti in cui si sono manifestate le principali insufficienze. Prima di affrontare tale questione, occorre ancora una volta sottolineare che il socialismo stava percorrendo un sentiero inesplorato del progresso umano. Non esistevano modelli o formule specifiche. Anche tale situazione ha contribuito in larga misura a queste insufficienze.
Il carattere di classe dello stato: il primo di questi ambiti riguarda il carattere di classe dello stato, sotto il socialismo. La dittatura della grande maggioranza su una minoranza delle vecchie classi sfruttatrici, vale a dire la dittatura del proletariato contrapposta alla dittatura della borghesia, che rappresenta la dittatura di una minoranza sulla schiacciante maggioranza, è la caratteristica dello stato sotto il socialismo.
In ogni caso, le forme di questo governo di classe devono svilupparsi in sintonia con il progredire del socialismo, attraverso varie fasi. La forma necessaria, ad esempio nel periodo dell’accerchiamento capitalistico o della guerra civile, non è la forma del periodo del consolidamento socialista in Unione Sovietica dopo la seconda guerra mondiale. L’elaborazione teorica delle differenti fasi della dittatura del proletariato e delle differenti forme dello stato socialista, è affrontata per la prima volta nel rapporto politico del 18° Congresso del PCUS, nel 1939. Stalin si sofferma su tale questione in un articolo intitolato “Questioni della teoria”. Quando la trasformazione delle forme, i cui cambiamenti rappresentano il movimento verso una più vasta partecipazione del popolo nell’iniziativa dello stato, non è realizzata al momento opportuno, le crescenti aspirazioni del popolo nel socialismo vengono soffocate, provocando alienazione e malcontento. Inoltre, la stessa forma non è applicabile uniformemente a tutti i paesi socialisti. La forma è determinata dal retroterra storico e dalla concreta situazione socio-economica dei diversi paesi.
Lenin ha chiaramente affermato in “Stato e Rivoluzione”che, poiché le forme degli stati borghesi sono variegate, il periodo di transizione dal capitalismo al Comunismo “non può non produrre un’enorme abbondanza e varietà di forme politiche”. Ma, sottolinea che le forme possono essere differenti, ma la sostanza sarà inevitabilmente la dittatura del proletariato. “Le forme degli stati borghesi sono straordinariamente varie, ma la loro sostanza è unica: tutti questi stati sono, in un modo o nell’altro, in ultima analisi, necessariamente, una dittatura della borghesia. Il passaggio dal capitalismo al comunismo, naturalmente, non può non produrre un’enorme abbondanza e varietà di forme politiche, ma la sostanza sarà inevitabilmente una sola: la dittatura del proletariato”.
L’adozione della forma Sovietica di stato nei paesi socialisti dell’Europa Orientale dopo la seconda guerra mondiale, di conseguenza, ha rappresentato una forma di sviluppo che ignorava la situazione socio-economica concreta e il retroterra storico di questi paesi. Per esempio, la Cecoslovacchia prima della rivoluzione aveva comunisti eletti al Parlamento in un sistema democratico multipartitico. La proibizione del sistema multipartitico, sotto il socialismo, è stata vista da molti come un regresso. Anche questo ha contribuito ad alienare il popolo e ad un crescente malcontento.
Democrazia socialista: il secondo ambito in cui si sono manifestate insufficienze è stato quello riguardante la democrazia socialista. La democrazia nel socialismo deve essere più profonda e ricca che sotto il capitalismo. Mentre il capitalismo concede diritti democratici formali e non fornisce alla vasta maggioranza del popolo la possibilità di esercitarli (nel capitalismo, tutti hanno il diritto di comperare qualsiasi cosa sia messa a disposizione, ma la maggioranza non è in grado di esercitare questo diritto), il socialismo deve garantire sia il diritto che la possibilità di esercitarlo.
Ma, nel processo di edificazione socialista, in molti paesi, si sono manifestati due tipi di insufficienze. In primo luogo, la dittatura della classe per un certo periodo è stata sostituita dalla dittatura dell’avanguardia della classe, cioè il Partito. Questo, con il procedere del tempo, è stato a sua volta rimpiazzato dalla leadership del Partito. Lo stato socialista, che rappresenta l’intera classe e il popolo lavoratore, è stato sostituito da un piccolo settore del Partito. Ciò ha portato alla singolare situazione in cui le decisioni, diciamo, dell’Ufficio Politico del Partito sono diventate obbligatorie per tutti i cittadini.
Ciò è stato realizzato per decreto e non attraverso un’opera di convincimento della maggioranza del popolo, che non è costituita da membri del Partito nel contesto di organismi statali democratici come i Soviet. Il principio leninista, secondo cui una decisione del Partito deve essere sottoposta a forum popolari democratici e la leadership del Partito deve essere l’espressione di un processo democratico con il massimo di partecipazione, è stato sostituito, purtroppo, dai diktat. Ciò, naturalmente, ha rafforzato il senso di alienazione tra il popolo.
In secondo luogo, nel processo di attuazione del centralismo democratico, la democrazia interna del Partito, spesso, è stata accantonata, mentre il centralismo è divenuto la caratteristica predominante, come dimostrano alcuni periodi della storia dell’URSS. Ciò ha provocato una crescita del burocratismo che è la vera antitesi della democrazia. Sono anche comparse tendenze estranee al socialismo, come la corruzione e il nepotismo. Un esempio è rappresentato dall’istituzionalizzazione dei privilegi in larghi settori della dirigenza del PCUS e degli altri partiti comunisti al potere. In questo processo, la vitalità del principio rivoluzionario del centralismo democratico si è svuotata, estraniando il Partito dalle masse e la leadership dai ranghi del Partito.
Occorre rilevare che, invece di correggere queste distorsioni, sia nell’ambito del carattere di classe dello stato nel socialismo che in quello della democrazia socialista, la leadership di Gorbaciov ha preferito abbandonare tanto la concezione del ruolo dirigente della classe operaia quanto il centralismo democratico. Nel corso del processo, tutto ciò ha disarmato il partito rivoluzionario, impedendogli di apportare le necessarie correzioni e ha infine provocato lo smantellamento del socialismo.
La costruzione economica socialista: il terzo ambito in cui si sono registrate insufficienze è rappresentato dal processo di costruzione economica socialista. Poiché le forze produttive hanno un rapido sviluppo in presenza del controllo sociale dei mezzi di produzione e della pianificazione statale centralizzata, i metodi di gestione economica prodotti da tale veloce sviluppo economico necessitano di costanti modifiche. L’incapacità di passare a nuovi livelli, attraverso l’introduzione di tali cambiamenti, può provocare la stagnazione dell’economia. Ad esempio, se tutta la terra a disposizione per la produzione agricola è utilizzata, ogni aumento della produzione può essere realizzato solo attraverso un incremento della produttività. Se tale cambiamento non viene attuato in tempo, il problema si aggrava. E’ quello che precisamente è successo in URSS negli anni 1970 e 80.
Ancora una volta, invece di introdurre tali cambiamenti, la leadership di Gorbaciov ha avviato una politica di abbandono dei fondamenti economici socialisti della proprietà sociale dei mezzi di produzione e della pianificazione. Sotto l’influenza del “dio borghese dell’economia di mercato”, si è proceduto al sistematico smantellamento delle basi economiche socialiste, è ciò ha contribuito alla demolizione del socialismo stesso.
Trascuratezza della coscienza ideologica: il quarto ambito in cui si sono manifestate insufficienze è il terreno del rafforzamento della coscienza ideologica collettiva del popolo nel socialismo. Il socialismo può essere sostenuto solamente dalla crescente consapevolezza collettiva del popolo che, a sua volta, non può essere realizzata senza la saldezza ideologica del Partito Comunista.
A causa di queste insufficienze, è maturata una situazione in cui le forze controrivoluzionarie, sia esterne che interne, sono riuscite ad agire di concerto per liquidare il socialismo.
Queste sconfitte del socialismo, perciò, non sono dovute all’inadeguatezza dei postulati fondamentali del Marxismo-Leninismo. Al contrario, sono dovute in primo luogo all’allontanamento dal contenuto scientifico e rivoluzionario del Marxismo-Leninismo, ad una errata valutazione della rispettiva forza del capitalismo mondiale e del socialismo, ad un’interpretazione dogmatica e meccanica della scienza creativa del Marxismo, ed anche alle principali insufficienze nel corso dell’edificazione socialista.
Il futuro è il Socialismo
Mentre l’umanità è entrata nel terzo millennio, la situazione che dobbiamo affrontare è quella in cui l’imperialismo è impegnato a scatenare una rinnovata offensiva contro la maggioranza della popolazione mondiale. In conseguenza di questi sforzi dell’imperialismo, tutte le principali contraddizioni mondiali – tra imperialismo e socialismo; tra imperialismo e paesi del terzo mondo; tra gli stessi paesi imperialisti; e tra lavoro e capitale nel mondo capitalista – si stanno inasprendo.
Di tali contraddizioni, quella tra imperialismo e socialismo occupa il ruolo centrale, poiché l’unica alternativa all’imperialismo e al capitalismo è il socialismo. Nessuna riforma del capitalismo ne può fare un sistema libero dallo sfruttamento. L’unica forma di liberazione dallo sfruttamento e l’instaurazione di un sistema socialista.
Inoltre, nel contesto attuale, con l’imperialismo impegnato in una nuova offensiva, la contraddizione tra l’imperialismo e i paesi del terzo mondo è destinata ad intensificarsi rapidamente e ad emergere in primo piano.
Gli anni recenti hanno visto una crescente protesta globale contro la globalizzazione e contro gli interventi militari USA, particolarmente contro l’occupazione militare dell’Iraq, quale conseguenza dei loro sforzi per rafforzare l’egemonia globale. Le proteste globali, la crescente partecipazione al Forum Sociale Mondiale (WSF); le lotte e la resistenza in molti paesi del terzo mondo, ecc, caratterizzano il periodo attuale. Nuove forme di lotta stanno emergendo.
In questo periodo si sta anche assistendo al processo di raggruppamento delle forze Comuniste in varie parti del mondo. Si stanno rafforzando diversi gruppi regionali di Comunisti, di forze di Sinistra e progressiste, come il Forum di San Paolo che riunisce le forze di Sinistra delle Americhe. Questo periodo è stato anche testimone di una maggiore interazione tra i partiti Comunisti e di un gran numero di incontri internazionali tra i Comunisti.
Molte di queste cose hanno una natura difensiva: difesa di diritti che vengono rapidamente erosi. La lotta contro il capitale deve intensificarsi e svilupparsi. Ciò comunque non significa necessariamente che l’avanzata delle forze Comuniste sia automatica. Ma le condizioni oggettive aprono possibilità che i Comunisti possono utilizzare per rafforzare i movimenti popolari che intendono farla finita con un sistema basato sullo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo. La responsabilità di rafforzare il fattore soggettivo – la lotta ideologica rivoluzionaria guidata dalla classe lavoratrice, unita alle altre classi sfruttate e il suo decisivo intervento sotto la leadership di un partito ispirato al Marxismo-Leninismo – ricade sulle nostre spalle. E’ doveroso utilizzare la situazione oggettiva e intervenire per far avanzare il movimento di emancipazione sociale. Per ottenere tale avanzata nell’attuale contesto, dovremo lavorare per la convergenza del movimento globale contro la guerra e dei movimenti anti-globalizzazione di dimensione mondiale in un poderoso movimento popolare antimperialista.
E’ l’unico corso possibile per l’umanità, affinché essa non sia sopraffatta dalla sfida della barbarie. A coloro i quali sostengono che non esistono alternative (TINA, da THERE IS NO ALTERNATIVE, nota del traduttore) alla globalizzazione, la nostra risposta è che l’alternativa a TINA è SITA (socialism is the alternative – il socialismo è l’alternativa).
di Sitaram Yechury* | da www.solidnet.org, Traduzione dall’inglese di Mauro Gemma
- See more at: http://www.marx21.it
*Sitaram Yechury è attualmente membro dell’Ufficio Politico del Partito Comunista dell’India (Marxista)

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