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lunedì , 27 marzo 2017
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Aldovrandi. La vergogna corre sul web

Dopo la sentenza di condanna emessa ai danni dei poliziotti che hanno percosso e ucciso il 18enne Federico Aldovrandi, ha destato enormi polemiche un gruppo facebook chiamato “Prima Difesa Due” nella cui bacheca sono apparse frasi ingiuriose nei confronti della famiglia Aldovrandi. 

La “madre” se avesse saputo fare la madre, non avrebbe allevato un “cucciolo di maiale”, ma un uomo!”: questa frase ingiuriosa è apparsa qualche ora fa sulla bacheca del gruppo facebook “Prima Difesa Due”, un gruppo che si prefigge chiaramente la difesa a oltranza delle forze dell’ordine in qualsiasi circostanza. Nel caso di Federico Aldovrandi, il ragazzo ferrarese picchiato e ucciso aall’età di 18 anni, a fare giustizia ci ha pensato una sentenza della Cassazione che ha condannato gli agenti coinvolti. Evidentemente però gli agenti responsabili del pestaggio non hanno voluto accettare la sentenza e Paolo Forlani, uno degli agenti condannati iscritti al gruppo, ha pubblicato un altro commento poi subito cancellato dopo che la madre di Aldovrandi, Patrizia Moretti, ha comprensibilmente sporto querela: “Che faccia da culo che aveva sul tg… una falsa e ipocrita… spero che i soldi che ha avuto ingiustamente (il risarcimento da parte dello Stato, ndr) possa non goderseli come vorrebbe… adesso non sto più zitto dico quello che penso e scarico la rabbia di sette anni di ingiustizie…“. Ora,fermo restando che Aldovrandi era un ragazzo di 18 anni che quella sera del 25 settembre 2005 dopo aver incontrato la pattuglia non avrebbe mai più fatto ritorno a casa, come è possibile che gli agenti portino persino del rancore nei confronti dei suoi genitori che hanno avuto la “colpa” di voler ottenere giustizia per la morte di loro figlio? Una domanda che non trova risposta,  e che riempie la bocca di disgusto nei confronti dell’arroganza di chi si permette di non rispettare il dolore di una madre che ha visto suo figlio essere ucciso a botte senza che sia ancora stata fatta adeguata luce sui fatti di quella notte. Ben venga il rispetto nei confronti delle forze dell’ordine, ma quando queste sbagliano, ci vorrebbe forse un pò più di rispetto nei confronti della giustizia che ha emesso delle sentenze confermate poi dalla Cassazione e che quindi certificano che in quella notte di sette anni fa qualcuno perse la testa.

 

 

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