Aldo Moro 35 anni dopo. Ancora troppe ombre...Tribuno del Popolo
lunedì , 24 luglio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Aldo Moro 35 anni dopo. Ancora troppe ombre…

Oggi, 9 maggio 2013, si celebra la giornata in onore delle vittime del terrorismo. Impossibile non pensare alla tragica morte di Aldo Moro, ex segretario della DC passato alla storia per l’apertura a sinistra altrimenti chiamata “compromesso storico”. A 35 anni della sua morte avvenuta per mano delle Brigate Rosse, ci sono ancora tante, troppe ombre.

Sono pochi i personaggi che riescono davvero a scrivere pagine indelebili nella storia di un Paese. Il 9 maggio del 1978 il corpo senza vita di Aldo Moro, l’allora segretario della Dc, venne ritrovato nel portabagagli di un’automobile Renault 4 rossa in via Caetani, a Roma. Emblematicamente via Caetani si trovava esattamente a metà strada tra Piazza del Gesù, dove si trovava la sede nazionale della Democrazia Cristiana, e da via delle Botteghe Oscure, dove si trovava invece la sede del Partito Comunista Italiano. Si concluse così in modo tragico una prigionia di 55 giorni, 55 giorni in cui l’Italia trattenne il fiato sapendo che quel sequestro avrebbe cambiato per sempre la storia della Repubblica. A 35 anni da quel tragico evento però ci sono ancora tante, troppe ombre riguardo a quello che successe. Si continua  a parlare della violenza del terrorismo ignorando, o volendo ignorare, che in quegli anni in Italia il clima era torbido, e probabilmente vi era ben altro “dietro” il terrorismo politico. Forse la realtà non la sapremo mai, ma è ormai di dominio pubblico che dietro al sequestro di Aldo Moro vi furono segreti e ombre innominabili che portano fino al coinvolgimento, o comunque alla supposta responsabilità anche dei servizi segreti delle maggiori potenze coinvolte. Tanto per cominciare spesso si dimentica chi era Aldo Moro, e che cosa stava accadendo nel Paese quando il segretario della Dc venne sequestrato dai brigatisti. Erano gli anni del “compromesso storico”, dell’apertura a sinistra della Dc che doveva continuare quella attuata negli anni Sessanta nei confronti dei socialisti di Pietro Nenni, uno che anni prima non si vergognava di ammirare Stalin (quanta differenza con i socialisti che sarebbero seguiti). Erano gli anni in cui la Dc arretrava dietro all’avanzata dei comunisti, che con le elezioni del 1976 fecero capire a Moro, uomo intelligente, che bisognava dare avvio a un governo di solidarietà nazionale per governare il Paese, coinvolgendo anche il Pci. Chiaramente l’atteggiamento di Moro gli attirò critiche tanto da sinistra, quanto da destra, anzi soprattutto da destra dal momento che l’alleanza con il “diavolo” comunista era stata esecrata in tutti i modi dai veri partner della Dc, gli Stati Uniti, che mai avrebbero potuto tollerare un aumento dell’influenza sovietica in Italia.

La posta in gioco, dunque, era enorme. L’Italia si giocava il suo ruolo geopolitico nel presente e nel futuro, e gli interessi economici, politici e strategici dietro alle scelte di Moro erano troppo ampi per evitare ingerenze da parte delle potenze coinvolte. Berlinguer, acuto e intelligente politico, capì in quegli anni di dover prendere le distanze da Mosca per rivendicare la capacità del Pci di muoversi in modo autonomo in Italia. Aldo Moro mostrò di essere un politico volenteroso e in buona fede dando credito alle aperture di Berlinguer, e capì che era quello il momento di accelerare verso il “compromesso storico”. Da qui la proposta del Pci di un accordo di solidarietà politica fra i comunisti e cattolici, in un momento di profonda crisi sociale e politica in Italia. Questo era dunque il contesto all’inizio del 1978, anno in cui Aldo Moro, allora presidente della Dc, fu il primo esponente a spendersi per costruire un governo di solidarietà nazionale che prevedesse anche i comunisti in maggioranza, ma senza la presenza di ministri del Pci nel governo. Come prevedibile questa soluzione deluse Washington che non voleva saperne di vedere al governo persone che avevano contatti con il partito comunista sovietico; ciò avrebbe consentito teoricamente a spie comuniste di venire a conoscenza di piani militari segreti della Nato, di cui l’Italia faceva parte. Come se non bastasse l’ingresso al governo dei comunisti avrebbe sancito la prima clamorosa sconfitta culturale degli americani in un paese occidentale, fatto che era ritenuto semplicemente inaccettabile dalla Casa Bianca. D’altro canto nemmeno Mosca era così entusiasta dello scenario italiano perchè il Pci avrebbe creato un precedente pericoloso di emancipazione dal controllo del Cremlino. Ironia della sorte il 16 marzo 1978, proprio il giorno in cui veniva presentato il nuovo governo a guida di Giulio Andreotti, in via Fani la macchina che trasportava Moro alla Camera dei deputati fu intercettata dalle Brigate Rosse che lo sequestrarono dopo aver trucidato cinque uomini della scorta.  Come sarebbe finita lo sappiamo tutti, ma forse non tutti sanno che il Pci in quei giorni stava meditando di non dare la fiducia al nuovo governo, e che invece la diede in quelle ore drammatiche dopo il sequestro. Sono passati 35 anni da allora ma ancora nessuno ha saputo spiegare come le Brigate Rosse sapessero che Aldo Moro sarebbe passato proprio da lì quella mattina, tra via Fani e via Stresa; e soprattutto nessuno è riuscito a spiegare come mai ci sono ancora ombre sulle trattative intrattenute con i terroristi per cercare di trarlo in salvo. Qualcuno forse poteva farse qualcosa, ma non lo fece. Perchè? E soprattutto, chi trasse realmente vantaggio dall’uscita di scena di Moro e della possibilità del compromesso storico?

Domande che forse rimarranno irrisolte.

G.B.

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

 

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top