Allarme Diritti Umani a KievTribuno del Popolo
venerdì , 26 maggio 2017
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Allarme Diritti Umani a Kiev

L’Ucraina secondo i nostri media vorrebbe associarsi strettamente all’Unione Europea condividendone, così dicono, i valori democratici. Peccato che proprio da Kiev arrivino notizie non proprio incoraggianti in questo senso. Che qualcuno abbia preso un clamoroso granchio? 

Le cose in Ucraina si stanno muovendo molto ma molto velocemente. Poco prima di Natale i media hanno cominciato a “scoprire” la situazione dell’Ucraina, presentandola ovviamente a senso unico, con i manifestanti pro-Ue che sono stati identificati con ragazzi e ragazze vogliosi di democrazia e Unione Europea. Ricorderete il video commuovente diffuso sul web a febbraio, (guarda qui) dove una bella e giovane ragazza spiegava come mai i giovani ucraini “vogliono la libertà“. Inutile dire che si è trattato di una colossale macchinazione dal momento che la rivoluzione invocata ha avuto successo senza però che si possa in modo assoluto parlare di libertà e democrazia, anzi, le bande che hanno fatto collassare il governo di Yanukovich si sono rese protagoniste di pestaggi, aggressioni, omicidi e anche di massacri, vedi Odessa. Non solo, molti di loro non sono assolutamente democratici, basti pensare al Pravy Sektor, neonazista, o a Svoboda (che si rifà direttamente ai collaborazionisti del Terzo reich), di conseguenza combattono per tutto tranne che per la libertà e la tolleranza, che dovrebbero invece essere valori dell’Europa.

Da quando si è insediata la Giunta di Kiev invece si è assistito a una involuzione democratica, con molti arresti immotivati di oppositori politici che ora sono stati segnalati anche dalla stampa estera. Human Right Watch ad esempio ha segnalato come una di queste bande di estrema destra di Kiev abbia arrestato un uomo, esponendo poi le sue foto in cui veniva ritratto nudo e brutalmente percosso. Le foto sono comparse sui Social Network e anche di uno di questi partiti radicali che sostiene di voler scambiare in modo delirante quest’uomo con il presidente destituito Yanukovich. Un episodio molto grave, commesso peraltro alla luce del sole e che non ha visto alcuna reazione da parte di Kiev e del mondo civilizzato, come se fosse tutto sommato normale rapire e percuotere una persona. L’uomo in questione è Igor Kakidzyanov, reo di essere stato proclamato “ministro della Difesa” della Repubblica di Donetsk che rifiuta la Giunta di Kiev e ha occupato edifici pubblici nell’Est del Paese tutto lo scorso mese. Un personaggio dunque noto che non è stato però arrestato dalle forze dell’ordine ma da non meglio precisati militanti di estrema destra. Il 6 maggio il ministero degli Interni di Kiev aveva riportato che un gruppo di “terroristi” separatisti avrebbe attaccato un veicolo di forze speciali ucraine che proveniva da Mariupol. La polizia avrebbe ucciso uno degli assalitori e avrebbe arrestato due persone, tra cui Kakidzyanov. Il 7 maggio inoltre, un portavoce dell’Assemblea Social-Nazionale dei partiti radicali ucraini ha riferito alla stampa che stavano “personalmente interrogando“ Kakidzyanov. Porche ore dopo,  come riportato nel sito di Human Right Watch da parte di Anna Neistat, Oleg Liashko, leader del partito radicale, ha annunciato sul suo sito web che la sua squadra aveva catturato un gruppo di separatisti, compreso Kakidzyanov. Non solo, Liashko ha pubblicato diverse foto crude del malcapitato, evidentemente torturato e picchiato dai neonazisti. La domanda che la Neistat a questo punto si pone è molto semplice: come è possibile che un uomo arrestato dalla polizia sia finito nelle mani di radicali neonazisti? E soprattutto perchè le autorità ucraine sono rimaste silenti dopo aver letto il post di Liashko? E, aggiungiamo noi, come mai l’Ue tace di fronte a questo sostanziale accreditamento dei neonazisti come braccio armato di Kiev? 

E soprattutto, ci risulta che un uomo arrestato, nei paesi democratici, abbia diritto a una indagine, a un processo a e un avvocato difensore. Invece è stato consegnato tra le mani del leader di una banda estremista, vittima quindi di rapimento e percosse. La Neistat ha anche scritto di aver provato in tutti i modi a mettersi in contatto con il Consiglio di Sicurezza Nazionale di Kiev e anche con il Ministero della Giustizia chiamando dozzine di numeri, ma stranamente mai nessuno ha risposto. A quel punto ha provato disperatamente a cercare appoggio nella legge internazionale e locale, ma anche qui un silenzio assordante. Per non parlare del processo di alcuni attivisti antiMajdan cui è stato vietato l’ingresso agli osservatori Ocse. Ma evidentemente per decidere quelle che sono “democrazie”, basta molto meno, ad esempio fare gli interessi di Ue e Usa. Così si può accusare Mosca di falsare i processi contro gli oppositori di Putin, e nello stesso tempo appoggiare i neonazisti di Kiev.

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/streetwrk/12876823914/”>streetwrk.com</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.0/”>cc</a>

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