All'APEC di Pechino la Cina si presenta al mondo come superpotenzaTribuno del Popolo
martedì , 23 maggio 2017
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All’APEC di Pechino la Cina si presenta al mondo come superpotenza

Stupefatti. Così sembravano gli analisti e i corrispondenti del Sole 24 Ore a Pechino l’11 novembre, i primi in Italia a capire che durante il vertice Apec stava succedendo qualcosa di storico.

Fonte: Marx21.it

Erano stupefatti dalla grande capacità strategica e diplomatica di Xi Jinping, che in un solo giorno, il 10 novembre, con una potenza di fuoco impressionante, umiliava il Giappone, siglava un accordo di libero scambio con la Corea del Sud per un valore di 160 miliardi di dollari, siglava swap valutari con il Canada (valore 200 miliardi di dollari), con la Malesia e con l’Indonesia, firmava un nuovo mega accordo sul gas con Mosca del valore di 400 miliardi di dollari, comunicava la prossima firma di un trattato di libero scambio con l’Australia, ai paesi Asean prometteva 40 miliardi di dollari di investimenti infrastrutturali lungo la Via della Seta Marittima ( in totale gli investimenti lungo la Silk Road nei prossimi decenni ammontano a 8 mila miliardi di dollari), agli amministratori delegati del vertice Apec informava che la Cina investirà all’estero nei prossimi dieci anni 1250 miliardi di dollari (guarda caso quasi l’ammontare dei titoli di stato Usa detenuti dalla Cina..), importerà beni per 10 trilioni di dollari e ci saranno 500 milioni di turisti cinesi e, infine, proponeva un’area di libero scambio asiatica alternativa all’americana TTP, approvata il giorno dopo da parte di tutti i partecipanti asiatici.

“Il secolo cinese” (Il sole 24 Ore), “il ritorno di una Grande Potenza” (La Stampa), “equilibri mondiali sconvolti” (sempre La Stampa). Gli Usa ne uscivano a pezzi, non si aspettavano questa potenza di fuoco diplomatica. Come se Xi avesse detto: per decenni abbiamo tenuto un basso profilo, ora parliamo noi, e soprattutto giochiamo, su più tavoli. Lo stesso giorno il quotidiano torinese La Stampa pubblicava in esclusiva mondiale la notizia che durante il vertice asiatico ci sarebbe stata una “felice sorpresa”. Ed ecco il tavolo con gli americani: primo, abbattimento dei dazi sui prodotti high tech per un valore di mille miliardi di dollari (la Silicon Valley ha festeggiato quel giorno), secondo, tavoli comuni per le risoluzioni militari nell’area del Pacifico e reciproche informazioni, terzo un accordo tacito di cogestione del Pacifico Cina-Usa, con la prima in un ruolo preminente data l’approvazione dello schema cinese di area di libero scambio asiatica alternativa a quella americana. La “felice sorpresa” è l’accordo sull’ambiente, con il reciproco impegno a ridurre le emissioni di gas serra, con la Cina che promette di aumentare l’apporto delle energie rinnovabili dal 10 al 20%. Ciò significa che quel paese si appresta ad una gigantesca riconversione industriale della propria economia con investimenti miliardari. Mario Platero, corrispondente da New York de Il Sole 24 Ore sentenzia: “il G2 è tornato”, simili affermazioni negli editoriali de La Stampa. Terrificato Il Foglio, che vede con preoccupazione pazzesca l’ascesa e il trionfo cinese. Ma bisogna capirli, sono i portavoce dell’ala oltranzista del Dipartimento di Stato USA e all’establishment finanziario e all’apparato militare-industriale americano non va mica giù la conclamata ascesa di una nuova superpotenza. In ogni caso, più che parlare di G2 dal vertice Apec si ricava che la diplomazia cinese gioca a tutto campo, non disdegnando anche accordi con gli americani, con il quale si è stabilità la cogestione del Pacifico. Fa parte della strategia della via della Seta marittima, ma i cinesi sono assoluti protagonisti anche dell’asse euroasiatico con la Russia, dunque il 2014 segna l’ascesa della potenza terrestre e dei mari cinese, una strategia pluridecennale volta ad infrastrutturare e a sviluppare commerci e finanza di un’area abitata da quasi quattro miliardi di persone e che ha come terminali il Baltico e Venezia. Con Obama, dunque, XI ha fissato un calendario di iniziative comuni sul piano diplomatico e militare, con un occhio al Medio Oriente, all’Iran e all’Africa. Ecco come Xi ha posto la questione durante la conferenza stampa congiunta con Obama: “Il Pacifico è grande per tutti noi. Con gli accordi commerciali regionali avviati siamo per le aperture regionali e per le convergenze; le differenze? Ci sono come ci sono dappertutto. Ma sia io che il Presidente Obama crediamo che quando la Cina e gli Stati Uniti lavorano insieme, possiamo diventare un’àncora per la stabilità mondiale e il propulsore della pace mondiale” (M.Platero, Tra Cina e Usa riparte il dialogo, Il Sole 24 Ore 13 novembre). Qui basti dire che l’accordo sul clima tra cinesi e statunitensi potrebbe innescare investimenti a livello mondiale nella green economy per 17 mila miliardi di dollari e dove l’Italia ha imprese di punta in questi settori. Ma per parlare di G2 si sarebbe dovuto fare cenno ad una sorte di cooperazione monetaria. Ciò non è successo, al contrario Xi ha annunciato swap in yuan con il rublo, il dollaro canadese e con le monete malesi ed indonesiane; del resto il loro obiettivo è arrivare al 2016 con la loro moneta che conta per il 25% del totale mondiale. A scapito di chi? Difficile del dollaro, con il quale, data la disastrosa situazione europea, non è detto che non si arrivi ad un nuovo temporaneo G2 monetario; rimangono euro e yen. Abe è stato trattato come si meritava, quanto agli europei da quella parte in questi giorni la sensazione è che si abbia a che fare con un “silenzio assordante”. Ma è pur vero che i cinesi offrono collaborazione ai statunitensi anche in campo economico a livello mondiale. La Cina vorrebbe la redistribuzione del potere in seno al FMI e alla Banca Mondiale a favore dei Brics in cambio dell’appoggio cinese alle iniziative Usa volte alla crescita mondiale, come si è ricavato dal vertice del G20 in Australia. Nessuna Cancelleria europea ha commentato gli esiti del vertice APEC, forse perché hanno capito che l’Europa, sullo scacchiere internazionale, è oramai fuori gioco e anzi, dal G20 a Brisbane è sotto accusa. Prodi per vent’anni l’ha menata che senza l’Europa l’Italia non avrebbe avuto nessuna voce nel consesso internazionale. Ma contrariamente a quanto lui pensava, è proprio l’Europa, con la sua ottusità deflazionista, a non contare più niente. Nei giorni dell’Apec la discussione verteva sull’obbligo all’Italia di diminuire di 4 decimi il deficit. Vanno avanti a tabelline, con lo 0,1% e pretendono che il resto del mondo li prenda sul serio…Il vertice APEC era rappresentato da nazioni asiatiche che, nel totale, hanno 800 milioni di persone di classe media, più del doppio di USA e UE messe assieme. Gli americani lo sanno bene, gli europei parlano di sforamenti dei deficit. I principali quotidiani italiani hanno parlato di esiti storici, quelli usciti dall’Apec, con un’Europa inesistente.

Buttiamola lì, proviamo ad azzardare un’ipotesi: e se l’arretramento dell’eurozona nel contesto internazionale volgesse a nostro favore, in caso di capacità diplomatica di costruire alleanze commerciali e finanziarie fuori dall’Europa, previa discussione di tutti i trattati europei e se possibile fuoriuscita dall’eurozona? Insomma, se l’inesistenza europea volgesse a nostro favore, sulla scia della strategia talassocratica cinese? Il giorno dopo il vertice Apec l’agenzia di informazione AGICHINA-ILSOLE24 ORE ha intervistato l’ambasciatore cinese in Italia Li Ruiyu. Ecco cosa afferma: “Durante il vertice Apec, la Cina ha deciso di istituire un Fondo della via della Seta, con un finanziamento di 40 miliardi di dollari, per promuovere lo sviluppo delle infrastrutture e della connettività nei paesi lungo la via della seta. Si tratta di un  progetto che porterà notevoli benefici anche ai rapporti tra Cina e Italia. I 14 accordi siglati nel corso dell’incontro tra il premier Li Keqiang e il presidente del Consiglio Matteo Renzi, sono il frutto dell’approfondimento dei rapporti bilaterali e commerciali tra Cina e  Italia. La base della cooperazione commerciale tra Italia e Cina è molto solida. Riteniamo che la nostra cooperazione commerciale costituisca una parte importante dei rapporti bilaterali da cui la popolazione dei nostri paesi trarrà beneficio.  Auspichiamo un ulteriore approfondimento in futuro. Tali accordi hanno mostrato anche un’espansione nei settori di cooperazione. Infatti il nostro obiettivo è che essa non sia limitata all’import  e all’export, ma che si estenda al settore finanziario. I recenti  investimenti della Banca Centrale cinese in alcune realtà strategiche italiane, è in tal senso da interpretare come un segnale estremamente positivo (….) L’economia dei nostri due paesi sono complementari.  Negli ultimi 30 anni, l’economia cinese ha continuato a crescere a un ritmo sostenuto, ma ha di fronte a sé ancora numerose sfide. In futuro verrà data molta importanza alla tutela ambientale, allo sviluppo  sostenibile, all’innovazione tecnologica e all’energia pulita. L’Italia è molto forte in questi settori e vanta imprese competitive; se le due parti possono soddisfare le reciproche esigenze, avremo un ampio margine di cooperazione. Le imprese italiane sono forti nelle tecnologie, le imprese cinesi nella produttività. Dobbiamo quindi  sfruttare i reciproci punti di forza, esplorando insieme il mercato dei paesi terzi (….) Con lo sviluppo degli ultimi anni, l’impresa cinese si è affermata nei settori delle infrastrutture, delle ferrovie e dell’alta velocità. Sono questi i settori nei quali le imprese cinesi sono disponibili a trovare forme di collaborazione con le controparti italiane. Auspichiamo che la nostra collaborazione possa crescere nel principio del mutuo vantaggio, in una situazione ‘win-win’: l’unica visione ad avere una reale prospettiva in futuro. (…)Il punto fondamentale della costruzione della Via Della Seta è la connettività. Italia e Cina in passato rappresentavano le due estremità di questo percorso, attraverso un denso scambio culturale e commerciale. La Nuova Via della Seta è da intendersi come un nuovo punto di partenza da cui iniziare a costruire rapporti di cooperazione più solidi. Come dicevo prima, i nostri due paesi sono complementari dal punto di vista economico. La Nuova Via Della Seta offrirà nuove e concrete opportunità di sviluppo per la cooperazione. Vedremo le nostre imprese crescere, diventare più forti ed entrare insieme nei mercati dei paesi terzi”. Insomma, la connettività infrastrutturale, commerciale ed economica è tra due paesi, Cina e Italia, l’Europa non è nemmeno citata…

Per “Paesi Terzi” si deve intendere l’Europa, l’Africa, il Medio Oriente e l’Asia centrale, mentre dalle parole dell’ambasciatore si ricava che gli investimenti della People’s Bank of China non sono speculativi, ma hanno un’ottica di lungo periodo, propria della connettività, tra i due estremi, della Via della Seta Marittima. Essa ha avuto una consacrazione all’Apec per il Pacifico, ma dai commenti dei quotidiani italiani del vertice di Pechino si ricava che la diplomazia dell’irradiamento cinese arriverà anche ai terminali, vale a dire Baltico e Grecia-Italia. Alcuni giornali italiani, tra cui il confindustriale SOLE24ORE, tifano apertamente per il “G2” Cina-USA e criticano ferocemente l’inconsistenza europea. Non è che qualcuno nella classe dirigente italiana incomincia a pensare ad accordi commerciali con USA e Cina? Con gli USA sono dichiarati, basti pensare all’appoggio al TTPP. Ma con la Cina? Chissà cosa sta succedendo in questi mesi nelle stanze della diplomazia e della finanza italiana, tra Roma, Milano e Torino… I loro giornali lanciano messaggi inequivocabili, soprattutto all’eurozona e ormai apertamente contro la BCE. E’ come se gli analisti volgessero lo sguardo al mondo e poi dessero un’occhiata all’Europa e all’Italia, la rabbia prende il sopravvento rispetto allo sconforto. Prendiamo due editoriali di MilanoFinanza (un giornale che è contro la svalutazione salariale..) di sabato 15 novembre, dopo l’Apec. Il primo è l’editoriale Orsi e Tori del direttore. Che dice costui? ”Nel suo Bollettino di pochi giorni fa, la Bce ha indicato che ci vorranno almeno cinque anni per arrivare ad un tasso di inflazione del 2%, il minimo perché l’economia possa ripartire, essendo l’inflazione nient’altro che un additivo alla crescita. Che cosa significa questa ammissione? Un fatto molto grave e cioè che il più clamoroso violatore dei parametri stabiliti dal Trattato di Maastricht è proprio la Bce”. Ancora, leggete che dice Salerno Aletta a proposito della dichiarazione di Draghi circa il fatto che i paesi con alto debito hanno già perso la sovranità: “affermare che la sovranità si perde quando il debito è troppo alto è un’altra forzatura: in Europa l’abbiamo persa per via delle regole assurde che ci siamo dati, unici al mondo. Chi è causa dei suoi mal pianga se stesso”. Insomma all’Apec si stabilivano processi di portata storica, in Europa si va avanti con la morte deflazionistica. Chiaro che un po’ di gente, espressione della classe dirigente italiana, si guarda intorno e, finalmente, manda a quel paese Berlino, Bruxelles e Francoforte. Anche perché da Roma continuano a giungere proclami contro l’austerità, contando che qualcuno da quelle parti cambi idea. Ma ormai sta uscendo fuori l’idea che vogliono l’Italia morta, quindi parecchi analisti non ci credono più a queste esortazioni disperate di gente aggrappata al potere. Quant’è lontana Pechino…

-Pasquale Cicalese

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